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Manifestazione #NoMuos: ma quali “scontri”? Sembrava un picnic domenicale!

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Irene Di Nora è di Caltagirone, una città vicino Niscemi, luogo in cui si costruisce il Muos, ed è attivista di una associazione antimafia. Segnala una petizione da firmare e poi scrive che i media hanno parlato della manifestazione in una maniera che non le corrisponde affatto. Così le ho chiesto di raccontare quel che ha vissuto e ha visto lei. Ecco quello che ha scritto:

Ci sono grandi giornalisti che son morti per compiere fino in fondo il dovere di un nobile mestiere. E poi, come in tutte le categorie umane, per dirla alla Sciascia, ci sono i mezz’uomini, gli ominicchi e i quaquaraquà. Se nel nostro paese si dovesse categorizzare il giornalismo, lo scrittore siciliano avrebbe avuto di che divertirsi, soprattutto se avesse avuto la possibilità di prendere in mano un giornale e leggere quel che si dice da ieri proprio sulla sua terra.

Sì, perché in Sicilia, a Niscemi, succede una cosa decisamente anomala. C’è un gruppo di mamme un po’ strane, con un’idea bizzarra: difendere la salute dei propri figli. Ci sono un paio di pacifisti ontologicamente strambi, anche loro con anomale convinzioni: volere che uno dei posti più belli del mondo non diventi campo di guerre. Ci sono dei personaggi chiamati ambientalisti, sì, proprio quelli che tutti credevano essersi estinti, che parlano addirittura di difendere una sughereta, una riserva naturale.

Questi personaggi sono tanti, si racchiudono in molte bandiere, ma qualcuno vorrebbe che qualche colore ne rimanesse fuori. Eppure queste persone proprio non mollano. E così le vedi sfilare, il 9 Agosto, a Niscemi, tutti insieme: ambientalisti, associazioni antimafia, destri, sinistri, centrali, mamme, padri, uomini, donne, anziani, ragazzini, associazioni religiose: ci sono tutti. Tutta questa varietà umana si racchiude dentro un solo grido, un imperativo del cuore e della ragione: NO MUOS. Ecco così parlare la stampa di facinorosi, teste calde, estremisti. La manifestazione NO MUOS del 9 Agosto è stata pacifica, piena di colori, partecipata. Ma la fabbrica del consenso di Chomskiana memoria ha bisogno di manipolare l’opinione pubblica indirizzando l’informazione verso i suoi fini, descrivendo la manifestazione violenta che non c’è mai stata. Così, mentre lo stesso Chomsky, insieme ad altri 20 intellettuali statunitensi, esprime contrarietà al MUOS, facciamo noi un po’ di informazione. Iniziamo da chi c’era. Cittadini di tutte le età, partiti di tutti i colori politici, sindaci col tricolore in spalla, i NO PONTE, i NO TAV, le associazioni antimafia. E sì, proprio quelle. Mentre il presidente della regione Sicilia, Rosario Crocetta, parla di mafiosi fra i dimostranti, noti appartenenti al crimine organizzato come le associazioni Addiopizzo Catana, Libera, e Associazione Rita Atria, hanno espresso la loro solidarietà e presenza. Dopo un lungo corteo i manifestanti sono arrivati ai cancelli della base USA allo scopo di forzare le recinzioni per raggiungere i 10 manifestanti saliti da giorni sulle antenne in segno di protesta.

Gli scontri con la polizia, unico argomento di telegiornali e giornali, son durati il tempo minimo per poter dire che una sorta di resistenza è stata fatta. Il militare della guardia di finanza che secondo tutti i mezzi di informazione nazionali è rimasto tragicamente ferito ha solo accusato un banalissimo dolore alla gamba a seguito di una caduta durante gli acerrimi scontri durati meno di niente. Buffo vedere come questi veementi mafiosi estremisti che portano il nome di NO MUOS abbiano rotto le recinzioni, siano entrati nella base, con a pochi metri poliziotti e carabinieri che semplicemente si godevano lo spettacolo. Nel mondo dei telegiornali italiani un terribile bengala è stato sparato dalla folla furiosa verso l’aereo della polizia, nel mondo della realtà si è trattato di un  innocuo segnale dell’ottenuta presa della base. La situazione scontri era così lontana dal vero, che dentro la base era possibile perfino vedere intere famiglie con passeggini al seguito alla luce del crepuscolo. L’atto più violento è stato rappresentato da un gruppo di ragazzini appartenenti ad una parrocchia della città di Piazza Armerina che hanno improvvisato canti e balli. Immagini da picnic domenicale, se non fosse stata per l’orrida presenza di 46, atroci, antenne, che stupravano un bellissimo sole siciliano che si assopiva sui rami degli alberi della meravigliosa sughereta di Niscemi.

Ora la domanda è: Se i giornalisti erano lì, fra i manifestanti, perché hanno utilizzato solo quei trenta secondi di tafferugli per descrivere ciò che è accaduto a Niscemi?  E perché le forze dell’ordine non hanno fatto altro che fittizia resistenza?

La risposta potrebbe forse essere che dare l’idea della violenza, dello scontro armato, risulta più comodo a chi, col potere, deve costruire consenso attraverso l’informazione.

La risposta potrebbe essere che il poliziotto di Niscemi, di Caltagiorne, di Catania, e di tutte le altre città siciliane che rischiano di morire, in cuor suo non vuole combattere questa battaglia, perché probabilmente ha la moglie e il fratello dall’altra parte della recinzione, e sa che se il MUOS verrà costruito morirà anche lui. Do due consigli ai cosiddetti “poteri forti”. Se volete che si possa dire che fra i NO MUOS vi sono violenti, infiltrate le forze dell’ordine fra i manifestanti, proprio come il vostro Cossiga vi ha insegnato e pubblicamente sollecitato a fare durante le rivolte studentesche dell’Onda. Perché fra i temibili facinorosi NO MUOS troverete quasi sempre solo persone come il pacifista Turi Vaccaro, pronto alla morte per un ideale di giustizia e verità. Se volete che le forze dell’ordine inizino a darci davvero dentro, chiamate qualche squadra dal profondo nord, e sceglieteli fra i più ignoranti, perché quando sei padre di famiglia e devi portare lo stipendio a casa, se ti dicono che tuo figlio se non per la fame morirà per il cancro, a meno che tu non sia completamente idiota, non la contrasterai mai veramente quella gente che lotta per salvaguardare la salute e il futuro di tuo figlio.

Un’ultima considerazione. In rispetto alla memoria di persone come Beppe Alfano, Pippo Fava, Anna Politkovskaya, certa gente dovrebbe smetterla di camminare col tesserino di giornalista in tasca e dovrebbe cominciare l’unica lotta a loro degna: quella della legalizzazione della prostituzione… intellettuale.

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