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#decretofemminicidi: sessismo, razzismo e carcere preventivo!

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Il Governo decide le norme sul femminicidio, inserite in un decreto legge che contiene anche disposizioni anche in materia di ordine pubblico, Protezione Civile e gestione delle Province. Intorno al 20 agosto il Dl approderà alla Camera per convertirlo in legge. Le norme di contrasto alla violenza sulle donne erano state anticipate nel corso della discussione sul decreto SvuotaCarceri. Tante polemiche e la richiesta di una più lunga discussione furono causa di un rinvio ad altra occasione. C’era in quel momento ancora una Ministra per le Pari Opportunità che aveva intrapreso un dialogo con donne e associazioni che da tempo si occupano di violenza sulle donne e in primo luogo si parlava di norme preventive, la realizzazione di un Osservatorio che fosse utile a fornire dati sui quali poi elaborare un piano preventivo e di contrasto. La taskforce che vedeva insieme ministro dell’interno, di giustizia, pari opportunità e lavoro fu arricchita di una consulente per la violenza di genere che il Ministro Alfano individuò in Isabella Rauti. L’idea di Alfano/Rauti/Cancellieri era comunque quella concretizzata nell’attuale Decreto Legge in cui non sono dedicati passaggi che parlano di un Osservatorio, di prevenzione, sostegno alle reti territoriali, educazione.

Non abbiamo avuto modo, ancora, di leggere il testo completo del Decreto salvo anticipazioni delle testate giornalistiche e sintesi nel comunicato della Presidenza del Consiglio, quasi vi fosse il timore di consegnare il testo giusto alle parti in causa interessate alla questione, ai cittadini e alle cittadine, e dunque generare un contraddittorio.

Il Comunicato di Governo apre parlando di contrasto a “fenomeni delinquenziali” e di “un “pacchetto” di misure urgenti che mirano ad affrontare, da diverse angolature, una serie di problematiche riguardanti la pubblica sicurezza in una chiave di difesa dei soggetti più deboli ed esposti.

13 articoli che parlano anche di Violenza di Genere, stabilendo che si tratti di violenza esercitata solo da uomini contro le donne. Altre violenze che si riferiscono ai ruoli di genere, come quelle contro gay, lesbiche, trans, non sono mai citate. I temi toccati sono i maltrattamenti in famiglia, la violenza sessuale e lo stalking rispetto ai quali si parla di inasprimento di pene se i maltrattamenti sono perpetrati in presenza di minori, se la violenza sessuale è contro una donna incinta, se la violenza è perpetrata contro la coniuge, divorziata, separata, convivente.

Pur non approvando affatto l’idea di aggravanti di qualunque tipo c’è da chiedersi perché mai si ritenga che meriti una pena più grave la violenza di un uomo su una donna incinta o su una che è o è stata moglie e partner. Nel primo caso la norma sembrerebbe ispirarsi a posizioni antiabortiste che immaginano sia necessaria la tutela dell’embrione o del feto anche in termini simbolici. Si dichiara l’inviolabilità della donna gravida, colei la quale va tutelata perché genera la vita, dunque legando il suo valore simbolico e concreto alla maternità senza la quale questa donna non è niente, non può esserle riconosciuto alcuno status sociale. Nel secondo caso si stabilisce per legge che la donna maritata, moglie, ex moglie, comunque sia è parte debole della separazione e che è intoccabile in quanto ex coniuge e non in quanto donna e persona. Anche in questo caso si tutela il ruolo di cura indubbiamente assegnato a queste donne che sono elette a martiri in quanto mogli e madri.

Il messaggio è perfettamente chiaro. Se sei una donna che non è o non è stata moglie e non è madre, donna riproduttiva e incinta, lo Stato reputa minore la violenza che subisci e dunque sarà considerata meno grave la violenza contro donne che madri o mogli non sono mai state, contro prostitute, migranti, trans, contro qualunque persona non si riconosca in questo quadro d’insieme dei soggetti meritevoli di tutela.

Circa lo stalking si parla di aggravanti anche per il coniuge, il che si intende, credo, la persona che ancora vive con te. Come si dimostra lo stalking di qualcun@ che vive sotto il tuo stesso tetto non riesco proprio ad immaginarlo e sarei curiosa di capire qual è la loro idea al riguardo. Si parla di aggravanti per lo stalking realizzato su internet e dunque si prevede una attenzione maggiore a quello che succede virtualmente con particolare riferimento, se ho capito bene da ciò che scrivono i media, al cyberbullismo, all’hate speech, che erano temi tanto cari alla Presidente della Camera Boldrini. Questo si tradurrà in maggiore controllo e repressione del dissenso e della critica sul web, senza alcun dubbio.

E ancora, per quanto riguarda lo stalking, si parla di irrevocabilità della querela e di arresto obbligatorio. Lo Stato interviene in senso autoritario nelle stesse decisioni delle persone vittime di violenza e infine si decide di risolvere con il carcere un problema che andrebbe risolto altrimenti. I termini di custodia non sono di certo infiniti, il rischio che finisca in carcere una persona innocente sono alti e uno che stalker lo è per davvero non si fa di certo fermare dal carcere. Anzi. Una volta fuori sarà più arrabbiato di prima e riterrà di aver subito una grandissima ingiustizia. Le conseguenze di questi due passaggi sono prevedibili: le donne non presenteranno denuncia per non incorrere nell’irrevocabilità. Gli stalkers cui non è stata dedicata attenzione seria, preventiva, lasciati lì a subire repressione, non guariranno e faranno ancora più danni.

Sui maltrattamenti in famiglia il Governo scrive che sarà consentita la segnalazione anonima da parte di chi volesse denunciare un familiare o un vicino di casa per sospetti abusi. L’idea che non ci sia una assunzione di responsabilità pubblica da parte di chi segnala un abuso è un arretramento che ci riporta ad altri tempi in cui la delazione era utile a incriminare persone scomode per l’appartenenza alla sua etnia o ad una pratica religiosa. Si tratterà di vite segnate, comunque rovinate da una accusa e dal sospetto che penderà sulla loro testa e rovinerà relazioni, famiglie, incrinerà la fiducia nei confronti di membri delle comunità. Pensate a questo strumento nelle mani di chi ha intenzione di fare male a qualcuno per motivi di vendetta, per rancore, per pregiudizio. Ci trasformeremo in voyeur in cui la responsabilità collettiva, quell’auspicato incontro tra soggetti che si affidano l’un l’altr@ per vivere meglio, diventerà invece lo strumento attraverso il quale in ogni condominio, appartamento, quartiere ciascun@ deciderà di portare avanti la propria ronda e pulizia etnica e sociale privata. Pensate a questo strumento, per esempio, nelle mani di razzisti che vogliono cacciare via dal proprio palazzo una famiglia di immigrati, dove decapitando il padre hai tolto il pane di bocca a chi dipende economicamente da lui.

Si parla di arresto in flagranza di reato e anche su questo ci sono grossi problemi. Come decidi un arresto in flagranza di reato per stalking? Arresti un uomo mentre manda un sms dal cellulare? E se tanti poteri vengono dati alla polizia, senza una verifica da parte del magistrato che valuti le prove e stabilisca se quella persona è da arrestare o meno, non si torna forse allo Stato di Polizia con poteri ai questori come ai tempi del fascismo?

Poi si parla di allontanamento dalla casa familiare per la persona maltrattante. In caso di violenza e minaccia grave e di serio pericolo di reiterazione il Pm, informato dalla polizia, chiede al giudice un provvedimento di allontanamento che vieta alla persona in questione di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla presunta vittima.

Questo tipo di provvedimento arriva dritto dagli Stati Uniti e si basa solo sull’accusa. Non c’è presunzione di innocenza ma presunzione di colpevolezza. Se lei denuncia e dice di essere in pericolo tutto si basa sulla percezione di polizia e Pm e in due minuti sei fuori casa e lontanissim@ dai tuoi affetti. L’ordine restrittivo, così come lo chiamano gli americani, è in realtà un innesco che favorisce denunce per stalking o altro genere di violenze conseguenti, perché qualunque violazione all’ordine diventa di per se’ un reato, ché non c’è modo di difenderti prima di un processo che ha da venire e nel frattempo resti con un marchio addosso che stabilisce che quell@ pericolos@ sei tu.

Negli Stati Uniti si calcola che gli ordini restrittivi usati per liberarsi di coniugi indesiderati, prendersi casa, aziende, figli, siano una discreta quantità. Per arrivare a sciogliere il dubbio che la persona accusata sia colpevole o innocente serve tanto tempo e soldi per le spese legali e nel frattempo queste persone devono comunque pensare alle spese familiari dovute e a risolvere anche la propria sopravvivenza. Tutto ciò calato nel sistema giuridico italiano implica una implosione del sistema e sarà solo causa di ulteriori tensioni e violenze.

Si parla di gratuito patrocinio per le persone vittime di maltrattamenti familiari e stalking anche se hanno un reddito superiore a quello fissato per legge (10.000 euro) e si prevede il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari alle persone migranti vittime di violenza. Si intende in questo modo confermato l’impianto legislativo che lascia sovraesposte tante donne clandestine, ricattabili e sfruttate, alla violenza e concepire una corsia preferenziale, di chiara impostazione neocoloniale, di accoglienza nei confronti delle migranti che denunceranno il marito che “non vuole farmi vestire all’occidentale“.

Infine si accenna ad un piano di protezione delle vittime di violenza sessuale e di genere, di prevenzione e potenziamento dei servizi esistenti. Pare però che a questo non siano dedicati fondi di nessun tipo e dunque non si capisce di cosa parlino a conferma del fatto che la questione della violenza sulle donne si affronta in termini repressivi e con norme liberticide e illiberali che l’Unione delle Camere Penali e altri giudicano in maniera più che negativa.

La seconda parte del decreto parla di ordine pubblico e questioni di sicurezza, polizie, faccende militari. Si provvede al recupero di risorse economiche per questi settori, si parla di arresto di violenti in occasione delle partite di calcio, di pene più gravi contro chi rapina anziani in casa, in villa. Pene più severe per chi ruberebbe rame (sarebbe riferito ai rom?) e si scrive che la circostanza aggravante prevederebbe pene da 3 a 10 anni di reclusione. Fino a dieci anni per furto di rame, con arresto immediato in flagranza di reato, rendetevi conto.

Si parla poi di frode informatica e furto di identità digitale e c’è un paragrafo che parla di messa in sicurezza dei cantieri Tav della Val Susa (tratta Torino-Lione) che si traduce in una maggiore militarizzazione ed espropriazione di quel territorio. In più sono previste punizioni più severe per chi osa varcare i confini dell’area in cui è realizzato il cantiere. Si parla anche di “nuove norme anche per quanto riguarda una maggiore flessibilità dell’impiego del contingente di 1.250 appartenenti alle Forze armate nel controllo del territorio stabilendo che questo possa essere impiegato anche per compiti diversi dai servizi di perlustrazione e pattugliamento.“, leggasi tutela dell’ordine pubblico con possibilità di destinazione, già tra l’altro richiesta, in Val Susa.

I capitoli successivi, il terzo e il quarto, parlano di protezione civile e gestione commissariale delle Province.

Ecco. Questo è il quadro secondo le notizie che si riesce a reperire sulla base di un testo non ancora diffuso e quanto viene descritto è un pessimo piano d’emergenza che non risolve la violenza, semmai la alimenta, che non si pone in nessun modo il problema di realizzare strutture, servizi, di sostegno alle persone accusate di fare violenza e che non parla di prevenzione in alcun modo. Anzi: l’unica prevenzione immaginata è il carcere.

La questione della violenza viene trattata come espediente e pretesto per legittimare securitarismi e repressione e tutto ciò dovrebbe essere in nome delle donne?

Not in my name!

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2 pensieri riguardo “#decretofemminicidi: sessismo, razzismo e carcere preventivo!”

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