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Il decreto (“sicurezza”) repressivo su femminicidi e #NoTav

repressione

Update: mentre scrivevo pubblicavano notizia della approvazione del decreto legge.

Posso dire “io l’avevo detto”?

Sintesi di un pezzo su La Stampa: il governo risponde al tam tam allarmistico sulla violenza sulle donne con norme che non rispettano le donne. Le sovradeterminano. Introdurrebbero pene, sanzioni, in assenza di querela di parte su segnalazione di familiari e vicini. Si dà vita all’istituto della delazione e al perseguimento, sulla base di una accusa neppure confermata dalla presunta vittima, di un reato ai danni di qualcun@. E se la presunta vittima dirà di non essere vittima nessuno terrà conto della sua opinione perché infine una donna vittimizzata è solo una creatura inferiore, una bambina idiota, non in  grado di intendere e volere, patologizzabile, che non potrà esprimere un parere sul suo destino neppure se si mette a testa in giù.

Se passa una norma del genere tutte dovremo abituarci a urlare un po’ meno, orgasmi inclusi, perché i vicini delatori non mancano mai e se gli stai sulle scatole, per liberarsi di te, farebbero qualunque cosa. Immagino la viva soddisfazione di quelle che hanno molto battuto ultimamente su questo tasto e che hanno ottenuto infine l’obiettivo di privare le donne dell’esercizio di forza e potenza mentre tentano di salvare se stesse.

Legittimati i tutori, a tutti gli effetti, al punto che sulla pelle delle donne che subiscono violenza si fa passare perfino un passaggio del decreto sicurezza, affettuosamente chiamato #NoTav, in cui i tutori dell’ordine, quelli che salverebbero le donne anche da se stesse, potranno ricevere più fondi, soldi, armi, poteri di militarizzazione ed esproprio di territori in Val Susa, per dare addosso al Movimento No Tav.

Ricatto implicito, immagino sia, quello che se non voti ‘sto po’ po’ di prodotto autoritario poi saresti responsabile della salute psicofisica delle donne vittime di violenza. Con buona pace di Marta e delle donne #NoTav che invece la violenza la subiscono giusto da chi dovrebbe, teoricamente, tutelarle.

Ho scritto tante volte che l’antiviolenza autoritaria legittima i tutori e la repressione e che chiunque si illuda che tanti sforzi di piazza, mediatici, contro la violenza sulle donne producano risultati differenti che puntino sulla prevenzione, sbaglia di grosso.

La violenza sulle donne é innanzitutto offesa/mortificazione/negazione di soggettività e autodeterminazione. La repressione che agisce contro i/le #NoTav è, appunto, anche quella offesa/mortificazione/negazione di soggettività e autodeterminazione. Come può uno Stato che offende l’autodeterminazione delle donne #NoTav in piazza poi difenderle quando si parla di violenza privata?

E devo dire che questo decreto approvato dal governo nel complesso ha una sua coerenza. Si ritiene che un tutore abbia il diritto di sostituirsi alle decisioni, alle scelte, delle donne qualunque sia il metodo di lotta, in piazza e in casa, che intendano scegliere. Ti impongono la presenza di un tutore anche se non la vuoi, sempre e comunque e con relativa patologizzazione e repressione di quelle che non sono d’accordo. Perché sei una proprietà. Sei solo un oggetto di Stato.

Dunque fatemi capire: quali sono ora le donne in nome delle quali si approverà questo obbrobrio? Chi sposerà la linea repressiva a tutto tondo che mette assieme femminicidi e #Notav?

Sicuramente non in mio nome. E, con rabbia, devo ripeterlo: io ve lo avevo detto! (Maledizione!!!!)

legittimarepressione

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2 pensieri riguardo “Il decreto (“sicurezza”) repressivo su femminicidi e #NoTav”

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