Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Precarietà, R-Esistenze

Quando ai femminismi si impone di “non disturbare”!

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A questo proposito mi chiedevo quali fossero i temi dei quali le donne possono occuparsi senza rischiare di subire repressione e violenza di genere (i vari “puttana” e le palpatine dei tutori nelle Bolzaneto di tutto il mondo nei confronti delle militanti).

Di quali temi, noi femmine, possiamo occuparci se non ci si può occupare di terra, libertà, democrazia, diritti? Qual è la militanza femminista che non disturba e non esige una punizione da parte di tutori e paternalisti che ti rimandano a casa a farti le cose tue?

Ho già scritto che ritengo il ruolo di certi movimenti femminili devastante per le donne di questo tempo e luogo perché quel che fa è fornire anestetici sociali a precarie e donne la cui lotta diversamente potrebbe essere indirizzata altrove.

Sono i movimenti femminili che infatti non solo non disturbano per niente ma vengono plauditi in senso bipartisan, tutori inclusi, per la indole censoria, moralista e autoritaria che tutto sommato svelano.

Le donne che vengono ricacciate a casa sono quelle che scendono in piazza e non accettano di incastrarsi in un ordine precostituito di pseudo/femminismi ordinati che indicano obiettivi che legittimano tutori. Grazie ai tutori e a patriarcati vari di liberarci dal male, salvare la nostra vista da culi troppo in mostra, offrirci uno status sociale, eleggendoci a madonne, quando pentite e redente, nel caso in cui le nostre scelte di libertà ci fanno guadagnare solo mazzate in casa, dichiariamo comunque sottomissione al patriarca in divisa di passaggio.

Madri, mogli, consumatrici, femminilmente vittime, e grintosissime mentre ingaggiamo intrepide la nostra guerra contro un obiettivo comune che nell’ordine può essere: chiedere le quote rosa, chiedere la rimozione di un manifesto sessista, chiedere la chiusura di una trasmissione televisiva con troppi culi in vista, chiedere interventi repressivi di vario genere in rapporto alla violenza sulle donne. Educazione, cultura, prevenzione, non sono cose contemplate. Anzi, giusto perché il coraggio a certune proprio non manca, sono lì a restituire dignità ai gironi danteschi aggiungendo anche quelli contro chi fa femminismo postporno, quelle che sostengono la regolarizzazione della prostituzione, quelle antiautoritarie che non amano le galere, quelle che insistono dicendo che i ruoli di cura vanno divisi tra generi e persone invece che essere affibbiati solo alle donne/madri. Oggi tocca a me, domani tocca a te, e dopodomani la scure moralista chissà su chi si abbatterà.

Insomma abbiamo finito per ritenere eroiche delle forme più o meno esplicite di collaborazionismo,  legittimando varie forme di repressione, con i tutori e le polizie, che poi sono le stesse che mortificano la nostra autodeterminazione se scendiamo in piazza a chiedere casa, lavoro, scuola e sanità pubblica.

Ricordo che il femminismo nella storia ha fatto grandi cose: donne in galera per ottenere il diritto di voto, per quanto io concordi con la Goldman che quel diritto poi sia stato reso funzionale ad altro. Donne in galera per ottenere il diritto all’aborto e ad una sessualità consapevole. Donne in galera per ottenere il diritto ad amare qualunque persona di qualunque sesso sganciandosi da mentalità patriarcale e matrimoni combinati. Galera per qualunque cosa, inclusa quella nella quale ci ricacciavano quando provavamo ad opporci alle legnate in casa. Galera per questioni d’onore. Galera o morte.

Era un femminismo che disturbava. Disturbava varie forme di potere. Disturbava in senso culturale, segnava un passaggio epocale, spingeva inesorabilmente verso il progresso.

Ma oggi, ditemi, cosa fa esattamente il femminismo per disturbare il potere? E’ disturbante per chi? E’ disturbante quanto? E disturbante quando?

Nella costante richiesta di tutela? Nel proporre con agio la sottomissione al potere che ci salverà? Nel consegnarci mani, piedi, cuore e testa allo Stato come oggetti dei quali si può fare scempio? Nel darci la zappa sui piedi in una costante moralizzazione di gesti, azioni, pensieri?

Se non sei un pochino strega, se non disturbi nessun@ hai perso la tua carica rivoluzionaria. Se sei funzionale al potere non sei un movimento rivoluzionario.

Io, femminista, voglio essere elemento di disturbo perché i posizionamenti comodi non mi sono mai piaciuti. D’altronde la vita non me ne ha mai forniti.

Buona lotta a tutti/e!

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