Antiautoritarismo, Comunicazione, R-Esistenze

Semantica di regime: il decreto del fare (schifo?) e il bon ton web

Se sei parte oppositiva allora quando presenti emendamenti e discussioni ai decreti stai mettendo in atto pratiche democratiche.

Se sei al governo e chi è all’opposizione fa la stessa cosa, ovvero fa quello per cui è pagat@, allora si chiama “ostruzionismo del m5s”. Anzi, oramai anche se si oppongono quelli di SeL sui media è sempre “ostruzionismo del M5S” perché mediaticamente funziona meglio dato che ormai la campagna denigratoria di cui gli m5s sono stati fatti oggetto ha raggiunto più o meno lo scopo.

Dunque sono cattivi, cafoni, incompetenti, fascisti, stronzi, spreconi, ignoranti, insultanti, etc etc etc etc, e fanno ostruzionismo al “decreto del fare“. E quando si dice “decreto del fare” non si spiega mica se al suo interno c’è un po’ di cacchetta buona per chiunque, soldi distribuiti a garanzie di gente già privilegiata, norme che non servono a nessuno. No. Basta dire “decreto del fare” e in una logica santanchiana basterebbe questo a dover sciogliere ogni dubbio. Ché non ti venga in mente che si possa anche trattare di un “decreto del fare (schifo)” perché il verbo fare è stato promosso fino all’estremo della sua positività, il cui contrario non è il non-fare ma è “ostruzionismo dell’m5s”.

Sempre perché questo governo ha voglia di “fare”: tra le cose che mette in campo, a parte la blindatura con fiducia dei decreti, che se l’avesse fatta berlusconi quando il pd era all’opposizione apriti cielo, c’è quella di dare una regolata al web in cui gira impunita troppa opposizione incontrollabile.

Minacce di galera (ma se lo sono letto il decreto svuota carceri? l’hanno capito che di reati ce n’è fin troppi e che la galera non è mai una soluzione?)  incombono su testate online e soprattutto blog (ci scommetto!) e poi una serie di informazioni fasulle che fanno il paio con gli appelli all’emergenza alla sconfitta dell’insultatore cronico sul web.

Che io sappia la diffamazione e l’ingiuria è già un reato anche se viene commesso sul web. Non mi risulta affatto che l’insulto valga meno o che la diffamazione non trovi appiglio in una legge che consente si eserciti nell’impunità. Quindi di che stanno parlando?

Vogliono obbligo di rettifica? Esiste già.

Vogliono poter denunciare chi dice che la loro politica fa schifo? Ecco: questo non lo possono fare perché esiste il diritto di opinione garantito dalla Costituzione. Quel diritto di opinione che è opinione per davvero e non è insulto al gay, alla lesbica e alla trans mascherato da “opinione”.

Vogliono poter denunciare il quindicenne che insulta sul web? Possono fare stragi, se ne hanno voglia. Su facebook l’insulto è una costante e non faccio altro che dire che è segno di inciviltà e di totale assenza di argomenti. I social servono spesso per sfogare i due minuti d’odio contro chiunque e spesso a sfogarlo è proprio chi pensa di stare dalla parte della ragione. Ha mai visto la Boldrini la sequela di insulti a mo’ di gogna mediatica che partono contro qualcuno che per caso viene accusat@ (accusat@ e non condannat@) di reati che suscitano quel minimo di isteria collettiva, voglia di linciaggio, caccia alle streghe della quale faremmo tutti/e volentieri a meno? Ma le leggi per tutelarsi esistono. Non esiste una legge a tutela del raziocinio e del buon gusto ma a ciascun@ il suo, sennò di dittatura si tratterebbe e non di democrazia. Il web è già più che monitorato e grazie ai tanti appelli all’emergenza volti a cercare soluzioni autoritarie lo è anche di più.

Si scambia il mezzo con chi lo usa e non si capisce, ancora, che il problema semmai è culturale e di analfabetismo digitale. Se quando chiacchieri su facebook pensi di poter dire stronzo ad un ministro come fossi a casa tua il tema è che bisogna spiegare che quello è un mezzo di comunicazione e che non si può fare. Non si può insultare, diffamare, calunniare in nessun caso, a prescindere dalla persona di cui parli.

Però dato che questa estate non c’è nulla di cui discutere dobbiamo assistere a scene pietose di gente che si accapiglia su leggi che non cambiano la vita del povero disgraziato che si dà fuoco in piazza o del migrante che pur di arrivare a nuoto in Italia muore annegato. Invece che tentare di migliorare la sorte degli esseri umani bisogna cercare il modo di terrorizzarli di modo che parlino sempre meno e sempre in una maniera più “rispettosa delle istituzioni del paese” perché oramai pure chi non siede in parlamento deve rispettare il regolamento di camera e senato.

Se l’opposizione parlamentare viene definita ostruzionismo, se l’opinione della gente si intimidisce con galera e multe, se l’esercizio della democrazia infastidisce al punto tale da esigere una costante criminalizzazione, una infinita serie di manganellate istituzionali e mediatiche, allora si può dire che qui di “decreto del fare” ce n’è solo uno ed è il decreto del fare schifo.

Vogliamo scommettere che presto o tardi proporranno un reato apposta anche per istituzionalizzare (a parte il dissenso), moralizzare, educare, i contenuti del web? E non parlo di chi insulta, diffama e calunnia che, per quel che mi riguarda, può andarsene a quel paese. Parlo proprio di chi usa un linguaggio ritenuto non “consono” da papi e papesse del bon ton linguistico fuori e dentro le istituzioni.

Mi raccomando, bimbi, non vi opponete troppo e soprattutto pensate Piddino, vivete Piddino, parlate Piddino, fate Piddiellino, concludete Piddiellino. Perché in fondo cosa si vuole che diventino tutti gli italiani e le italiane? Comincia con P e finisce con “ino”. Il resto aggiungetelo voi.

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