Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

La ronda moralista ha censurato anche i Bronzi di Riace!

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A Fermo, nelle Marche, le copie dei bronzi sono state rimosse per questione di decoro e di rispetto. Dice che a Piazza del Popolo non possono stare. E vorrei tanto sapere che penserebbe Leonardo da Vinci, Michelangelo, Botticelli, o qualunque altro artista, di questi pruriti di censura che sembrano venire dritti dritti da epoche passate. Vorrei sapere che ne pensano a Firenze dato che Piazza della Signoria è strapiena di statue con le pinnuzze per aria.

Giusto qualche giorno fa chiedevo sulla pagina fb a proposito di questo video che ha causato tantissime polemiche perché giudicato “troppo hot” se con la scusa della difesa delle donne non sia stata aperta (e io ne sono certa) la porta a sessuofobi/e e bacchettoni/e senza pari. Perché “troppo nudo” o “troppo hot” non è affatto una critica di genere. Piuttosto è un appello alla censura di tipo moralista e se non sapete qual è la differenza tra una critica antisessista di genere e una critica moralista significa che abbiamo passato il segno e pure di parecchio nell’utilizzo della difesa per la dignità delle donne come straordinario passepartout per censure di ogni tipo.

Se pensate che questo genere di lamentele di solito arrivano da fantomatici movimenti delle donne simil Snoq, le quali riuniscono donne di destra e sinistra destra, le stesse che sono felici se si censura una pubblicità con un vibratore troppo in vista o che fanno le ronde antisessiste, di quell’antisessismo sessista (e fascista), per fare cazziatoni alle stesse femministe che osano usare il corpo come spazio politico nelle varie Slut Walk, di quelle che sembrano del Movimento per la Vita, tanto è il loro livello di integralismo nell’imporre una morale unica, spesso detestabile, che dovrebbe essere precisamente adeguata a tutte le donne, le stesse che fanno la crociata abolizionista o proibizionista contro la richiesta di regolarizzazione delle sex workers, le stesse, dunque, che hanno un problema con tutte le donne che per mestiere mostrano il corpo.

Così è il dibattito portato avanti da costoro, con disonestà intellettuali, ricattini e trappole retoriche identiche a quelle delle pro-life, senza alcun rispetto per l’autodeterminazione delle donne. Di quando il “bene delle donne” diventa la radice quasi mistica di un oggetto deificato, la donna sacralizzata da difendere per saziare paternalismi e movimentiste pro-life. Di quando è quella parte reazionaria ad appropriarsi di un linguaggio femminista per farlo diventare la ragione stessa per cui le donne vengono ridotte a oggetti di tutela e oggetti di Stato. Di quando il femminismo diventa un pretesto, anzi, una religione. Di quando andare a vedere un convegno femminista è come andare a messa e a parlare vedi le madonne con l’aureola a prendersi gli applausi.

Pensate che ci sono quelle del Pd, già dentro un partito che produce e invoca ordinanze cittadine per il decoro, che marginalizzano le prostitute in periferia così da renderle più vulnerabili a violenze, le quali hanno presentato un ddl per censurare immagini – chissà secondo quale criterio – ed è così che in varie città si proclamano regolamenti dei comuni in cui ci si oppone alle pubblicità sessiste dove si intenderebbe di voler rimuovere tutto quello che è indecente, più o meno. Ma il punto è: cos’è indecente? Per chi? Secondo quale criterio e morale? Dipende da chi è in carica al momento? Chi userà questi regolamenti, chi userà questi nuovi strumenti messi in mano a piccoli o grandi tribunali dell’inquisizione? Ma è davvero questo che vogliamo? Io no. Senza dubbio.

E poi ci lamentiamo di quelli che dicono che è indecente per una ragazzina indossare degli shorts?

Chiariamoci le idee in casa nostra e tra di noi, prima, senza rimuovere i conflitti che evidentemente sono tanti. E poi, davvero, solo poi, potremo fare una critica antisessista avendo la consapevolezza che è davvero tale. Perché al momento il punto è che se una cosa del genere la dice un uomo è un maschilista e se la dice una donna, invece, sarebbe una che vuole difendere la dignità delle donne. Decidetevi, care. O sono un po’ fascisti tutti o non lo è nessuno. Indovinate qual è l’ipotesi per la quale propendo io?

Ps: e comunque io i Bronzi li ho visti, quelli veri, quando ero alle scuole superiori e indovinate un po’? Non ho mai urlato di essere salvata da loro!

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7 pensieri su “La ronda moralista ha censurato anche i Bronzi di Riace!”

  1. Ecco, mi pareva strano! Non sarà che il divieto di assistere e partecipare ai giochi olimpici per le donne era una richiesta delle beghine ateniesi e argive?

    Le Spartiate essendo infatti ritenute di costumi un po’ troppo “liberal”…

  2. qualche precisazione, la scrivente è della zona…Diciamo che si è trattato di una “goliardata” per attrarre consumatori. Il commercio in provincia ( e non solo) è in seria difficoltà e qualcuno si è inventato questo espediente divertente/provocatorio. Il tutto comunque rientra nella polemica che gli operatori commerciali hanno attivato , da tempo, nei confronti dell’amministrazione comunale poco sollecita nell’accogliere le comprensibili istanze/soluzioni degli operatori in difficoltà, al contrario ferrea nell’imporre decisioni che vengono percepite come vessatorie e dannose per i comparti del commercio. La decisione di far “sloggiare”( è intervenuta la sovrintendenza delle marche) le due statue dalla piazza del popolo -in stile rinascimemtale- è giustamente motivata dalla necessità di preservare lo skiline della piazza. Nulla a che fare dunque con le pubenda o meglio con la necessità di coprirle per salvaguardare il “pudore”. I menù affissi per coprirle (le nudità) si inseriscono nella polemica che per alcuni ha necessità di tradursi in folklore.

    1. ma se si parla di provvedimento per motivi di decoro e rispetto? decoro e rispetto di che? dello skiline della piazza? e cos’è lo skiline della piazza? 🙂
      ti giuro che non capisco. se mettevano un pupazzo di topolino l’avrebbero fatto togliere uguale?

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