Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

#SexWorking e paternalismi: disconoscere i soggetti per ridurli ad oggetti!

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Oggetti di Stato, per l’appunto.

Disconoscere i soggetti e poi pretendere di parlarne. Questo è paternalismo. Disconoscere i gruppi in difesa delle sex workers come soggetto politico, delegittimarle, perfino, brandendo vittime di tratta che di certo stanno a cuore anche a loro, mistificando il fatto che potrebbero perfino essere in opposizione (e così non è) e ridurre queste donne ad oggetto di intenzioni salvifiche e tutoriali. Strumentalizzare di quei soggetti giusto le parole che possono orientare il ragionamento in senso abolizionista e proibizionista e poi ignorare le loro richieste di regolarizzazione. Dimenticarsi invece di quelle che vengono stuprate e ricattate dai tutori e poi di Jasmine, Adriana, molte altre, morte giusto perché costrette entro gabbie morali che le rendevano perseguitate dallo Stato e marginalizzate dai tutori. Dimenticarsi di quelle sex workers giusto quando c’è da ragionare di violenza che è quella dalla quale si dice di volerle salvare. Parlare del bene delle donne ed escludere dal discorso politico le donne che vogliono autodefinire la propria idea di “bene”. Di quando il “bene delle donne” deve coincidere con quello di un tutore. “So io cosa è bene per te“… diceva il padre padrone mentre picchiava la sua figlia per ricondurla a più miti consigli.

So io cosa è bene per te“… diceva il marito/patriarca mentre insegnava la morale alla sua donna, quando le insegnava che i pompini li fanno soltanto le puttane o che comunque un pompino è per sempre e se lo fai bisogna tu lo faccia in direzione di un preteso, ipocrita e snob approccio maschile che ti dice “se proprio vuoi farlo… sennò, dai, non è che voglio schiavizzare la sessualità femminile“.

Mai gli venisse in mente ad un uomo di questo tipo, con tutto il rispetto parlando, che un pompino non è stupro e soprattutto non è per sempre, che può anche essere eccitante farlo, giacché è cosa reciproca e che la sessualità intesa come bisogno non è mai stato detto che sia solo maschile (devo davvero ricordare ancora come sono nati i vibratori?). Appartiene a tutti e a tutte e c’è chi può e chi non può accedere a partner in cui la moneta non sia un problema.

Ora voglio raccontare di un inganno e di come ho visto, negli anni, donne con lavori stabili accasare uomini giovani, carini, oggetti sessuali ma vissuti in una maniera un po’ più soft perché società vuole che noi donne i sex workers li pigliamo solo sulla base di convenzioni sociali e dunque immaginiamo perfino forme di regolarizzazione, l’amore, la stabilità…

Legami di mutuo soccorso, quelli tra uomini precari e donne che lavoro e casa ce l’hanno, e se si andasse a guardare quanto mercato c’è in questo senso e quanti sono quelli non autonomi che di fatto se hai 40 anni e ci vai a letto poi pretendono di sposarti per avere almeno un tetto sulla testa direi che l’opinione in questo senso sarebbe un po’ più laica.

Società vuole che la relazione in compravendita di servizi sessuali quando i servizi sono offerti da un uomo sia più ambigua, più complessa, e ciò è causa del fatto che una donna per mentalità non è certo aiutata ad andare in giro per beccare qualcuno che la soddisfi. E poi c’è il fatto che un uomo è sempre fisicamente un po’ più forte e c’è il timore che ti possa fare male e in questo spauracchio alla fine quelli coraggiosi che vanno a cercare sesso a pagamento sono certo di più gli uomini invece che le donne. Le donne li approcciano altrove, intrappolate nelle ipocrisie, ovunque sia lecito un incontro, con carico di disillusione successiva nel caso in cui il giorno dopo lui non ti telefona o lei ti ignora.

Quando però le donne si sentono al sicuro, capito che possono dominare la situazione, vedi audaci giovanotti che sono campioni di cunnilingus che restano accanto a donne con le quali non hanno nulla in comune. Oppure non sono neppure così audaci ma fanno bene alla vista o all’anima, sono uomini da compagnia, e quelli che non trovano di che accasarsi tornano invece dalla mamma e si deprimono.

Ci sono i casi in cui ‘ste donne intrappolate nelle convenzioni sociali si illudono di essere perfino amate per quel che sono, che poi è quello che succede ad alcuni clienti delle sex worker che infine, capito che così non è, finiscono per ammazzarle. E non sto dicendo nulla di nuovo. Parlo solo il linguaggio esplicito che usiamo tra di noi, donne, quando non siamo in presenza di cavalieri dall’animo gentile che sentono ferita la propria sensibilità se parliamo di piacevoli scopate invece che di sesso per ammmore.

Infine c’è la parola autodeterminazione: che me la debba insegnare un uomo che se non gliela declino come vuole lui mi fa un mega cazziatone via blog mi fa un po’ ridere. Davvero. Lo dico con tutta l’ironia, il divertimento, la palermitaneità e perfino la comprensione per questa crisi di identità maschile che tenta una fuga e una risposta riproponendo a me un modello patriarcale, dove lui mi vuol proteggere e se non mi faccio tutelare mi dice che sono un po’ maschilista, un po’ brutta e cattiva, un po’ perfino antifemminista.

L’autodeterminazione è propria di chi si autodetermina. Innanzitutto vanno garantiti i diritti civili di chiunque, qualunque sia la sua scelta e a prescindere dal fatto che ti piaccia o meno. E se non ti piace quel che vedi metti in circolo opportunità che consentano ulteriori prospettive a chiunque sia obbligat@ a fare scelte che definiscono una società che non ti piace. Ma i divieti, le norme morali e legislative, le crociate, le trappole discorsive e intellettualmente un po’ disoneste, direi che non ci servono. Non servono affatto. Perché infliggere una morale è cosa propria di autoritarismi, religioni, ove chi dissente viene disconosciut@, mess@ a margine, rinchius@, incarcerat@, privat@ di diritti.

Un prete detta il verbo dal pulpito. Pur di “salvarle” (da se’ stesse e dal peccato) tenta il recupero e la redenzione della puttana per poi farle fare la badante (con servizi sessuali sottaciuti e annessi all inclusive). Una persona laica e libertaria si mette in relazione e riconosce l’autodeterminazione altrui; riconosce e accetta la soluzione che ciascun@ vuole adoperare per la propria vita. Anche se non ti piace e non ti corrisponde. Anche se.

Ps: Nulla di personale, of course! 🙂

Su questo argomento:

Leggi anche:

Dalla sezione Sex Workers di Abbatto i Muri:

Un pensiero riguardo “#SexWorking e paternalismi: disconoscere i soggetti per ridurli ad oggetti!”

  1. Riporto da fb: “A me il dibattito sulla prostituzione portato avanti da abolizionist* e proibizionist* sembra identico a quello portato avanti dai e dalle pro-life. L’idea precisa di avere una morale da imporre a qualcun@ e l’assoluto mancato rispetto dell’autodeterminazione delle donne. Di quando “il bene delle donne” diventa la radice quasi mistica di un oggetto deificato, la donna sacralizzata da difendere per saziare paternalismi e movimentiste pro-life (esattamente coincidenti alle donne in difesa della dignità delle donne). Di quando il femminismo diventa un pretesto, anzi: una religione.”

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