Jasmine, attivista/sexworker punita dallo Stato, uccisa dal suo ex

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Pia Covre ne dà notizia nel gruppo del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute: “E’ caduta una stella, Jasmine attivista svedese che ha lottato contro l’ingiustizia dello Stato, è stata assassinata, un brutale femminicidio.

Scrivono sulla pagina della Rosa Alliance – una organizzazione di sex/erotic workers in Svezia – quel che è avvenuto.

Un membro della loro organizzazione, una fiera attivista, l’amica Jasmine, è stata brutalmente assassinata ieri. Diversi anni fa ha perso la custodia dei suoi figli perché lei fu considerata genitore inadeguato dato che era una prostituta. I bambini sono stati affidati al loro padre, indipendentemente dal fatto che lui fosse violento e vendicativo nei confronti di Jasmine. Essi dissero che lei non sapeva che cosa potesse essere bene per i figli dato che aveva una visione “romanzata” della prostituzione, dissero che le mancava la comprensione di quel che viveva e non era in grado di capire che il lavoro sessuale è una forma di autolesionismo. L’ex l’aveva minacciata e pedinata in numerose occasioni, a lei non fu mai offerta alcuna protezione. Ha combattuto il sistema attraverso quattro diversi procedimenti (legali) ed era finalmente riuscita a rivedere i suoi figli. Ieri il padre dei suoi figli l’ha uccisa. Jasmine diceva sempre: “Anche se non potrò riavere i miei bambini farò in modo che tutto ciò non accada mai a nessun altr@ sex worker!“. Rose Alliance chiede giustizia per Jasmine e scrive che continueranno la sua lotta.

Che beffa per uno Stato come la Svezia che insiste nel dire che le donne sarebbero più in pericolo facendo quel mestiere quando in realtà la morte arriva per le stesse identiche circostanze a prescindere dal mestiere che tu fai. Che beffa, dunque, che ad ammazzarla sia stato l’ex invece che un cliente.

Jasmine era una sex worker per scelta che voleva si regolarizzasse la professione. Infine sono proprio i tutori che dicono di salvarti che costruiscono le gabbie morali per punirti.

E a questo punto mi verrebbe da chiedere, a tutte quelle persone che da un lato dicono di combattere per tutelare le vittime di violenza criminalizzando genericamente tutti i padri che vogliono stare con i figli e dall’altra, appunto, costruiscono gabbie morali entro le quali si realizza la discriminazione per quelle donne/madri che di mestiere fanno le sex worker, dove sta davvero la responsabilità di quello che è successo a questa donna? Chi ne risponde sul piano morale? Chi concepisce l’idea che la genitorialità non debba essere assegnata come “premio” sulla base di pregiudizi, stereotipi di genere, ruoli imposti e disconoscimento di altre forme genitoriali che non siano la mamma chioccia o chi realizza le condizioni culturali attraverso le quali si assegnano bollini di qualità o non-qualità alle persone sulla base di una criminalizzazione e stigmatizzazione di massa così concepita?

Vi rendete conto, si, che quelle belle idee che stanno alla base della teoria salvifica per le prostitute alle quali non viene riconosciuta alcuna autodeterminazione sono le stesse che l’hanno condannata, laddove vige un sistema proibizionista e terribile per le sex workers, a vivere quello che ha vissuto?

Per dire: chi ragiona di affido condiviso, oggi, e si prepara a presentare un pdl alla camera, scrive con esattezza, tra le altre cose, che la documentata e perdurante violenza intrafamiliare, sia fisica e psicologica, in particolare la violenza di genere, la violenza assistita dei figli comportano esclusione dall’affidamento.

Nel caso in cui lei fosse una sex worker che vive una situazione come quella di Jasmine, secondo questo progetto, in Italia sarebbe piuttosto penalizzata giusto dalla mentalità di chi dice di volerla salvare. E in quel caso dove finirebbero i figli? Come minimo andrebbero in casa famiglia… Giusto?

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Infine:

Sulle sex workers tutto quello che trovi linkato in coda a questo post

Sulla violenza sulle donne tutto quel che trovi in coda a quest’altro post

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Comments

  1. gaiagertrude says:

    Ah, non mi sarei aspettata questo dalla Svezia. Non per essere ottusa, ma mi sono sempre chiesta come la vivono i figli dei sex workers (rientrano anche le pornostar in questa categoria vero?), obiettivamente non dev’essere vita facile per loro.
    Comunque grazie, ti ho rubato l’idea di mettere le @ ai sostantivi ed agli aggettivi (molto meglio che mettere a/o o lasciarli al maschile).

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