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Le trans vittime di violenza per le quali nessun@ si dispera

stopgenderviolenceQuando si parla di sex workers si dimentica che molte transessuali fanno quel mestiere e sono vittime di violenze. Sono persone perennemente ignorate come d’altronde, spesso, anche altre sex workers. Il fatto che in Italia si sia delineato un copione che parla di violenze in maniera escludente considerando le vittime in senso biologico, le femmine, meglio se madri, significa che quelle transessuali violentate, ferite, morte ammazzate per questioni di genere, vengono rimosse, fatte fuori dal conteggio delle vittime, perché su di esse non puoi infarcire storielle fatte di cliché stereotipati, la madre di famiglia uccisa da uno che non la rispetta in quanto madre, in quanto donna, in quanto che non considererebbe il lavoro di cura di cui lei si fa portatrice.

Le transessuali sex workers sono escluse dal dibattito due volte: in quanto vittime di violenza e in quanto trans. Come se il loro non fosse lavoro (di cura), come se non fossero neppure donne, come se la donnità risultasse essere artifizio connaturato in termini biologici invece che costrutto culturale di genere per quel che in effetti è. Come se non fossero più spesso migranti, costrette a vivere in clandestinità, in una dimensione personale, lavorativa, affettiva nascosta agli occhi del mondo perché in Italia è reato essere clandestine (molte tra loro finiscono dentro i Cie), stigmatizzata e criminalizzata la prostituzione e poi c’è lo stigma della colpa implicito nella transessualità. Sicché le sex workers trans dovrebbero essere le prime della lista a ragionare di violenza di genere, di indifferenza, imposta, ed è anche peggio, ancor di più a partire dai consessi di donne un po’ fasciste che, per l’appunto, parlano di violenza sulle donne solo quando la donnità corrisponde ad un ideale italico e da ventennio.

I delitti contro le trans non sono quasi mai resi noti sulla stampa perché non c’è interesse. E figuratevi se le parlamentari di centro-destra o centro-peseudo-sinistra, tra quelle che si riempiono la bocca di parole come “family day”, andranno a fare mai una fiaccolata nel caso in cui una trans viene aggredita. Piuttosto come non dimenticare quelle scene atroci istigate dal clima da caccia alle streghe di qualche anno fa a Roma, dove in periferia orde di barbari un po’ nazi, andavano non solo a perseguitare i rom ma a trascinare per i capelli, in presenza di gente di una non meglio specificata ronda della municipale, le trans che si prostituivano. E come non dimenticare la testimonianza di Ornella Serpa, sex worker e transessuale morta qualche tempo fa, di cui abbiamo apprezzato intelligenza, meraviglia, in vita e che la precarietà si è portata via…

Insomma il punto è che a loro non viene restituita voce ed Elena mi autorizza a condividere questo suo articolo che lei ha scritto in occasione di una data importante. Leggetelo con me e se su questo chiunque volesse condividere esperienze, raccontare, sappiate che questo blog è vostro più che mio. Scrivete ad abbattoimuri[at]grrlz.net tutto quello che vi passa per la testa di voler dire e raccontare. Perché se non vi raccontate voi, ebbene, di voi non parla nessun@. Buona lettura!

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TDOR 2012: L’indifferenza ci uccide ogni giorno

di Elena Trimarchi

Era una bellissima giornata di sole a Barcellona quel maggio di vent’anni fa.
Io e la mia amica Claudia, una bellissima ragazza transessuale di 24 anni, decidemmo di fare un giro al mercato della Rambla. All’improvviso un uomo armato di coltello si avventò su Claudia gridando di essere stato prescelto da Dio per fare pulizia di omosessuali e pervertiti.
Claudia morì sotto i colpi di quel coltello, che furono più di 30. Una scena che non dimenticherò mai.
Così come non dimentico Nunzia. La mattina eravamo insieme dal parrucchiere, nella notte fu trovata in un campo in periferia di Milano, uccisa a colpi di pistola.
Ce ne sono tantissime che non ho conosciuto di persona ma che hanno fatto la stessa fine.
L’uccisione delle persone transessuali è un crimine molto diffuso di cui però non si parla molto, forse perché suscitano odio e paura da parte di persone fragili e senza strumenti culturali adeguati.

In Italia tutti sanno chi siano Yara, Sara, Elisa, Melania, ma quanti si ricordano ad esempio di Brenda,la transessuale (non “il trans”, come ripetevano i telegiornali), trovata morta nel suo appartamento di via Gradoli nei giorni dello scandalo-Marrazzo, uccisa in circostanze che non sono mai state chiarite?

La società italiana non sembra molto sensibile al tema della “Transfobia”, la paura e l’odio nei confronti delle persone transessuali, uomini e donne che hanno avuto la sfortuna di nascere in un corpo sbagliato. Proprio ieri un’amica mi diceva che questo ricordare è stucchevole, le priorità sono altre anche perché secondo lei le trans possono fare quello che vogliono come già fanno. Vero, le persone transessuali possono fare quello che vogliono e lo fanno ma non nel nostro paese. Forse questa amica si riferiva a quelle che frequentano i salotti televisivi al caldo, ma a queste poche fortunate se ne contrappongono migliaia cui è impedito di lavorare, di studiare, di progettare una vita dignitosa se non nell’angolo di una strada. Avete idea della fatica che fa una persona transessuale a trovare un lavoro che non sia quello di prostituirsi? Riuscite a immaginare quante volte si viene chiamate per un colloquio di lavoro perché si ha il curriculum giusto, il giusto percorso di studi, e poi si viene scartati con imbarazzo quando il datore di lavoro si accorge di avere davanti una persona transessuale?

Il giorno 20 novembre di ogni anno vengono fatte delle celebrazioni in tutto il mondo per ricordare tutte le persone transessuali uccise esclusivamente per odio trans-fobico. L’evento venne creato da Gwendolyn Ann Smith in ricordo di Rita Hester, il cui assassinio nel 1998 diede avvio al progetto web “Remembering Our Dead” e nel 1999 a una veglia a lume di candela a San Francisco. Da allora l’evento è cresciuto fino a comprendere commemorazioni in centinaia di città in tutto il mondo, celebrazioni sistematicamente ignorate dai media generalisti italiani. Purtroppo nel nostro paese il pensiero di molti è che una persona transessuale, in quanto sicuramente prostituta: è una equazione offensiva che i media fanno in automatico- in fondo se la sia andata a cercare una fine violenta.
Secondo alcune statistiche le persone transessuali in Italia sono circa 50.000, un bacino elettorale che conta poco e per questo privo di appeal durante le campagne dei vari schieramenti, anche quelli più liberali. Sarà per questo che la Politica non si preoccupa di tutelarle con delle leggi apposite, come dimostrato dalla recente bocciatura della legge sulla’omo e transfobia.

Io domani non solo ricorderò le persone transessuali uccise, ma anche quelle che seppur ancora vive muoiono lentamente nell’indifferenza del mondo che le circonda.

“ll meglio della cultura viene sollecitato da persone che si trovano in minoranza e che proprio per i loro doni vengono emarginate e all’occorrenza perseguitate. Un esempio classico sono gli individui che nascono con caratteristiche esteriori appartenenti a un sesso che non corrisponde alla loro identità più profonda”! (Fabrizio De Andrè)

Leggi anche:

Sulle sex workers tutto quello che trovi linkato in coda a questo post

Sulla violenza sulle donne tutto quel che trovi in coda a quest’altro post

3 pensieri su “Le trans vittime di violenza per le quali nessun@ si dispera”

  1. Ringrazio Fiora per avermi inviato questo post e commento:
    sarò breve cara sorella transessuale di cui non intravvedo il nome ma devi sapere che le femmine sono molto meno forti e aggressive di noi e purtroppo sono giustamente diffidenti ed ecco perchè nei loro articoli sulle violenze subite non ci segnano di solito, dobbiamo ammettere che per noi MTF è vero che la provenienza maschile ci rende più forti ma è anche vero che il nostro retaggio le spaventa un po e hanno ragione purtroppo perchè spesso i travestiti si nascondono tra noi e quelli sono maschi. Sta a noi fare capire a loro che la lotta è comune che anche noi siamo donne solo che loro sono biologicamente femmine e noi biologicamente intersessuate e per questo penso dobbiamo avere pazienza e comprensione.
    ti ricordo che le donne transessuali sex worker non sono le più “sfortunate” ma ci sono le donne transessuali non sex worker che lavorano e non ti dico gli abusi e le violenze che subiscono sul lavoro e devono subire per non perdere quello che hanno guadagnato con tanti sacrifici e umiliazioni doppiamente discriminate e razzizzate una volte perchè donne e un perchè diverse. Bisogna lottare unite alle femmine perchè la violenza dei maschi è contro chiunque sia loro diverso noi siamo più forti la le femmine hanno valenza politica fortissima e insieme li faremo tremare. Oggi al tribunale di Taranto ci sarà l’udienza finale per Carmela la bimbina che si è suicidata dopo avere subuto innumerevoli violenze da gruppi di porci maschi e io sarò la insieme alle femmine perchè la lotta è e deve essere comune siamo tutte donne e magari ci sarà qualche altra di noi, ne sarei felice. ciao sorellina. Compagna Dott.ssa Antonella Lucia Faiella da Taranto ( mi trovi su google,facebook,youtube, MSN)

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