MenoePausa

Competenze da badanti: giocando a scopa con il bimbo ottantenne!

Defunta la bimba ottantenne mi è toccato trovarmi un altro secondo lavoro perché la telefonia erotica non mi è sufficiente. Ho i miei clienti affezionati, la mia collega mi ha insegnato tutto quel che c’è da sapere per essere una brava mistress telefonica, so anche mantenere in vita il sogno della femmina che passivamente subisce le avances di quello che vuole continuare a immaginare di essere un gran conquistatore, ma dovevo in ogni caso arrotondare e le entrate del turno mattiniero da badante mi sono necessarie.

Date le mie ottime referenze mi hanno suggerito di presentarmi ad un colloquio con un signore panciutissimo che appena mi vede per prima cosa dice “lei è dell’est“?  Rispondo che sono del sud/est di un pezzo di mondo o del nord/ovest di un altro, a seconda dei punti di vista. Dice che si sono presentate delle tizie con nomi italiani che però erano straniere. Mi viene in mente il mio nomignolo esotico per la telefonia erotica ma non glielo posso dire. Chiarisce che non le ha assunte perché gli sembravano inadeguate e non per la loro provenienza. Io non avevo proferito verbo ma il mio sguardo e il mio look devono averlo indotto a pensare fosse necessaria una giustificazione politically/antirazzista/correct.

Ho il ciuffo riccio e rosso che tento di addomesticare. Gli occhi azzurro-mare, così come diventano quando la luce del giorno mi colpisce in faccia. Una blusa scollata e leggera che scivola sui fianchi. Un pantalone con mille tasche che mi piace tanto. Scarpe basse e comode. Borsa a tracolla fucsia. Profumo di muschio bianco e sono sicura che la mia pelle sa di buono. Però non mi pongo il problema che tutto ciò possa riguardare il mio possibile futuro datore di lavoro.

E’ sbrigativo, mi guarda dritto in faccia, si ferma a spiare il contorno delle labbra, poi fissa il mio orecchino che si confonde coi riccioli, infine dice: “mio padre non è facile da gestire… se lei è d’accordo resta in prova per una settimana e poi decide lei…“. E che avrà mai di perfido quest’uomo, penso, da esigere un rodaggio? Questo sarebbe uno di quei casi in cui tenere nascosto il fatto che mi occupo anche di telefonia erotica non è proprio una buona idea. Vorrei rassicurarlo. Meglio sarebbe far capire che in fondo non ho grandi difficoltà nella gestione degli umani.

La pago sei euro l’ora come la signora presso cui è stata impiegata…” – specifica – “può fare lo stesso orario, se lei crede, e quando stacca poi ci pensiamo noi“. Dico che per me va bene. Nessun problema. Quando si comincia? “Può cominciare subito, se vuole…” e indica la stanza in cui è depositato il bimbo ottantenne che non appena oltrepasso la sua soglia dice che devo stare attenta a non toccare niente.

Mi scappa da ridere e già immagino la situazione paranoica in cui dovrò ondeggiare per la stanza, mani in alto, per dirmi innocente di qualunque misfatto. Una collega mi ha avvisata che ci sono casi in cui le badanti vengono accusate delle più improbabili schifezze. Vorrei sperare non sia questo il caso.

La sua situazione è complicata. Porta il catetere, bisogna cambiargli la sacca d’urina quando si riempie e uno dei miei compiti, la mattina, è quello di lavarlo, pulirlo, profumarlo, cambiarlo. Non ho certo difficoltà a maneggiare il corpo di un uomo. Mi chiedo come sia familiarizzare con quello di un signore così anziano. Come sarà lavarlo, intrufolarmi nella sua intimità, come farò a farlo sentire a proprio agio, come potrò violare la sua pelle reggendogli un pene mentre lui dovrà dissimulare l’imbarazzo se se l’è fatta addosso.

Sento un rumore ed è sicuramente una scorreggia, rumorosa, orientativamente significa che sta per defecare. Lui porta il pannolone per incontinenti, così mi viene detto, e lì in quel mobile c’è tutto l’occorrente per cambiarlo e ripulirlo. Il bagno ce l’ha in stanza, decido che è il momento di iniziare. Poggio la borsa, lavo per bene le mani, preparo tutto quello che c’è da preparare, mi avvicino all’uomo che borbotta qualcosa sui miei capelli “spettinati“, tiro via il lenzuolo, guardo le sue gambe secche, il pannolone, il catetere, gli parlo piano, perché è in imbarazzo.

Dissimula borbottando ancora. Una carezza al viso, perché se devo toccarlo bisogna che si abitui alle mie mani. Si placa, infine, si rilassa, distende nervi, i pochi muscoli rimasti, allontana le braccia dal bacino quasi fosse una resa, mi lascia fare. Indosso i guanti in lattice, slaccio, sbottono, lo giro e lo rigiro, perché devo sorvegliare che non ci siano piaghe, e questa cosa l’ho imparata ben sapendo quanto costa averne una e poi curarla, prendo il recipiente che raccoglierà le feci, lo posiziono, gli regalo un po’ di privacy tirando su il lenzuolo, apro una fessura di finestra perché non si vergogni troppo per la puzza, quando finisce lo riscopro, consegno a quella pelle l’idratazione necessaria, lo asciugo piano, lo massaggio, sotto lo sguardo vigile del figlio mi viene in mente che non so proprio come gestire una eventuale erezione. Con un catetere e nel suo stato mi pare un po’ improbabile ma non si può mai sapere. Infine cambio la sacca dell’urina, lo rivesto, porto via tutta la rimanenza, butto guanti e residui puzzolenti, ripulisco tutto, mi accomodo sulla poltrona vicina al letto, facendomi spazio tra strumenti per misurare la pressione e tenere sotto controllo battiti e temperatura, e dico:

mi serve solo sapere a che ora prende farmaci, dove stanno i numeri di riferimento del suo medico nel caso in cui ci fosse un problema, quali sono le precise patologie, qual è la dieta che deve seguire, cosa dovrò cucinare e per l’ora in cui lei farà ritorno lo troverà pulito, sereno, curato e nutrito…

Era importante che svolgessi tutta la trafila davanti al mio datore di lavoro perché bisogna che lui sappia cosa faccio, come mi muovo, che mai gli venisse in mente di denunciarmi per un qualsivoglia abuso così come è capitato ad una mia collega. Gli dico anzi che gradirei sapere se c’è una telecamera e se intendono sorvegliarmi per evitare che qualcuno un giorno si svegli e dica che sono tanto perfida perché in quel caso, con un uomo così fragile ché se si sposta gli viene già un livido, sarebbe meglio avere uno strumento per provare il contrario.

Mi fa “no no… ma cosa dice?“. Ed era sorpreso che fossi appassionata di fornire pose per interessi voyeristici. Però, chiarisco, con la mia precedente datrice di lavoro non mi è mai venuto in mente di pensare a questo ma da poco la mia collega è stata accusata di una cosa che lei dichiara di non aver mai fatto e non ha proprio nessuno strumento per smentire le affermazioni dell’assistito.

Il bimbo ottantenne che mi viene affidato è borbottone, un po’ paranoico, se teme pure che gli rubi le cose chissà che ne potrà venire fuori.

Se lei si sente più tranquilla se ne può parlare… ma noi siamo una famiglia modesta, come vede, e installare un servizio di sicurezza ha un costo… se potesse soprassedere le assicuro che vaglieremo attentamente ogni corcostanza…

Fa l’impiegato, sono sicura, e deve avere a che fare con il pubblico, nell’Ente in cui mi ha detto che lavora.

Mi fermo a masticare la parola circostanza. E circostanza sia. Vada tranquillo. Prendo le carte da gioco poggiate sul comodino e sfido con gli occhi il vecchio: “una partita a briscola?“. “Scopa…” mi fa lui. E scopa sia.

NB: Antonella, Meno&Pausa, è un personaggio di pura invenzione. Spin Off di Malafemmina, precaria un po’ più giovane. L’about di Antonella dice che si tratta di una donna precaria post quarantenne e in pre-menopausa. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.

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