Sei precari@, non hai casa, forse hai debiti e vieni anche sfrattat@, vai in piazza e trovi le cariche militari, di quei tutori di cui si dice che dovrebbero difendere te e non il capitale. Ti spaccano la testa, sui maggiori quotidiani l’aggressione viene semanticamente ridefinita come “scontri” (tra le teste dei manifestanti e i manganelli), mentre Roma capitale festeggia la nuova giunta tanto di sinistra (a dimostrazione del fatto che i liberismi stanno alla destra quanto al centro/sinistra con la stessa reazione contro chi si ribella) e non c’è una voce seria che si levi per dire basta alle violenze della polizia, basta agli abusi in piazza, basta alla criminalizzazione dei movimenti, basta al marketing istituzionale che ci dice che i tutori ci difendono, basta alla tortura, ai fermi intimidatori, ai pestaggi contro chi difende solo le proprie idee, ai sequestri di striscioni che non piacciono al potere, agli arresti per resistenza e oltraggio dove non ti è dato il diritto di dire neppure “stronzo” ad uno che ti spacca la testa. Basta alla retorica fasulla che immagina la gente vittima di violenze individuali quando c’è una violenza di sistema talmente organizzata che mette in scena eserciti che fermano il diritto alla rivendicazione ed autodeterminazione di chiunque si ribelli alle discriminazioni messe in opera da ricchi, fascisti e difensori di regime del capitale.
Dove sono i comunicati indignati, i cortei, le campagne mediatiche ogni volta che in una piazza scorre sangue di persone che attuano una resistenza quotidiana faticosa ma perciò dignitosa, ribelle, autodeterminata? Dove sono le voci che difendono chi non cala le braghe ad assistenzialismi fasulli e collusi che mettono a posto la coscienza di chi si arricchisce sulla nostra pelle? Dove sono tutte quelle che sono così sensibili alla violenza privata e poi non aprono bocca quando c’è da ragionare di violenza pubblica? Non si tratta sempre e comunque di repressione contro soggetti che si autodeterminano?
Vittimizzazione di soggetti da consegnare ai tutori e provvedimenti emergenziali sulla violenza sulle donne e poi questo. Ecco cos’è l’Italia. Una gran presa in giro. Posso dire che “in quanto donna” non voglio essere difesa dalle istituzioni e da tutori di nessun genere? Che legittimassero il loro autoritarismo sulla pelle d’altri. Sicuramente non lo faranno sulla pelle delle donne vittime di violenza. Sicuramente non lo faranno sulla mia.
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Quando tutta la brava gente che parla di difesa contro la violenza sulle donne organizzerà una grande manifestazione contro la violenza delle istituzioni, della polizia, del sistema neoliberista, che massacra gente precaria, disoccupata, senza casa, senza diritti, che tenta di difendere il proprio diritto ad autogestire lotte, resistenze, invece che pietire favori nutrendo clientele e assistenzialismi, allora crederò che in Italia esiste un movimento unito di persone che ha in mente il vero rispetto per l’autodeterminazione di ciascun@, in pubblico e in privato. Perché il primo victim blaming è quello nei confronti di chi sta in piazza e perde sangue dalla testa per via di una manganellata come oggi a Roma. E non si tratta di mele marce. Si tratta di tutori addestrati per fare proprio questo. Reprimere il dissenso e fare in modo che i ricchi continuino a tenersi cari potere, speculazioni e soldi.