A proposito del Brasile. Lo smantellamento del villaggio indigeno dei Maracanà per fare spazio a opere che servirebbero ai mondiali. Lo stanziamento di un sacco di soldi diretti a queste opere e a preparare tutto per i mondiali mentre dalle città si denunciano carenze di ogni tipo. Un primo post QUI chiarisce alcune cose. Oggi mi scrive Francesca, un’insegnante, che dal Brasile segue Abbatto i Muri e mi dice di abitare in una delle città in cui sono in atto le proteste.
Mi segnala tre video [1] [2] [3] che raccontano un po’ di cose importanti. Le ragioni della protesta, le contraddizioni nelle dichiarazioni di governo, le brutalità della polizia.
Scrive Francesca (traduco dall’inglese):
La protesta in Brasile è iniziata anche perché il costo del biglietto dei nostri bus è aumentato e il nostro sistema di trasporto pubblico è orribile, affollato, e noi lì non godiamo di alcuna sicurezza. Nei bus avvengono frequentemente furti e molestie o abusi sessuali e il governo brasiliano ha comunicato che avrebbe investito miliardi delle nostre tasse per costruire e ricostruire gli stadi per i mondiali di calcio, stadi che non saranno più usati dopo gli eventi sportivi dei mondiali. Nel frattempo noi abbiamo un carente sistema sanitario, non abbiamo abbastanza ospedali, l’istruzione, l’educazione non è garantita ed è al collasso per le condizioni in cui sono le scuole, con edifici inappropriati, e per le condizioni in cui gli insegnanti sono costretti a lavorare. Nelle condizioni attuali il livello di criminalità aumenta e così aumenta l’abuso di sostanze stupefacenti.
(Lei dice che mancando un sistema preventivo, scolastico, efficiente, giustamente le opportunità di tanti ragazzi e ragazze restano molto poche)
Il governo sembra ignorare tutti questi problemi perché afferma che non ci sono soldi per migliorare queste situazioni ma poi vengono fuori 33 miliardi da investire negli stadi. E siamo noi a pagare il conto, con le nostre tasse, mentre la popolazione fa la coda per accedere ai servizi ospedalieri affinché qualcuno si prenda cura di loro.
Così noi cogliamo l’opportunità della copertura mediatica internazionale da parte dei media che seguono gli eventi sportivi della FIFA per far conoscere la nostra situazione.
Apparentemente il nostro governo sembra più preoccupato di come gli stranieri vedono il Brasile che del modo in cui viene trattata la gente che in Brasile vi abita.
Noi stiamo protestando per le strade ogni giorno da due settimane in tutto il Brasile ma fino ad ora non abbiamo avuto alcuna decente risposta alle nostre rivendicazioni da parte del governo. L’unica risposta è la violenza repressione da parte della polizia.
Molte città italiane stanno supportando la nostra causa. Roma, Bologna, Padova, Milano.
Poi aggiunge:
I media mainstream internazionali e locali stanno divulgando chiacchiere, falsità (rumors) a proposito del fatto i manifestanti sarebbero caotici e violenti, ma la verità è che noi siamo lì a manifestare pacificamente per le strade e presso importanti strutture, cantando i nostri slogan e la polizia ci attacca ed è quella la causa del caos.
Insomma, la repressione è uguale dappertutto. Prima che l’interesse della gente viene il dio denaro, gli appalti (sarebbe utile sapere chi costruirà quelle grosse opere e chi o quanto guadagna), le grandi opere. Così è dappertutto, Italia inclusa. In Turchia c’è Erdogan. In Italia ad insistere con la Tav in Val Susa c’è attualmente il governo Letta e in Brasile c’è la socialdemocrazia di Dilma Rousseff, una donna, a proposito di donne che dovrebbero fare la differenza…
Ps: lo sapete che tanti strumenti repressivi vengono legalizzati ad uso comune, legittimati in nome della lotta contro la violenza sulle donne? Vedi lo spray al peperoncino. Guarda che uso ne fanno i poliziotti brasiliani. Guarda che uso ne fa la polizia turca.
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2 pensieri su “#BrasilProtesta: la socialdemocrazia repressiva di Dilma Rousseff”