Antiautoritarismo, Antifascismo, Pensieri Liberi, R-Esistenze

Quel che ho imparato dalla resistenza in Turchia

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Cosa ho imparato seguendo la faccenda della Turchia? Un sacco di cose. Ho imparato che Erdogan ha più del 50% dei voti perché lì c’è il maggioritario e il 10% di soglia di sbarramento che lascia fuori dal parlamento tutte le minoranze e le coalizioni minori. Ho imparato che in una democrazia dare tanto potere ad una coalizione di governo è male e che in Italia si fa esattamente lo stesso errore.

Ho imparato che un governo di quel genere può delirare su presunti complotti internazionali ai suoi danni mentre c’è tutto un popolo che si ribella e dunque ho imparato che quel governo può prendersela con donne, uomini, bambini facendogli sparare addosso dalla polizia gas lacrimogeni, sostanze urticanti, liquidi di dubbia composizione chimica, proiettili di gomma.

Ho imparato che per fare tacere l’opposizione un governo può dare potere alla polizia, che cancella i propri numeri di riconoscimento, di puntare lacrimogeni e idranti perfino dentro le case della gente che si affaccia a sostenere i manifestanti perché anche i sostenitori devono essere puniti. Così vengono arrestati giornalisti che non accettano di passare solo l’informazione di regime, avvocati che difendono in tribunale i manifestanti, medici che curano i feriti nelle piazze.

Ho imparato che tutte le persone che manifestano una opposizione si possono definire terroristi e definendoli in questo modo un governo si autolegittima a fargli quello che gli pare, applicare leggi marziali, reprimere i respiri, impedire qualunque forma di aggregazione che superi le cinque persone. Ho imparato che un governo di siffatta specie ha paura di twitter e di internet e che tenta in tutti i modi di controllarla. Poi ho imparato che i politici italiani non dicono niente. Proferiscono solo qualche lamentoso “no no, così non si fa” mentre c’è chi presenta un ddl per impedire che la gente contesti berlusconi che comizia o c’è chi non dice niente mentre un raduno internazionale di nazisti avviene in una bella e grande italica città.

Ho capito che l’Italia poi non è così diversa perché vi sono tutte le condizioni perché avvenga, come di fatto è già avvenuto, che l’opposizione sia criminalizzata, massacrata in piazza, mentre ci affidiamo a partiti retti da giudici e uno di questi evoca la Legge Reale (fu per le manifestazioni del 15 ottobre, ricordate?) e le televisioni, tutte controllate da maggioranze più o meno bipartisan e perfettamente allineate, raccontano un sacco di sciocchezze.

Ho capito anche che da un sacco di tempo si tenta di mettere le mani sul web per controllare la comunicazione internet così come già si fa con la scusa che così possiamo sentirci tutti più sicuri e quel che mi chiedo è quando certe persone smetteranno di essere strumento di poteri che della nostra sicurezza se ne fregano e che ad ogni nostro lamento ne approfittano semplicemente per trovare altri sistemi per tapparci la bocca.

Quel che ho capito è che allo stato attuale la nostra democrazia, o quella che riteniamo tale, è a rischio perché se dovessimo scendere in piazza c’è chi radunerà le proprie folle in piazza per parlare di complotti vari ai propri danni, c’è chi sosterrà la polizia nonostante le violenze perpetrate sulla gente, c’è chi ci darebbe dei criminali, terroristi, delinquenti, chi reputerebbe lecito lasciarci morire senza cure, disinformare imbavagliando ogni giornalista e lasciarci senza difesa in tribunale. C’è chi non farebbe o direbbe proprio nulla perché non è della tenuta della democrazia che ci si preoccupa ma di quella dell’euro e degli interessi economici di bottega di una europa alla quale non interessa niente di quel che ti succede, purché questo non rompa le scatole agli investitori.

Ho capito che come persone siamo vulnerabili e che quello che pensiamo fa paura. L’ho capito. O meglio: lo avevo capito già tanto tempo fa e questo è solo un ripasso della storia. Andiamo avanti.

Aggiornamenti su #OccupyGezi anche in italiano su: GeziPark.Nadir.Org

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Per capire quel che succede in Turchia Ecumenopolis: la città senza limiti (il film che racconta Istanbul)

Comunicato di Taksim Solidarity (in Ita): Taksim ovunque e ovunque resistenza

Parco sgomberato. La Turchia R-Esiste!

5 pensieri su “Quel che ho imparato dalla resistenza in Turchia”

  1. Non siamo messi bene, hai ragione. Se almeno i rappresentanti di buona parte dei governi avesse espresso “palesemente e decisamente” lo sdegno nei confronti del governo turco allora avrei qualche possibilità di pensare che un barlume di speranza ci sia. Ma questo silenzio assordante, ma fa temere il ” quando anche qui da noi?” . E possono fare ben di peggio ricordiamocelo. Assurdo scendere in piazza per combattere questo sistema. In questo modo è una battaglia persa. Bisogna trovare altri modi di protestare, non la piazza. La piazza e le manifestazioni ormai sono talmente regolamentate e controllate da sortire solo gli effetti desiderati da chi è già al governo e il potere lo detiene già.

  2. Te lo dico una volta sola ma vale per sempre: grazie per tutto quello che fai, mi stai facendo capire molte cose e un poco alla volta mi sto leggendo tutto il tuo blog, ti ho trovata al momento giusto perché trovo le risposte a tante domande che mi sto facendo. Credo anche che te ne farò col tempo, intanto ti leggo e aspetto che finisca questo massacro insopportabile.

  3. Grazie, grazie. Io invece te l’ho già detto e te lo ridico: le tue parole mi aprono la mente, chiariscono i tanti punti oscuri. 🙂

  4. A me fa sorridere la reazione di superiorità degli Italiani nei confronti di queste prove di regime. Secondo me i Turchi con Erdogan stanno pure un filino meglio di noi. Come riconoscimento dei diritti intendo. Da “Diaz” in poi, anche da noi l’Argentina è servita.

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