E certe volte più che il sesso vince la paranoia. Bisogna prevenire, dice Modesto, ché io lo chiamo così perché è un nome che gli calza bene. Modestamente a Modesto non gli manca niente. Peccato che è cresciuto, in my humble opinion, in un contesto in cui l’hanno terrorizzato.
Le femmine che la danno via semplice sono più o meno assai rischiose. Il preservativo serve non per entrambi ma perché una pulla di cotanta proporzione sarà come minimo una portatrice sana di effetti virali permanenti. E infatti è risaputo che noi Precarie Trombatrici giriamo con almeno un virus al guinzaglio perché ce li alleviamo e ne facciamo animaletti da compagnia.
Tra lo schifiltoso e il sorpreso, con l’aria di uno che è stato sotto sequestro per anni in una sagrestia, mi dice “se non ti dispiace metto il preservativo perché non ti conosco bene“. Dà per scontato che diversamente gli avrei permesso di infilzare la sua spada nel mio buco, come se avessi scritto in fronte pulla=aperta/ad/ogni/virus.
Non voglio fare polemica gratuita perché c’è da quagliare e il picciottazzo è sapurito assai. Gli dico anzi che trovo il suo atteggiamento prudente e positivo. Poi però aggiunge “è che non so se tu prendi la pillola e non mi fido…” e lì la cosa si fa un po’ più complicata perché o Modesto è passato da una serie di esperienze con ragazze che non vedevano l’ora di figliare – e ne dubito fortemente dato il livello di inesperienza – oppure, ed è più probabile, il suo è un pregiudizio bello e buono.
Accenno al fatto che è mia precisa intenzione quella di trombare. Giuro e sottoscrivo che non voglio generare figli e sono dell’avviso che se il preservativo non funzionasse ricorrerei nell’immediato ad una pillola del giorno dopo che se la grazia mi permette di trovarla senza incappare in venti obiettori di coscienza ingerirò in sua presenza. Superata la barriera del pre-giudizio si accalora e mi consegna una visione della vita da ordinato impiegato in un ufficio di periferia. Le mestruazioni lui le schifa, il suo stesso seme bisogna dirigerlo ovunque meno che sul suo corpo e quando accenno ad un percorso orale mi dice che c’è il pelo e poi non è abbastanza igienico.
“Io mi lavo molto di frequente… non so tu…” e rido perché tutto ciò mi sembra veramente paradossale. C’è da insegnargli proprio l’abc della spontaneità e della correlazione tra due corpi che si incastrano.
Orbene: cunnilingus non è male; fellatio non è male. Ti concedo che non ci conosciamo e la mestruazione può pure farti schifo ma al momento sono serenamente fuori ciclo dunque non hai alcuna ragione di temere. I peli, ppì grazia ri ddiu, li hai pure tu e sfoltire può essere una scelta ma la ficuzza glabra me la faccio solo se mi prometti cose vastasissime. Dopodiché vorrei capire se possiamo superare la fase da terrore puro per tutto ciò che è il corpo femminile e possiamo andare avanti piano piano. Un passo alla volta.
Dunque: la mano sulla tetta non è il male. Se ti va puoi pure stringere una chiappa e giuro che va tutto bene. Se invece che agitare la lingua in un imprecisato punto della spalla mi osservi e così ti insegno ad aggiustare il tiro mi fai un piacere. Non è davvero per farti sentire una ciofeca insicura e inefficiente ma se vuoi imparare eccomi, hai trovato la tua nave scuola.
Modesto rivela nel tocco una passione innata. Potenzialmente c’è. Peccato sia bloccato. Come lo sblocco? Gioverebbe forse l’ipnosi o qualche stupefacente che lo disinibisca. Non sono munita e posso solo agire da donna valium.
Tranquillo, Modesto, giuro che va tutto bene. Si rilassa e un po’ si affida. Vado con calma perché se prendo troppa iniziativa si ritira. La posa che gli piace è me distesa a cosce e braccia larghe in attesa delle sue grandi gesta. Si eccita guardandomi e di questo sono contenta. Poi tenta l’inserimento in buca del suo pene e non trova il posto. Modesto, sangu miu, non hai proprio scuse. Non so le altre ma io ho la vagina più trovabile che ci sia. Armeggia senza criterio e gli sussurro un “faccio io” che deve suonargli come una specie di rimprovero.
Mi dice “scusa” e gli rispondo “ma cchi dici? normale amministrazione…” e tento di non togliergli il grammo di sicurezza che gli è rimasta. Non so come farlo concludere restando fedele alla mia verità di Trombatrice Precaria che non sa fingere il piacere senza fargli pesare questa cosa. Ripenso a chi immagina che ogni uomo abbia l’animo da stupratore e dico a me stessa che sebbene quelli che ho incontrato non siano come Modesto però in generale ho trovato uomini che se non gemevo e mi dimenavo soddisfatta gli si ammosciava in due secondi. Figurati se gli dicevo no.
A certi uomini è già una impresa riuscire a dirgli con garbo che non ti sta piacendo e che bisogna provvedere in altro modo senza farli sentire delle chiavichette, e per fortuna posso confinare i machi gradassi ad una età distinta in cui l’uomo che non deve chiedere mai era una specie di troglodita convintissimo che il sesso fosse da viversi nello stile di uno stantuffo-man.
Modesto mi fa vivere una contraddizione. Sono Trombatrice Precaria consapevole e autodeterminata e non mi accollo l’assistenza dell’inesperiente da rassicurare. Il ruolo di cura pure a letto anche no, grazie. Vorrei almeno lì un rapporto alla pari. Poi trovo un Modesto che si cura di me in altri modi. Impeccabile la cena che mi ha cucinato, bello il film che abbiamo visto insieme, straordinarie le parole che mi ha detto mentre timidamente intuiva cose che non gli ho mai detto. Perché alla fine quel che fa stare bene anche una Trombatrice Precaria non è il macho esperiente che me la dà e se la prende con grande efficienza e senza chiedere mai. Alla fine anche il sesso si inserisce in uno scambio dove si dà e si prende reciprocamente e se ci sono cose che mi insegni io apprendo e se ci sono cose che posso insegnarti io ti insegno.
Ora è il mio turno. Ti insegno a non aver paura. Ti insegno a non temere la vertigine. TI insegno a mollare il controllo perché in certe situazioni non si controlla proprio niente.
“Ma ti è piaciuto?”
“Non so… devo pensarci…”
“Ma sei venuta?”
“No, ma accarezzami… ora mi piace questo…”
Chissà perché quando un Trombatore Precario si sente compreso nella sua tenerezza gli viene fuori il lato passionale e conturbante. Per lui non è possibile che io non sia completamente soddisfatta. Allora mi restituisce il favore e così impara che la lingua non serve solo per parlare. E alla fine ride. E rido anch’io.
NB: Trombatrice Precaria, è un personaggio di pura invenzione. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.
Molta tenerezza in questa storia che sembrava iniziata per prendere in giro lo sfigato Modesto. Mi piacerebbe leggere ancora degli sviluppi, perché di sicuro ci saranno degli sviluppi