Antiautoritarismo, Antifascismo, R-Esistenze

#OccupyGezi #ResIstanbul: aggiornamenti. Turchia come l’Italia?

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Apro Repubblica e il Corriere e trovo le dichiarazioni della Ministra degli Esteri Bonino che dice più o meno che Piazza Taksim non è Piazza Tahrir. Non mi sembrano parole durissime di condanna contro le violazioni di diritti e la repressione atroce cui si assiste. Lei dice solo che è un po’ più quel che succede in Italia e dice che se la Turchia entra in Europa non può che giovarle. Non ho capito se lei pensa che siamo troppo democratici noi europei al punto da contagiare in senso positivo o se la Turchia è perfettamente nella norma, in linea con i livelli di non-democrazia dei paesi europei. Una dichiarazione, quella riportata sulla stampa, che mi chiarisce in parte Simone segnalandomi il rapporto di Bonino sulla Turchia in cui si determinano che le due cause principali di questa deriva autoritaria siano il trattamento ostile dell’Europa verso la Turchia e l’islamizzazione della società. E la seconda causa ha attecchito, secondo la Bonino, sul terreno spianato dalla prima. Dopodiché Simone dice che “*Piazza Taksim non è Piazza Tahrir* può voler essere una indicazione di quello che sta succedendo e la certezza, da parte della Bonino, che (tra i manifestanti) non ci sarà un approfittarsi della situazione da parte di fondamentalisti islamici, cosa che invece è avvenuta in Egitto e non solo” .

E’ anche vero però, comunque, che quel che succede in Turchia è come l’Italia. Le nostre forze dell’ordine agiscono allo stesso modo e i livelli di ostinazione del governo quando si tratta di prevaricare i diritti dei manifestanti è tremendo. Tremenda la criminalizzazione della gente che dissente e tremendi gli attacchi in ogni senso.

Tutto quel che avviene in Turchia lo abbiamo già visto a Genova G8 nel 2001, per la maniera in cui vengono trattati i #NoTav, le cariche in ogni luogo in cui la gente resiste a decisioni che riguardano i propri territori. Il potere decide e la gente non incide. La gente si ribella e resiste e il potere la reprime e la massacra. E detto ciò, ricordando che QUI, tra post e commenti, c’è più o meno tutta la ricostruzione di quello che è successo ieri tra Istanbul e altre città turche, ecco gli ultimi aggiornamenti.

cadırsaldırıStanotte a Istanbul, dopo tutti gli attacchi di ieri, la censura, l’arresti di decine di avvocati che difendono i manifestanti, la sospensione dei diritti, moltissimi feriti, il lancio di lacrimogeni tra le tende di Gezi Park è continuato.

Contemporaneamente ad Ankara i blindati della polizia attaccavano i manifestanti.

A luci spente, con gli streaming sospesi, a parte uno che si può vedere ancora adesso, la polizia sparava pallottole di gomma e lacrimogeni su Gezi Park dove si trovavano decine di migliaia di persone.

Molte si sono rifugiate nell’hotel Divan dove c’era una delle infermerie improvvisate per soccorrere i feriti.

Intorno alle 2 di notte la polizia comincia a rimuovere le barricate su un altro accesso per Gezi Park e continua l’attacco anche da lì. I manifestanti si ribellano battendo su impalcature e superfici per fare rumore.

La polizia non contenta vuole entrare anche all’Hotel Divan dove si rifiutano di consegnare i manifestanti che sono lì in tanti.

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Si crea una catena umana per portare i feriti da Gezi Park all’hotel e in quell’hotel a proteggerli e fare da contrapposizione alla pressione della Polizia vanno anche 18 parlamentari del CHP ed uno del BDP, Ertuğrul Kürkçü.

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Sono le 3.30 e la polizia continua il lancio di lacrimogeni e bombe stordenti. Moltissime persone continuano a convergere su Gezi Park per sostenere i manifestanti.

Taksim Solidarity annuncia che stanno lanciando lacrimogeni anche sulle infermerie, quelle all’aperto nel Parco, piene di feriti. Lanciano un appello chiedendo che la violenza finisca subito.

La polizia intanto, dopo aver costretto tutti i manifestanti a rifugiarsi su Gezi Park, mentre rimuove le barriere tutto attorno, prende il controllo di Piazza Taksim. Sono le 4.42 e i manifestanti stanno resistendo da moltissime ore.

Quando i gas diminuiscono tornano alle barricate di Gezi Park dove resistono con le bandiere in mano. Tanti sono i feriti all’Hotel Divan dove i medici dicono che servono farmaci precisi (Combivent Spray, capsule di Voltaren, tubi di ossigeno).

Sono le 6.29 e gli occupanti di Gezi Park iniziano la giornata ripulendo il parco da ciò che è stato lasciato dopo gli assalti della Polizia che continua a presidiare la zona attorno e a controllare i documenti di chiunque si avvicini.

ankara12haziran1Alle 10.00 gli occupanti del Parco annunciano che serve cibo, abiti impermeabili, maschere antigas, coperte, sacchi per l’immondizia e vestiti puliti. In molte altre città si annunciano e preparano altre manifestazione di solidarietà. Su Gezi Park risistemano alcune tende.

Ad Ankara circa 2000 avvocati sono fuori dal tribunale a protestare e a prepararsi per un corteo contro gli arresti dei loro colleghi di Istanbul del giorno prima. Gridano tutti “uniti, spalla a spalla, contro il fascismo”.

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Sono le 12.24 e i poliziotti hanno appeso due grandi bandiere turche sull’Atatürk Cultural Center a Piazza Taksim mentre urlano slogan tipo “patria mia, la mia vita ti appartiene”. Moltissime persone si aggregano al corteo degli avvocati ad Ankara.

Oltre alla protesta ad Ankara anche a Istanbul (siamo alle 12.30 di oggi) l’albo degli avvocati di Istanbul, CHD e l’associazione avvocati Kartal, protestano per le azioni illegali e gli assalti contro gli avvocati in Gezi Park da parte della polizia e dopo l’assalto di ieri al tribunale Caglayan. Migliaia di avvocati hanno occupato l’interno della corte di giustizia Caglayan.

Proteste e un presidio anche per la gestione del canale NTV che fin dall’inizio ha ignorato, oscurato, rimosso le notizie sulle violenze della polizia e ha disinformato diffondendo quanto detto dal partito AK di governo.

Serkan Ocak, un corrispondente del giornale “Radikal”, ha diffuso un video delle violenze inflitte ieri dalla polizia contro decine di migliaia di persone in Piazza Taksim.

—>>>Ulteriori aggiornamenti QUI e QUI.

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3 pensieri su “#OccupyGezi #ResIstanbul: aggiornamenti. Turchia come l’Italia?”

  1. La protesta degli avvocati per gli arresti di ieri ai loro colleghi è continuata oggi sia ad Ankara che a Istanbul. Durante la conferenza stampa in piazza, Ümit Kocasakal, il presidente dell’ordine degli avvocati di Istanbul, ha definito il fascismo dell’AKP una “dittatura pericolosissima”. Ad Antakya ed Eskişehir si è svolta una manifestazione per Ali İsmail Korkmaz, gravemente ferito dalla polizia. Tante persone a Istanbul hanno risposto all’appello di “Solidarietà per Taksim” e sono andate a Piazza Taksim. La folla che si è radunata davanti alla scalinata del Gezi Park grida: “I vostri idranti e i vostri lacrimogeni non ci smuoveranno”. Il Solidarity Taksim Movement ribadisce richieste e obiettivi (dimissioni del governo, fine delle violenze, no allo smantellamento del Gezi Park). A Ordu la folla urlava contro le menzogne dell’AKP e il fascismo della polizia: “Gezi Park è dappertutto”, “Kızılay è dappertutto” e “Tayyip, ritirati”. A Istanbul i corrispondenti dell’emittente canadese CBC Sasa Petricic e Derek Stoffel sono stati trattenuti dalla polizia. Varie manifestazioni si sono svolte in altre città turche. Ad Ankara Çağdaş Ersoy, esponente dell’associazione degli studenti, ha rilasciato una dichiarazione: “I parchi non sono fatti per i poliziotti o per gli idranti, ma per le persone. Nei parchi non si sparano i lacrimogeni, non si picchiano le persone, non si fa fuoco contro gli esseri umani. Nei parchi si leggono libri, si recitano poesie, si cantano canzoni, nei parchi le persone intrattengono conversazioni”. Çağdaş Ersoy ha invitato tutti gli abitanti di Ankara per il 13 giugno alle 18:00 al parco Güven. Solidarietà ai manifestanti turchi da Manu Chao. Alle 21.00 a Istanbul le persone alle finestre e balconi hanno cominciato a battere pentole e padelle per protesta. E’ ricominciata l’ora del rumore con il cacerolazo.

  2. Io penso che stiamo rischiando di avere, presto, una piazza Taksim italiana.
    Ma non credo che Bonino intendesse questo.

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