Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

Diario di una vittima di cyberbullismo: la violenza banalizzata e l’assenza di spazi laici di discussione politica!

C’è chi finge di non capire e non è bello banalizzare la violenza se a subirla sono io e se a compierla è una o più donne. La critica politica è critica politica. La persecuzione condita di menzogne, complottismi, retropensieri e schizzi di veleno è un’altra cosa.

Dice Dacia Maraini a proposito delle oscene offese fatte a Franca Rame in questi giorni da parte di fascisti e identità politiche a lei opposte che: “Bisogna discutere le idee ma mai disprezzare neppure chi ti è nemico…“.

Chi fa critica politica può star tranquill@ che non sarà oggetto di alcuna recriminazione. Chi mi perseguita, mi diffama, mi opprime, si serve, semmai, delle critiche per farmi male. E io so perfettamente distinguere le due cose. Forse chi fa le critiche ha smesso di saper distinguere perché gode del consenso di chi sposta a destra la modalità di opposizione in termini personali e aggressivi contro qualcun@.

Chi fa critiche politiche prenda le distanze dai metodi fascisti contro i quali dice di combattere, chiunque sia a compierli, prenda distanza da metodi squadristi di persone che spinte da risentimento personale e odio viscerale mi fanno guerra. Esiga che la discussione sia portata avanti nei propri spazi sempre in modi civili, come io stessa pretendo in ogni spazio virtuale che frequento. Prenda le distanze dalle diffamazioni, ché io non permetto mai a nessun@, contro nessun@, di formulare in nessuno dei luoghi che gestisco. Perché farle passare implica già una assunzione di responsabilità morale e politica. Allora potremo interloquire senza alcun problema. Fintanto che non sarà chiaro il rispetto che è dovuto alla mia persona e che anzi chi critica banalizza quanto io denuncio e posso documentare dovrò pur chiedermi quanto quella critica sia funzionale ai cyberbullismi oppure no.

Fate pulizia da toni livorosi e ostili. Fate pulizia da insulti e menzogne. Perché c’è modo e modo di porgere le cose e puoi dirmi mille volte che non sei d’accordo con me ma il modo in cui lo fai fa differenza e ti qualifica.

Per dire: appena ieri una signora che neppure so chi sia si è servita di un articolo scritto da un’altra persona, condito tra toni risentiti, illazioni e critiche, per dire ad un’altra signora che non conosco di evitare di condividere una foto femminista presa dalla mia pagina facebook. Chi mi dipinge come una criminale ed un demonio per scomunicarmi non fa una critica. Non è neppure in grado di articolarla. E quando si esprime tira fuori solo illazioni, veleno o una serie di visioni proiettive di fatti e cose di cui non so proprio niente.

Chi fa così insiste immaginando che una critica possa essere un ulteriore tassello per dimostrare la mia mostruosità, la mia distanza dalle donne. Perché c’è sempre qualcun@ che ritiene di essere più amica delle amiche delle amiche delle donne e chi non la pensa allo stesso modo diventa automaticamente una nemica delle donne e una “amica” di chi fa male alle donne.

Il punto chiaro da sciogliere, l’ambiguità di fondo, di ogni critica che mi viene fatta, quello che non siete in grado di dire chiaramente per non rischiare conseguenze legali e che qualcuna ha comunque scritto in modo preciso, è:

io scrivo ciò che scrivo perché ho una diversa visione di come si possa essere utili alle donne o scrivo perché sarei dalla parte dei violenti? ho il diritto di pensarla in modo diverso oppure è un crimine? vedere le cose da una differente prospettiva e confliggere politicamente (mai personalmente) con un modello di femminismo radicale, che si fa solo megafono istituzionale, che sembra essere dalla parte dei tutori e non delle vittime di violenza, che spinge verso autoritarismi e leggi liberticide, significa colludere con i violenti? Per dimostrare di non essere dalla parte dei violenti dovrei essere dalla parte dei tutori? O con i criminali o con le istituzioni e le polizie? Sono le istituzioni che dovrebbero servire me o sono io che devo servire le istituzioni? Bisogna per forza farsi dettare l’agenda delle priorità femministe dai luoghi istituzionali? Perché se in Italia non c’è neppure spazio per una discussione di questo tipo significa che c’è un pensiero dominante che censura ogni dissenso e se io e le mie “critiche” reali siamo schiacciate nell’angolo della sfera criminale c’è un grande problema di assenza di spazio di elaborazione e riflessione che non attenga a dogmatismi e ad un pensiero unico.

Fino a qualche tempo fa, fuori dalla sfera del panico morale, dell’ansia sociale crescente, era possibile discutere tra femminismi senza dare all’altra della collusa coi violenti se non le piacevano censure, se libertaria, se antiautoritaria, se supportava le rivendicazioni delle sexworkers, se non amava soluzioni securitarie. Eravamo in 150.000 in piazza nel 2007 a dire no ai pacchetti anti/stupro e alle aggravanti contro i migranti. Cos’è cambiato ora? La lotta politica antisecuritaria è legittimata solo in chiave antirazzista? E in generale? Devono piacerci per forza le soluzioni di Stato che vengono proposte? Le stesse soluzioni che non parlano di prevenzione ma soltanto di repressione mentre c’è chi fa sulla nostra pelle, ogni giorno, tanto marketing istituzionale?

Ammetto che possa esistere chi non la pensa come me. Anzi. Lo auspico. Perché il mondo sarebbe troppo noioso con la mia sola parzialità. E la verità, come più spesso avviene, sicuramente sta in luoghi di equilibrio, sta in mezzo e non nelle estremizzazioni di alcun genere. Ma il clima della discussione tra femminismi è oramai incrinato. E’ diventato integralista. Si sta con il coltello tra i denti se non si declina la questione della violenza sulle donne tutte allo stesso modo. E io non ci sto a uscire dalla sfera della complessità perché c’è chi vede le cose solo bianche o nere e mi chiama “ambigua” se non assumo la questione delle donne come fosse una ideologia, perché è sfera umana, si parla di persone, di osservazione della realtà, dei comportamenti tanti e vari, mai prevedibili e schematizzabili, non di elementi attraverso i quali dimostrare teoremi preconfezionati. Bisogna sempre essere disposti/e a rimettere tutto in discussione perché altrimenti rinsaldiamo la convinzione che la sfera umana sia normata attraverso l’ultima delle più integraliste religioni. Voglio dire: da quando le scienze che si occupano di umanità, sociologia, psicologia, filosofia, hanno timore di guardare altrove? Quando è successo che la lotta contro la violenza sulle donne è diventata una religione con criteri normativi e costrittivi oltre i quali chiunque opponga un solo ragionamento critico diventa una criminale e viene mandat@ al rogo?

Io ho sempre parlato con tante donne e persone che non la pensano come me. Ho dedicato anni a tentare di far parlare tra di loro femminismi differenti. All’ultimo Feminist Blog Camp era chiaro che qualcosa fosse cambiato. Le compagne erano divise in due fazioni. Le pro/rivendicazioni delle sex workers e quelle contro. Le pro slut walk e quelle contro, eppure, almeno spero, siamo riuscite a parlare e senza tensioni abbiamo problematizzato quel conflitto.

Come è possibile che non si riesca più a fare questa cosa? Come è possibile che negli spazi virtuali i toni siano diventati integralisti e da crociata, con gente che non ammette alcuna diversità? Come è possibile che il dibattito tra donne sia confinato in questa sfera di criminalizzazione del dissenso da quello che pretende essere un dogma senza che chi se ne faccia portatore o portatrice si metta minimamente in discussione e valuti che anche lì c’è una parzialità, senza la quale la discussione sarebbe certo meno interessante, ma pur sempre di parzialità si tratta? Come è possibile che ancora ci sia chi insiste sul fatto che “pretendere” una conversione, una adesione totale ad un unico modo di vedere le cose, sia porgere “critiche”?

Per quante critiche io abbia rivolto in direzione di Snoq mi avete mai vista andare nella loro pagina facebook a insultare e fare polemica? Mi avete mai vista scrivere qualcosa di personale contro qualcuna? Mi avete mai vista offendere, perseguitare, scrivere sulla mia bacheca cattiverie su una sola donna di Snoq? Mi avete mai vista andare in giro a diffondere illazioni e menzogne per invitare la gente a prenderne le distanze? Io con loro parlo, mi confronto. In tante sono iscritte nella mia pagina facebook. E non vorrei affatto fosse diverso, anzi.

Cosa vi è successo? Perché non vi rendete conto che l’assenza di ossigeno è tanta e tale che la prima cosa che viene in mente di fare è la fuga?

E’ questa E’ una critica politica. C’è ancora lo spazio in Italia per poter discutere di questi temi senza doversi beccare insulti di ultrà, tifoserie e cyberbulle oppure no? Devo pretendere l’agio di discutere laicamente senza beccarmi dileggio e insulti solo quando parlo di fascisti o mi è lecito farlo quando chi si dice femminista usa esattamente lo stesso metodo di comunicazione dell’ultimo degli intolleranti? Questo disagio politico pensate, fortissimo, è mio soltanto oppure no? Perché non mi pare affatto che sia solo mio a ben vedere dalle tante persone che mi seguono e che si dicono d’accordo. Allora forse anche chi non è d’accordo con me farebbe bene a porsi innanzitutto il problema di inventarsi modalità che salvaguardino la libertà di esprimere una idea e che non favoriscano una cultura intollerante in cui i linciaggi e gli squadrismi siano spacciati per “critiche politiche”. Dopodiché, serenamente, con il rispetto e l’umanità dovuta ad ogni persona, ci si può criticare quanto ci pare. Dopo.

Ps: ricordo che quando io mi sono permessa di fare delle critiche politiche circa le modalità poco laiche, parecchio integraliste e normative attraverso le quali viene portata avanti la campagna AntiPas e contro i Padri Separati sono stata bannata, demonizzata, insultata, diffamata. Un po’ alla maniera di Grillo con Rodotà che il giorno prima ti esalta se politicamente gli sei utile e il giorno dopo ti degrada a scarto dell’umanità. Chi inibisce e non accetta le critiche dunque? 

Leggi anche:

Il ricatto morale e lo squadrismo 2.0 in difesa del femminicidio

Diario di una vittima di cyberbullismo: la costruzione del mostro da linciare

Diario di una vittima di cyberbullismo

4 pensieri su “Diario di una vittima di cyberbullismo: la violenza banalizzata e l’assenza di spazi laici di discussione politica!”

  1. Hai tutta la mia solidarietà e simpatia. E mi permetto di partire da una tua domanda: “da quando le scienze che si occupano di umanità, sociologia, psicologia, filosofia, hanno avuto timore di guardare altrove?”. Ti devo rispondere con un pizzico di pessimismo, direi: DA SEMPRE. Ci siamo abituati all’idea che i preconcetti, le superstizioni, i fondamentalismi siano figli dell’ignoranza e del tradizionalismo. La storia e l’ideologia degli ultimi due secoli ci hanno insegnato che non è così: le dottrine più innovative in campo psicologico, antropologico, sociologico sono state attaccate proprio da certi “progressisti” che non ne tolleravano la complessità e il sostanziale anarchismo. Stirner fu massacrato da Marx ed Engels. Se scorri l’introduzione de “I distruttori della ragione” di Lukács trovi un venefico attacco al logicismo e all’epistemologia contemporanea (“epifenomeno irrazionalista borghese”) e poi colpi bassi contro esistenzialismo, eccetera. E l’autore aveva visto impiccare il suo primo ministro, Imre Nagy, ad opera dei sovietici; e si era salvato la pelle come un furbino “borghese” qualunque.
    Tu hai ben individuato questa tendenza nel “femminismo istituzionalizzato”: è quello che io chiamo “puritanesimo contemporaneo”, una deriva di pensiero pseudo-progressista ma in realtà paternalista/maternalista e perbenista. E’ chiaro che il pensiero critico disturba. Ti prego, quindi: CONTINUA!

      1. Un segno di solidarietà da chi su internet ha passato esperienze simili.
        una cosa, non farti travolgere da ciò che è reale nella misura in cui lo immaginiamo tale, ma che reale non è.
        fatto salvo i casi di lavoro, Internet può essere un passatempo finchè non uguagliamo i bit alle persone.
        quando ero bambino ero il comandante della cavalleria, ma giocavamo con i manici di scopa,e quando ci chiamavano per la cena finiva tutto

        1. e ricordati senza la sana utopia il mondo non è mai andato avanti.
          Steve Jobbs, il cratore di Apple, diceva agli universitari: ‘siate pazzi, siate affamati’ . anche lo stesso Cristianesimo, quello dell’amore universale, guardando con occhi filosofici è una pia illusione, ma quante persone credono in esso

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.