Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Comunicazione, Critica femminista, Culture, Violenza

#Facebook Vs Odio Misogino e gli Inserzionisti/Protettori delle Donne

Ancora su Facebook (la risposta in inglese – in basso troverete alcuni passaggi tradotti – e le proposizioni del social network: qui). Women Action On Media promuove una lettera aperta a Facebook, firmata da tantissime associazioni e gruppi di donne, rivolta alle persone e agli inserzionisti, affinché gli inserzionisti smettano di pagare facebook per le proprie inserzioni a meno che Facebook non cambi la politica di tolleranza a proposito di immagini e contenuti che banalizzano ed esaltano stupro e violenza domestica contro le donne. Alcuni grossi inserzionisti hanno già manifestato la volontà di togliere la propria inserzione e Facebook è costretta a correre ai ripari e decide che provvederà a mettere assieme competenze varie, giuridiche e non so, per addestrare i moderatori a riconoscere contenuti che violano la legge e che promuovono, esaltano la violenza.

Quando ieri ho letto la notizia data in Italia in modo un po’ superficiale ho intuito che si trattasse di una operazione commerciale, perché nel tempo, e lo so bene, tante amiche, compagne, inclusa FaS, hanno tentato di denunciare quanto facebook fosse molto poco women friendly. E’ una azienda e come altre aziende rimuove contenuti se interviene una denuncia a meno che non violi norme genericamente poste e trattate, ovviamente, con discrezionalità (vedi la questione della pornografia che fa censurare le immagini delle Femen che non hanno nulla di pornografico solo perché si vedono i capezzoli). Ogni Social Network che vive di pubblicità si muove più o meno così. Pensate a quello che succederà se la stessa richiesta sarà fatta a Google chiedendo al grosso gruppo di moderare blog, immagini, video da youtube, non sulla base di una denuncia fatta alla magistratura, di una causa penale, ma sulla base di una moderazione e censura preventiva. Pensate al fatto che queste piattaforme si sostituiscano alla giustizia dei tribunali. Che privatizzino la giustizia in qualche modo. Che siano autorizzati/e a sorvegliarci, moralizzarci e controllarci di più dove il controllo si sostituisce all’alfabetizzazione. Ed è una cosa che a me fa paura.

Pensate a questo modello di “campagna” che si rivolge a tutti i soggetti che pagano inserzioni  che vengono fuori da google adsense per indurre Google a moderare qualunque cosa lo riguardi. Pensate poi che la stessa campagna potrebbero farla domani, che so, i Repubblicani a proposito delle immagini che promuovono l’aborto libero e gratuito, chiedendo agli inserzionisti di ritirare le inserzioni se non si censurano pure quelle e quei contenuti. Pensate ad un mondo in cui le materie che ci stanno a cuore diventano appannaggio dell’economia e delle multinazionali, per cui il tema della lotta contro la violenza sulle donne viene delegato ad esse in quanto che lotta contro la violenza sulle donne fa brand, diventa messaggio virale per promuovere qualunque azienda, per fare vendere di più. Oggi Facebook, domani un quotidiano, dopodomani un partito, poi un governo, poi perfino una dittatura che sarà riconosciuta come grande e bella perché le donne la legittimeranno in quanto che la dittatura dirà che è contro la violenza sulle donne.

Le cose scritte da queste donne sono di assoluto buon senso. Hanno ragione. D’altronde la mancanza di moderazione da parte di Facebook su questi contenuti ha fatto diventato il social network un territorio di guerra in cui alcune militanti da tastiera prive di coscienza femminista e libertaria invece che mostrare potenza creativa e capacità di sovversione culturale e comunicativa si sono trasformate in leghiste forsennate a fare ronde antisessiste pro-censura al punto che non distinguono più una opinione, per quanto perfida, da una immagine che promuove la violenza. Le stesse poi diffamano e perseguitano ossessivamente ogni giorno altre donne che non sono leghiste tanto quanto. Perché quando parte la ronda si vede un nemico o una nemica in ogni luogo e ci si sente in diritto di organizzare linciaggi e squadrismi virtuali contro una persona che commette il grande reato di pensarla un po’ diversamente.

Forse la moderazione, alla fine, modererà questi impulsi decisamente fascisti, guidati, almeno in Italia, da orde di persone che fasciste spesso lo sono per davvero e che al grido di “salviamo le nostre donne“, mentre chiedono più sorveglianza, controllo, più violazione della privacy, più “sicurezza” (facendo leva sulla “paura” e creando panico), vorrebbero decapitare i contenuti altrui e le vedi ad augurarsi la pena di morte per il quindicenne che ha postato una stronzata sessista salvo poi rivelare misoginia acuta quando si chiama mille volte troia la tizia ripresa a prendere a calci un cane.

Di fatto, dunque, facebook non solo non modera l’odio ma l’odio paga, serve, è commercialmente utile perché gli squadrismi producono flame e i flame fanno traffico online e il traffico significa più click, più pubblicità, più soldi. Non so come la risolverà facebook questa cosa. Quello che so è che è triste, terribile, che per attivare attenzione contro stupro e violenza domestica bisogna consegnare il bene psico/fisico delle donne a patriarchi protettori-inserzionisti che poi sono gli stessi che pubblicizzano i loro prodotti usando le donne troppo spesso come oggetti di consumo tanto quanto le auto, i detersivi, le mattonelle e chissà quali altre cose. Triste che si debba delegare la salvaguardia dei nostri diritti ad una azienda che moralizza già i nostri contenuti rimuovendo capezzoli e messaggi scritti sui nostri corpi e che sarà autorizzata a decidere da domani cosa potrebbe offenderci e cosa no.

Triste che ancora una volta si rappresentino le donne come creature fragili e bisognose di protezione dove il protagonismo delle donne diventa un lamento che si rivolge ai padri e dove la richiesta è di sorveglianza, controllo, come se fossimo bambine. Come se le campagne contro la violenza sulle donne fossero ritagliate oramai ne più e ne meno che sullo stesso target e sullo stesso metro di comunicazione usato contro la pedopornografia. Siamo bambine. Prego formare delle Task Force ovunque per salvarci dai mostri. In nome del business, of course.

Se c’è qualcuna che come me intuisce che c’è qualcosa che non va e le viene in mente una alternativa a tutto questo far scivolare a destra – verso soluzioni autoritarie – ogni discorso che orienta la questione della lotta contro la violenza sulle donne io sono tutta orecchie.

Comunque sia, eccovi la lettera tradotta dall’inglese. A seguire la traduzione in-fedele della risposta del Social Network.

Di Women Action On Media:

Lettera aperta a Facebook:

Noi sottoscritti/e, scriviamo per chiedere una rapida, completa ed efficace azione che affronti e si opponga alla rappresentazione di stupro e violenza domestica su Facebook. In particolare, chiediamo a voi, di Facebook, di portare avanti tre azioni:

– Riconoscere che il discorso che banalizza o glorifica la violenza contro le ragazze e le donne sia riconducibile all’odio di genere e assumere l’impegno di non tollerare questi contenuti.
– Formare i moderatori a riconoscere e rimuovere l’incitamento all’odio di genere.
– Formare i moderatori a capire come le molestie on-line colpiscono in modo diverso uomini e donne, in parte dovuto alla pandemia nel mondo reale a proposito di violenza contro le donne.

A tal fine, esortiamo gli utenti di Facebook a contattare gli inserzionisti i cui annunci su Facebook vengono visualizzati accanto a contenuti il cui target sono donne e violenza, a chiedere a queste aziende di ritirare la pubblicità su Facebook fino a quando Facebook non realizzerà le azioni di cui sopra per vietare discorsi di odio sessista sul tuo sito. (Noi faremo sensibilizzazione anche contattando inserzionisti su Twitter utilizzando l’hashtag # FBrape.)

In particolare, ci si riferisce a gruppi, pagine e immagini che tollerano esplicitamente o incoraggiano lo stupro o la violenza domestica o suggeriscono che essi siano qualcosa di cui ridere o vantarsi. Pagine di questo tipo appaiono su Facebook e includono Prendere a calci le troie nell’utero, Prendere a calci nel culo la tua ragazza perché non vi fa un panino, Violentemente stupra la tua amica giusto per ridere, Stupra la tua ragazza e molte, molte altre. Le immagini che appaiono su Facebook includono fotografie di donne picchiate, piene di lividi, legate, drogate, e sanguinanti, con didascalie come “Questa cagna non sapeva quando stare zitta” e “La prossima volta non rimanere incinta.

Queste pagine e immagini sono approvate dai vostri moderatori, mentre si rimuovono regolarmente contenuti con immagini di donne in allattamento, donne in post-mastectomia e rappresentazioni artistiche dei corpi delle donne. Inoltre, il discorso politico delle donne, che prevedono l’uso del proprio corpo in modi non-sessualizzati per protesta, è regolarmente bandito come pornografico, mentre il contenuto pornografico – proibito dalle vostre linee guida – rimane. Sembra che Facebook considera la violenza contro le donne meno offensiva di immagini non violente dei corpi delle donne, e che l’unica rappresentazione accettabile della nudità delle donne sono quelle in cui le donne appaiono come oggetti sessuali o vittime di abusi. La pratica comune di permettere questo genere di contenuti aggiungendo ad essi una battuta piena di humour dice letteralmente che la violenza sulle donne sia da considerarsi uno scherzo.

L’ultima stima globale delle Nazioni Unite Say No To Violence Campaign è che la percentuale di donne e ragazze che hanno subito violenza nel corso della loro vita consta di un insostenibile 70%. In un mondo in cui molte ragazze e donne saranno violentate o picchiate durante la loro vita, permettere siano veicolati contenuti su donne picchiate e violentate affinché siano condivisi, si possa vantarsene e si possa scherzarci su,  contribuisce alla normalizzazione della violenza domestica e sessuale, crea un’atmosfera in cui gli autori sono più propensi a credere che resteranno impuniti, e comunica alle vittime che non saranno prese sul serio se esse denunceranno.

Secondo un UK Home Office Survey, una persona su cinque pensa che sia accettabile in alcune circostanze per un uomo colpire o schiaffeggiare la moglie o fidanzata in risposta al suo essere vestita in abiti sexy o con il corpo esposto in pubblico. E il 36% pensa che una donna dovrebbe essere ritenuta in tutto o in parte responsabile se lei è sessualmente aggredita o violentata in stato di ubriachezza. Tali atteggiamenti sono modellati in parte da enormemente influenti piattaforme sociali come Facebook, e contribuiscono a colpevolizzare la vittima e a normalizzare la violenza contro le donne.

Anche se Facebook spiega, per portare avanti una difesa circoscritta della libertà di parola, di non voler essere coinvolta in norme impegnative o nella censura delle comunicazioni della gente, si serve di procedure, termini e linee guida della comunità che è tenuta a interpretarli e rispettarli. Facebook proibisce discorsi intrisi di odio e i vostri moderatori cancellano contenuti violentemente razzisti, omofobi, islamofobi e antisemiti ogni giorno. Il vostro rifiuto di affrontare in modo simile riferimenti d’odio basati sul genere emargina le ragazze e le donne, considera marginali le loro esperienze e preoccupazioni, contribuisce alla violenza contro di loro. Facebook è un enorme social network con più di un miliardo di utenti in tutto il mondo, e questo rende il sito estremamente influente nel plasmare le norme e comportamenti sociali e culturali.

La risposta di Facebook per le molte migliaia di lamentele e chiamate ad affrontare questi problemi è stata inadeguata. Non siete riusciti a promuovere una modalità pubblica per affrontare la questione, rispondere agli utenti interessati, oppure implementare politiche che potrebbero migliorare la situazione. Facebook ha perfino agito in contrasto alle richieste quando a proposito dei divieti che ponete su alcune immagini, in molti casi, rifiutate di rimuovere una immagine offensiva che promuove o banalizza stupro e violenza domestica salvo poi rimuoverle quando di quelle immagini si parla in pubblico, quando i giornalisti ne parlano in articoli, cosa che invia il forte messaggio che si è più preoccupati ad agire, caso per caso, giusto per proteggere la vostra reputazione invece che per realizzare un cambiamento e prendere una chiara presa di posizione pubblica contro la tolleranza pericolosa nei confronti dello stupro e della violenza domestica.

In un mondo in cui centinaia di migliaia di donne sono aggredite ogni giorno e dove la violenza domestica rimane una delle principali cause di morte violenta per le donne di tutto il mondo, non è possibile restare a guardare. Chiediamo a Facebook di prendere l’unica decisione responsabile e intraprendere azioni rapide e chiare su questo tema, per includere una politica in materia di stupro e violenza domestica in linea con i vostri obiettivi di moderazione e linee guida.

Cordiali saluti,

Firme

E il Social Network, a firma di Marne Levine, risponde (la risposta per intero QUI), in sintesi (quella che segue non è la traduzione del testo), che:

Il rilievo fatto su immagini e contenuti che minacciano o sono da incitamento alla violenza o all’odio di genere è accolto e la questione sarà affrontata. Altri gruppi hanno già suggerito loro in modo costruttivo il modo per comprendere la natura minacciosa di contenuti razzisti, islamofobi, antisemiti e alla luce di questa nuova richiesta approfittano per spiegare come si muove il social network a proposito di contenuti discutibili, che veicolano odio.

Facebook investe – così dice – in una mission per rendere il mondo aperto e connesso.Vuole fornire una piattaforma per condividere liberamente contenuti nel rispetto dei diritti degli altri. Per facilitare questo obiettivo lavorano strenuamente e tentano di bilanciare le preoccupazioni per il rispetto della libertà di espressione e il rispetto per le persone e la comunità. Sono vietati contenuti dannosi ma si permettono contenuti offensivi o controversi. Si definisce un contenuto nocivo facendo un paragone con quel che è nocivo nel mondo reale. Il Furto, la distruzione della proprietà, quel che infligge stress emotivo su un soggetto privato attraverso il bullismo, Un elenco di categorie di contenuti proibiti sono descritti nelle norme comunitarie.

Inoltre hanno una Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità che vieta “l’incitamento all’odio”. Dato che non esiste una definizione universalmente accettata a proposito di discorsi di odio, come piattaforma definiscono il termine per indicare attacchi diretti e gravi su qualsiasi categoria protetta di persone sulla base della loro razza, origine etnica, nazionalità, religione, sesso, genere, orientamento sessuale, disabilità o malattia. Lavorano duramente per rimuovere contenuti d’odio in fretta, tuttavia ci sono casi di contenuti offensivi, tra umorismo di cattivo gusto, che non sono espressioni di odio in base alla nostra definizione. In questi casi, lavoriamo per applicare criteri equi, basati su una policy condivisa. Questo approccio a loro permette di continuare a difendere i principi di libertà di espressione su cui è fondata Facebook. Hanno anche trovato che spesso la pubblicazione su Facebook di contenuti insensibili o crudeli viene realizzata più spesso da chi denuncia la violenza piuttosto che da persone facevano che la sostengono. Detto questo, si rendono conto che la loro difesa della libertà di espressione non deve mai essere interpretata come licenza di bullismo, molestia, abuso o minaccia di violenza. Si sono impegnati a lavorare per garantire che ciò non accada all’interno della comunità di Facebook. Ritengono che la procedura descritta di seguito aiuterà a raggiungere questo obiettivo.

Hanno realizzato dei sistemi, della opzioni, per incoraggiare le persone che utilizzano Facebook a segnalare violazioni dei termini e hanno realizzato strumenti sofisticati sviluppati per aiutare i loro team a valutare le segnalazioni che ricevono e ad assumere difficili decisioni sul fatto che un contenuto segnalato sia controverso, nocivo o costituisce incitamento all’odio. Come risultato, credono di essere in grado di rimuovere la maggior parte dei contenuti che violano gli standard, al punto che vengono protetti miliardi di utenti da coloro che cercano comunque di aggirare le linee guida per reinserire contenuti che sono stati rimossi di volta in volta.

In questi ultimi giorni, è diventato chiaro che i sistemi per identificare e rimuovere discorsi di odio non sono riusciti a lavorare nel modo più efficace come vorrebbero, in particolare intorno alle questioni sull’odio di genere. In alcuni casi, il contenuto non viene rimosso rapidamente come vorrebbero. In altri casi, il contenuto che deve essere rimosso non è stato ritenuto offensivo o è stato valutato utilizzando criteri obsoleti. Hanno lavorato negli ultimi mesi per migliorare i sistemi per rispondere alle segnalazioni di violazioni, ma le linee guida utilizzate da questi sistemi non riescono a contemplare tutti i contenuti che violano gli standard. Faranno di meglio.

In questo senso ecco ciò che faranno:

– Aggiorneranno le linee guida che il team utilizza per valutare le segnalazioni di violazione delle regole della comunità intorno ai discorsi di odio. Per garantire che queste linee guida riflettano le migliori pratiche, saranno sollecitati feedback da esperti legali e altri, tra cui i rappresentanti della coalizione delle donne e di altri gruppi che storicamente hanno affrontato la discriminazione contro le donne.

– Provvederanno ad aggiornare la formazione per le squadre che riesaminano e valutano le segnalazioni di contenuti d’odio e dannosi su Facebook. Per garantire che la formazione sia efficace, lavoreranno con esperti legali e gli altri, compresi i membri della coalizione delle donne.

– Assegneranno maggiore responsabilità a chi crea contenuti affinché non si qualifichino come espressioni di odio perseguibili, crudeli o insensibili, insistendo sul fatto che gli autori sono responsabili di quei contenuti. Pochi mesi fa hanno iniziato a testare un nuovo requisito per cui il creatore di ogni contenuto contenente umorismo-crudele e insensibile deve includere la sua autentica identità se vuole restare su Facebook. Come risultato, se un individuo decide di condividere pubblicamente contenuti crudeli e insensibili, gli utenti possono immediatamente associare l’autore e a quel contenuto. Facebook continuerà a sviluppare tale politica sulla base dei risultati che indicano che si sta contribuendo a creare un ambiente migliore per gli utenti di Facebook.

– Creeranno linee più formali e dirette di comunicazione con i rappresentanti dei gruppi di lavoro in questo settore, tra cui gruppi di donne, per assicurare un trattamento accelerato di contenuti che violano le norme. Hanno invitato Le rappresentanti delle associazioni di donne a realizzare canali di comunicazione meno formali con Facebook così come già stabiliti con gli altri gruppi.

– Incoraggeranno il gruppo Anti-Cyberhate e la Anti-Defamation League o altri gruppi di lavoro internazionali con i quali attualmente lavorano su questi temi affinché siano incluse rappresentanti dei gruppi di donne per trovare insieme il modo di bilanciare il rispetto per la libertà di espressione e l’opposizione e ricerca sugli effetti di incitamento all’odio basandosi sulle positive esperienze già avute di collaborazione con membri di gruppi che storicamente hanno subito discriminazioni nella società così da valutare insieme i progressi sugli obiettivi collettivi.

Si tratta di sfide complesse che sollevano questioni complesse. La recente esperienza di facebook ricorda che non sono in grado di rispondere da soli. Facebook è più forte quando si impegna assieme alla comunità di Facebook sul modo migliore per portare avanti la mission. Così come sono cresciuti per diventare un servizio globale con più di un miliardo di persone, allo stesso modo sono costantemente spinti a rivalutare procedimenti e politiche.

Faranno tante belle cose, gruppi di responsabili ed esperti aiuteranno i loro sforzi per dare alla gente la possibilità di creare condivisione e rendere il mondo più aperto e connesso.

Amen.

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