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E se chi fa violenza sulle donne ha un’etica

Su Fabiana:

Il Corriere riporta le battute di un signore che narra l’etica delle oppressioni.

«La mafia non aggredisce le ragazzine» e poi dice «Tutti giriamo col coltello, qua, una coltellata ci può stare… ma quel maledetto l’ha bruciata viva».

E’ una sciocchezza che quella mafia lì non “aggredisce” le ragazzine perché è una organizzazione patriarcale e quel che viene fatto alle “ragazzine” è di considerarle di proprietà del clan familiare. Altra storia rispetto a quella raccontata nella fiction antimafia di canale cinque dove le donne diventano boss e altrettante boss stanno nell’antimafia. Ma la mentalità che permea quei contesti è fatta di culture in cui tu devi fare quel che dice il padre, il fratello, lo zio, perfino il nipote e se sei un uomo non machista allora sei considerato frocio senza dubbio. Così le guardi queste ragazzine che crescono e si evolvono su concessione di patriarchi illuminati, quelle che possono studiare, o vengono rinchiuse in casa dopo aver superato l’età dell’obbligo scolastico perché le studentesse, si sa, sono tutte puttane. Sembra fantasia ma vi assicuro che non lo è perché di questa arretratezza culturale vive una ragazza in alcuni luoghi, senza voler  ricavare stereotipi dove ci sono migliaia di genitori meravigliosi che si spaccano la schiena per mandare le figlie all’università. Ma la mentalità che dice che “una coltellata ci può stare…” è la stessa che dice anche che una scarica di botte è comunque qualcosa che si può accettare, ed è la stessa che suggerisce alle donne di consigliare alle figlie di restare a presidiare i matrimoni in cui prendono botte, perché la famiglia innanzitutto, la stessa che ti spiega come tutti sanno e nessuno dice che tutto ciò non è normale.

Dopodiché una mentalità del genere ti obbliga perfino a sorbirti il paternalismo, quello di chi pare avere un’etica della violenza. Una sorta di deontologia “professionale”. Botte si, coltellata forse, ma bruciarla viva giammai. E vorrei ricordare di quella donna sciolta nell’acido per volere del marito, che dimostra che dell’etica meridional/mafiosa non sappiamo proprio cosa farcene. Perché l’orrore non ha un’etica. Non c’è “onore”, tanto per usare un termine a loro caro, nell’ammazzare in generale, nel sopraffare qualcun@ per imporre un desiderio, possesso, l’esercizio della proprietà sui corpi.

C’è il pezzo su La Stampa che dice che in paese tutti sapevano, il ragazzo era stato anche denunciato, e lei ci si era rimessa assieme tante volte, a dimostrare quello che io scrivo, ché è un problema di mentalità e cultura che coinvolge tutti e non solo chi la violenza poi la compie. C’è un enorme lavoro da fare mentre leggiamo che il padre aveva tentato di impedire che la figlia lo vedesse. L’assassino l’aveva già picchiata, presa a pugni, la teneva in soggezione, la controllava a vista, la considerava di sua proprietà. Scrive La Stampa che per tutta risposta lei aveva fatto un viaggio assieme a lui, a Bologna, perché non credo che sia stata poi costretta, e so che in queste dinamiche quando c’è il mondo fuori che ti consiglia di troncare una storia quello che fai è ricavare complicità col tuo carnefice, amanti in gran segreto, a dispetto del mondo, poi lei, pian piano, ed è così che avviene, si era risvegliata dal torpore, aveva cominciato a dire no con convinzione, ed è lì che rischi la vita, quando avverti il distacco e non può che avvertirlo pure lui. Lì avviene che si sottovaluta il pericolo, che si ritiene che lui ami davvero te e non se stesso, ed è il momento del distacco che mai bisognerebbe viversi in comune perché non è lui che ti autorizzerà mai ad andare, non ti darà mai la sua approvazione, non avverrà e ti farà male.

La Stampa scrive che «Il fidanzato era molto geloso – raccontano – ma per certi versi bisogna capirlo: viveva una situazione difficile in famiglia. Perché la madre ha una storia con un direttore del Comune. Così lui ha vissuto queste corna pubbliche. Tutto il paese lo sa». Ed eccole le storie di paese, in cui in queste questioni si riesce a creare simmetrie senza alcun senso riuscendo a dare della zoccola a una donna in un pettegolezzo, che tale resta, e che è compreso giusto in quella mentalità omofoba e sessista che legittima la violenza. Se uno brucia viva la ragazza d’altronde la ragione non poteva che risiedere nella zoccolitudine materna, no?

D’altronde quante volte me lo sarò sentita dire io, nella mia terra, che le donne meritano di essere trattate male perché sono tutte puttane?

La verità è che questo ragazzo non è un mostro. “Anche lui è un povera vittima” dice la madre di Fabiana in un articolo che definisce una dimensione claustrofobica. Non so se sia così oppure no ma quel che è certo è che si tratta di una persona, cresciuta e contaminata nel mezzo di una cultura di merda che a suon di educazione, controcultura e raziocinio bisogna cambiare. Di certo riportare il curtigghio sulla madre non aiuta. Di certo la stampa dovrebbe fare un po’ di più che alimentare il pregiudizio e mettere in circolo mentalità orrende. Ovvero dovrebbe anche evitare di andare a beccare gli esseri più trogloditi del paese per mettere al muro tutto un luogo in cui sicuramente, come sempre accade, ci saranno differenze. Ma su quanto siano scandalistici e poco seri i media che parlano di fatti di cronaca basta Caterina Guzzanti a dircelo. Ed è così, purtroppo, che presto o tardi vedremo lo striscione dell’amministrazione comunale con frasi di condanna alla violenza nel tentativo di recuperare una buona immagine della città…

6 pensieri su “E se chi fa violenza sulle donne ha un’etica”

    1. appunto. non si può continuare a deresponsabilizzare così, è una stronzata: esiste il libero arbitrio, ha fatto tutto da solo.

      1. Non puoi aiutare qualcuno che non vuole essere aiutato. Non siamo nel 1800. I mezzi per informarti e capire in quale mentalità di merda sei cresciuto li hai, e allora puoi farti aiutare a uscire dal fetore. Se non ti vuoi informare e persisti a voler vivere nel letame mentale non hai alibi a mio parere.

  1. “dovrebbe anche evitare di andare a beccare gli esseri più trogloditi del paese per mettere al muro tutto un luogo in cui sicuramente, come sempre accade, ci saranno differenze”

    Molti giornalisti ci sguazzano in queste cose. Anche nel caso dell’orribile stupro di Montalto di Castro si fece lo stesso, con la differenza che in quel caso erano a mio parere giustificati dal fatto che il sindaco dell’epoca era a capo della fazione che difendeva i “bravi ragazzi” di turno (tra cui figurava il suo figliuolo).

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