Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Violenza

S’io fossi vittima d’assassinio vorrei che voi

Parlare di violenza di genere a tutto tondo, includendo gay, lesbiche e trans. Bella storia. Proprio come avevamo suggerito noi nella nostra petizione. Lo dice la Ministra Idem a proposito dei provvedimenti da adottare contro la violenza e delle cose che lei vorrebbe fare. Accenna alla storia del braccialetto elettronico e mi chiedo perchè. A che serve? Quale ditta rifornisce simili aggeggi? Quanto costa mettere in piedi un luogo in cui si tiene contatto con i braccialetti assegnati? Sa mica che in Spagna questa cosa é stata fatta e che non ha proprio funzionato? Magari informarsi non sarebbe male.

Poi parla di controllo in tv e nelle pubblicità (aiuto! le censure preventive no… ci sarà una apposita commissione che valuterà i contenuti e taglierà scene che offenderebbero la dignità delle donne?!?) e di quote rosa e lì mi si ammoscia definitivamente l’entusiasmo.

D’altra parte sul Femminicidio siamo alla guerra sui numeri. Certe Donniste tirano su le cifre, includono anche le vittime che non c’entrano nulla con i ruoli di genere, qualcun@, in buona fede, accenna al fatto che se un pazzo viene lasciato “libero” e poi ammazza una donna allora sarebbe femminicidio di Stato.

Cazzo, allora quando lo Stato lascia per terra morta una militante antifascista pure quello è femminicidio di Stato? E quando a morire è Carlo Giuliani che cos’è? Qualcosa non mi torna.

Io pondero e resto calma e leggo questo esercizio che si svolge sui cadaveri di donne uccise, ben sapendo che in quella conta, in fondo, avrei potuto esserci anch’io, e mi chiedo come avrei potuto fare a salvare la mia pellaccia cadaverica da ogni forma di strumentalizzazione. Come fermare il sensazionalismo, la fobia sociale crescente, gli autoritarismi conseguenti. Ci sarà pure una specie di testamento biologico per le donne che nel caso siano uccise dicano “giù le mani dal mio corpo“?

Cosa si potrebbe scrivere, in effetti? Un sacco di cose, per suggerire prevenzione, anche se poi t’arriva lo squadrone antiviolenza che dice che non la racconti nel modo giusto e se non possono usarti comunque ti mandano al macero. Non servi al conteggio finale, non puoi essere proclamata vittima nazionale e su di te nessuno può fare speculazioni pro o contro per dire che le donne sono più o sono meno e che se sono più servono braccialetti elettronici e sorveglianza e se sono meno serve che il mondo stia un po’ calmino e ragioni di cultura senza lasciarsi prendere dal panico.

Potrei comunque dire:

Salve,

nel caso in cui qualcun@ prima o poi m’ammazzasse, fatemi il favore di non fottermi le fotografie da facebook, non raccontate balle sul mio conto, non state lì a litigare sul fatto che il mio sia stato o meno un femminicidio perché tanto sarò morta uguale e di come chiamate quello che mi hanno fatto a me non frega proprio niente. Semmai poteva interessarmi prima e allora, dato che potrebbero esserci tante ragioni per cui potrei essere ammazzata, diciamo che mi piacerebbe intervenire sulle cause (e non sugli appellativi) prima di una mia eventuale morte.

Sappiate che nella vita ho fatto tanto sesso, ché se qualcun@ piazza la mia fotografia con descrizione in angolo “morta, uccisa, moglie, mamma, italiana“, torno sulla terra e sputo, sappiate che odio fiaccolate e processioni e che non me ne frega niente di marcette per la salvaguardia delle “vostre” donne perché io non sono stata mai proprio di nessuno e così continuerà ad essere fino alla fine dei miei giorni. Sappiate che se mi accoppa un immigrato non siete autorizzati/e a rompere le ovaie a tutti gli stranieri di questo mondo né ad autorizzare leggi razziste sulla mia pellaccia morta.

Sappiate che non autorizzo criminologhe, psichiatri d’assalto, opinionisti da strapazzo e giornalisti dal plastico facile, a fare puntate su puntate su di me. Non voglio, e dico, NON VOGLIO, ma proprio per niente, che la mia storia sia raccontata da quella pappa nazional popolare che è Amore Criminale. Evitate di intervistare la mia famiglia, tutelate la loro privacy e la mia, evitate di intervistare i vicini. Tra l’altro i vicini non li cago e loro non cagano me, il che immagino accada spesso a molte persone, e dunque chiunque dica che “era una signora tanto tranquilla e perbene” dice minchiate perché nella migliore delle ipotesi hanno intravisto la mia faccia e mi hanno solo detto buongiorno e buonasera in ascensore.

Evitate di legittimare marketing istituzionale e di fare sfilare polizie varie che raccontano come sono stati tanto bravi a stendere un lenzuolo bianco sul mio corpo defunto. Evitate anche di fare girare foto mie su facebook per lanciare i vostri appelli del cavolo che in genere concludono sempre con un “le donne sono le prime vittime dell’universo mondo e muoiono come mosche e bla bla bla“. Non per altro, ma mi disturba molto rientrare in statistiche che non ho scelto, finalizzate a scopi per i quali io non ho deciso niente.

Evitate di piangermi. Non voglio neppure un funerale perché sono atea e voglio essere cremata, poi date le mie ceneri al mio meraviglioso compagno, che sicuramente non è colpevole di niente a parte amarmi all’infinito e chi dice il contrario lo sbrano pure dall’aldilà, così lui penserà a spargerle giù a mare dove mi piacerà restare, per viaggiare tanto, polvere e acqua, finalmente.

Non immaginate mai che sia stata uccisa a seguito di tentato stupro e non tentate di fare di me una santa maria goretti perché se arriva qualcuno che la vuole col cazzo che mi faccio ammazzare e gliela do subito e senza problemi. Chiudo pure gli occhi per non guardare il viso così non c’è proprio rischio che lo riconosca e ho qualche possibilità di restare integra nella speranza di poter essere curata in fretta e di poter fruire poi di una pillola del giorno dopo per evitare una gravidanza indesiderata. Sempre che non trovi un obiettore che tenti di impartirmi lezioni di vita negandomi la contraccezione d’emergenza. In quel caso mordo. Contateci.

Evitate di consumarvi i polpastrelli sulla tastiera per inserirmi in una casistica e piuttosto pensate a non fare alcuna gogna post mortem su di me perché qualunque cosa i miei cari si trovassero a leggere di brutto e cattivo, di quelle polemiche orrende su chi ammazza più o meno, li farebbe soffrire. Dunque proteggete loro.

Ai media impongo di evitare di fare audience e sfruttare il brand “femminicidio” sul mio “caso”. Niente gossip e dettagli. Rifatevi di click e incassi pubblicitari sulla vostra pelle e non sulla mia. Gli sciacallaggi di ogni genere anche no. E alle politiche che fanno campagna elettorale sulla pelle delle donne uccise direi che da me non godranno mai di alcuna legittimazione. Esigo che si sappia che io non sarei “emergenza tal dei tali” e che a risoluzione del problema non vorrei mai alcuna legge autoritaria, niente braccialetti, niente sorveglianza, niente lesione della privacy, niente castrazioni chimiche, pene di morte, niente schifezze fasciste decise sulla mia pelle.

Se muoio ammazzata voglio morire da donna autodeterminata quale sono sempre stata e se in tanti mi toglieranno voce per compiere il proprio rito catartico sulla mia pelle direi che sono loro gli assassini, più di quanto non sia chi mi ha uccisa per prim@. Dopodiché, vi prego, non date per scontato nulla, perché nel tempo ho anche capito che le donne sanno essere decisamente perfide, volendo, e dunque se andate alla ricerca di colpevoli non lasciate inesplorata alcuna pista e prima di tentare di incolpare uno a caso verificate se non sia stata una donna a farmi fuori.

Un ultimo dettaglio, per completare la serie di richieste: mi piacerebbe proprio che si restituisse voce alle vittime di violenza ché di burocrati che si rifanno la carriera sulla loro pelle ce ne sono troppe. Dunque una sola cosa potrei accettare: che una vittima di violenza mi parlasse in sogno, da sorella a sorella, per dirmi “ti capisco e ti conosco“, e poi una mano, poggiata sulla mia fronte opaca, per prendere il mio ultimo pensiero che le dirà di certo “fa che si rispetti quel che dico… fa che io sia viva per ciò che sono e non per ciò che vorrebbero io fossi…“.

Dovesse succedere, io spero tanto ma proprio tanto di no, ricordatevi di questo. Tutti quanti.

NB: non temo affatto per la mia vita. Sto benissimo e sono amatissima da tutte le persone che ho attorno. 🙂

3 pensieri riguardo “S’io fossi vittima d’assassinio vorrei che voi”

  1. Dispiace molto veder fare tutta questa confusione su femminicidio (e tra femminicidio e femicidio), buttando a mare decenni di lavoro, di lacrime e sangue di donne che sulla base di esperienze drammatiche – anche dirette – su questi temi si sono spese per far nascere una nuova comprensione e una nuova coscienza giuridica. Scusa se prendo a prestito parole non mie per ricordare che “L’antropologa messicana Marcela Lagarde, fra le teoriche del concetto di femminicidio, sottolinea il carattere strutturale del problema evidenziando come «La cultura in mille modi rafforza la concezione per cui la violenza maschile sulle donne è un qualcosa di naturale, attraverso una proiezione permanente di immagini, dossier, spiegazioni che legittimano la violenza, siamo davanti a una violenza illegale ma legittima, questo è uno dei punti chiave del femminicidio».
    È, infatti, proprio il contesto culturale ad implicare la sostanziale impunità sociale e la «normalizzazione» del fenomeno che legittimano il femminicidio, soprattutto quando le istituzioni si mostrano inadeguate ad affrontarne la drammaticità e specificità”.
    Concetti che, appunto, capisco bene che facciano rabbrividire opinionisti del “Il Giornale”, ma che meriterebbero ben altra attenzione da chi di un certo sistema si ritiene “antagonista”.

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