Antirazzismo, Comunicazione, R-Esistenze, Satira

La Ministra Kyenge e i cripto-razzismi

Cécile Kyenge, quella che vuole abbattere muri, piace poco. E’ nera, figlia di un poligamo, ha perfino 38 fratelli, parla delle sue radici senza vergogna, non s’è mica convertita, lei, tanto da diventare più cristiana dei cristiani, addirittura tanto da bacchettare i cristiani stessi perché sarebbero troppo tolleranti. Dunque all’inizio s’è beccata un bel po’ di insulti, tutti derivanti dalla stessa cultura d’odio che regala schegge di veleno anche a gay, lesbiche, trans, donne, oppositori politici, uomini, bambini, bambine, e qualunque soggetto passi attraverso la sfilza di contenuti lincianti della rete. Poi l’invito alla moderazione e allora il razzismo è diventato più ipocrita e insinuante.

Tante domande morbose per radiografare la sua vita, al punto che manca chi le chieda se lei e tutta la sua famiglia dormissero appassionatamente tutti assieme e poi le hanno proprio volute sapere tutte. Se già il colore della sua pelle ha scatenato un delirio e figuriamoci cosa può aver scatenato il fatto che lei parla di Ius Soli, il diritto di cittadinanza a chi nasce sul suolo italiano. Lei parla di rivedere la legge sull’immigrazione, di bandire i Cie, tutte cose parecchio belle, che personalmente condivido. Però il Pdl fa la voce grossa e dice cose tipo, macché, ma non c’eravamo messi d’accordo che la signora faceva solo da comparsa? Tipo per fare vedere che siamo tanto antirazzisti e moderni? E allora il suo Presidente del Consiglio frena e dice che certe cose vanno ridiscusse. Non è che una solo perché è ministra può prendere e decidere di testa sua. E no, mia cara. Non si fa mica così!

E poi ora c’è l’emergenza delle donne uccise, e quelle rinchiuse nei Cie mica sono donne. Sono Clan-de-sti-ne, un po’ criminali, perché si sono spostate proprio come hai fatto te e sono orgogliose di andare in giro con abiti colorati, turbanti in testa e quando ti guardano non si vergognano proprio per niente, guarda te’ se non bisogna loro insegnare un po’ di educazione.

Dicevo insomma che si sono messi all’opera ragionamenti discriminanti un po’ più soft. C’è chi ha fatto partire petizioni contro di lei perché legittimerebbe la poligamia, c’è chi le dedica lettere aperte per dirle cose tipo:

ma non riesco a chiamarla Ministro, non per razzismo come molti possano essere indotti a pensare, ma per criterio.

Non accetto che lei parli a nome mio e dei miei concittadini definendoci “meticci”. Io sono di generazioni italiana, nel mio albero genealogico ci sono persone che hanno dato la vita per questo paese, ho una cultura, la mia, quella del mio popolo, che amo e che non voglio cambiare con nessun altra.
Sono stanca di sentirmi straniera a casa mia; di dovermi giustificare per le mie tradizioni; di dover continuamente sopportare, tollerare che l’ultimo arrivato, che nemmeno possiede una goccia del mio sangue, mi venga ad impartire ordini.
Io e il mio paese siamo tutt’uno.

Armata di patriottismo tuona dunque contro lo Ius Soli perché la cittadinanza italiana sarebbe una cosa preziosa da concedere a chi ha combattuto e lastricato di sangue questa terra. E io che pensavo di essermi lasciata alle spalle un po’ di decenni fa le guerre tra granducati, signorie e comuni e garibaldinismi vari, io che meticcia lo sono di sicuro perché nella mia terra, come credo in qualunque angolo italiano, c’è passato l’universo mondo a riprodursi e modificare culture, io che so che quelle che dalle mie parti sono chiamate “tradizioni” sono per metà derivanti da mondi arabi, per un po’ da spagnoli, un altro po’ da greci e ancora normanni e chissà quanti altri popoli e culture, non riesco a sentire l’orgoglio di aver combattuto per la “mia” terra.

Cioè, davvero chi scrive questa lettera e le varie migliaia di persone che la condividono hanno versato del sangue per il proprio paese? E quando?

Eppoi, tra un invito al rispetto dell’italiano medio e l’altro dice alla Kyenge che pretendere diritti senza offrire solidarietà, obblighi, non andrebbe bene.

Mi chiedo se chi scrive stia pensando ad una sorta di prova del fuoco. Alla nascita, per capire se i figli dei migranti nati qui siano meritevoli, li mandiamo subito in caserma, li facciamo arruolare come passaggio obbligato, e dunque dopo aver fatto in modo che abbiano difeso il Paese dall’attacco degli alieni, solo allora, potremo, forse, considerare che abbiano versato del sangue per noi. Perché pagare le tasse, contribuire all’economia italiana, pagare affitti, acquistare nei negozi, indi arricchire, servire, pulire case e corpi degli italiani, non è sufficiente. Chi sono poi ‘sti qua che solo perché nascono e abitano in Italia vogliono pretendere di poter andare a scuola, godere del diritto di istruzione, alla sanità, al lavoro, alla cittadinanza se prima non aiutano per almeno una decina d’anni tutte le vecchine e i vecchini bisognosi. Dunque percorsi di badante/solidale per chiunque voglia la cittadinanza, e già che ci siamo gli facciamo fare pure le colf, così tanto per farli divertire. Se insomma non sputano un pochino di sangue dimostrandoci che sono così legati alla “nostra” cultura e alle “nostre” tradizioni non è che si possano accettare con facilità. Eh no.

Eppoi diciamolo: quando noi italiani andiamo in Africa, scrive un’altra, non troviamo mica la tolleranza che lei trova qui. L’abbiamo fatta addirittura ministra e viene qui pure a parlarci di Ius Soli. Ma su. Un po’ di contegno, perbacco. Si ricomponga e non si allarghi. Un@ le dà un ditino e lei si prende tutto il braccio.

Ringrazi che non veniamo lì a fare la rivoluzione per farla detronizzare. Le abbiamo dato potere di parola. Ora, sia brava, dica solo quello che vogliamo noi.

W L’Italia. W gli italiani. W gli spaghetti, la mamma e vedi quant’è bello ‘sto paese.

Si dice vedi l’Italia e poi muori.

Immigrat@: l’hai vista l’Italia? E com’è che sei ancora viv@?

5 pensieri su “La Ministra Kyenge e i cripto-razzismi”

  1. tra tutti questi nazionalisti ho notato una caratteristica in comune.
    confondono l’ordinamento legislativo con la cultura.
    dicono “basta che si integrino” (quando non dicono che devono silurare le imbarcazioni dei migranti) e poi criticano quei crimini statisticamente irrilevanti che fanno molto più rumore della foresta che cresce.
    Per me è evidente che confondono il non rubare, uccidere eccetera (quello che io definirei come rispetto del prossimo, ma questo è un concetto sconosciuto per nazionalisti e fascisti), che sono comportamenti sanzionati dalla legge, con il non fare il presepe a natale (true story).
    Io penso che a qualsiasi persona che voglia integrarsi nella società (inclusi molti italiani) venga chiesto solo il rispetto delle norme giuridiche, non me ne frega nulla di imporgli una mia cultura, che poi per queste persone è semplicemente l’insieme di usi e costumi maggioritari (bye bye pluralismo).
    E si evince come queste persone non comprendano il significato di Res Publica, specialmente quando fanno discorsi idioti circa come comportarsi in casa d’altri, gli spazi privati sono ben diversi da quelli pubblici, lo stato esiste anche per tutelare le minoranze, non solo per accontentare le minoranze, senza questo punto fondamentale la democrazia diventa una dittatura del numero, a tutti gli effetti basata sulla legge del più forte.
    E si ostinano a pensare ad una univoca cultura italiana, senza considerare le mille sfaccettature locali, ma soprattutto le microculture sovversive come molti movimenti giovanili, che poi da sempre sono il motivo per cui usi e costumi della società si evolvono.
    Questi fascisti si sono dimenticati inoltre che la responsabilità penale è personale, che se uno delinque non puoi colpire tutta la categoria a cui appartengono, e questa pratica abominevole ha un nome: “rappresaglia”, si sono dimenticati del regolare processo e della presunzione d’innocenza, a tutti gli effetti hanno dimenticato ogni briciola di civiltà.
    Dietro questa ondata nazionalista, che vede evasori fiscali insultare immigrati che raccolgono i loro pomodori per due lire (perché si sa che i nazionalisti sono per la sovranità monetaria), nessuno si accorge dei veri interessi di chi l’onda l’ha creata.
    Un immigrato clandestino è uno schiavo perfetto, non può essere tutelato dalla legge perché per la legge non esiste, e se esistesse verrebbe punito. Quindi il reato di clandestinità è solo il mezzo per rendere più facile lo schiavismo di persone chiuse in un capannone, sapendo che se denunciassero il padrone, verrebbero punite innanzitutto loro e tutti i loro compagni lavoratori.
    L’opposizione allo Ius soli ha la stessa radice, se cominciamo a dare la cittadinanza tra una cinquantina d’anni avremo davvero avuto l’integrazione, e gli schiavi dove andremo a prenderli?

    Secondo me bisogna rilanciare l’idea fondamentale che prima di neri e bianchi, maschi e femmine, etero o LGBT, siamo persone.

    Scusa lo sfogo ma non ce la faccio più

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