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#22esima vittima di Femminicidio: Ilaria

480231_334784236592841_1751263082_nSe si conferma quanto già anticipa Repubblica siamo alla #22esima vittima di Femminicidio dall’inizio dell’anno. #6 sono ad ora gli uomini uccisi, vittime per questioni di vendette sempre inerenti possesso. #1 bambina uccisa dalla madre che non accettava la separazione. Due le donne che hanno ucciso convivente o la partner e  – se confermata l’ipotesi di quest’ultimo delitto – sarebbero #25 gli uomini che hanno ucciso.

Ilaria, 19 anni, forse stuprata, strangolata, lasciata nuda lì da mercoledì sera.

Lei ha il volto di una ragazzina, e come potrebbe essere altrimenti, e subito Repubblica e Corriere, si sono precipitati a recuperare le sue foto dal suo profilo facebook. Immancabile dose di cuoricini e cagnolini e amiche ed espressioni buffe e tutte queste cose nazional/popolari che nel caso ce ne fosse bisogno rendono la vittima un po’ più vittima, tipo una santa, e l’indignazione un po’ più indignazione.

Ogni click è un guadagno in pubblicità. Più materiale succulento metti dentro e più la gente clicca. Il caso si presenta come interessantissimo, attorno al quale si svilupperà l’attenzione morbosa di tanti media, programmi trash tv pomeridiani inclusi.

Seguiranno comunicati indignati, fiaccolate indignate e richieste di leggi più dure. Se è stato un immigrato partirà una ronda antimmigrati, se è stato un italiano si parlerà di raptus, delitto passionale, qualcun@ farà venire fuori una ricostruzione dei fatti un po’ dubbia, di lei si dirà di tutto e di più, senza rispetto per i parenti che sono in lutto né per chiunque l’abbia voluta bene.

ilariaSarà usata in mille modi possibili per legittimare chi ad ogni cadavere ricava attenzione pubblica e consenso elettorale per proposte di legge sempre più liberticide e autoritarie, sarà aizzata la massa di persone subito pronte a linciare il responsabile. Si attiverà anche l’intrusione, nel discorso pubblico, di paternalisti che da un lato daranno consigli alle ragazze per “evitare” di farsi stuprare e dall’altra dichiareranno di volerle difendere a spada tratta perché sono sempre “nostre figlie, madri, sorelle…“.

Ci sarà un dibattito sul femminicidio. C’è chi dirà che l’arma per risolverlo sarebbe una legge durissima contro gli assassini. Qualcun@ detterà una morale normativa e dichiarerà che sarebbe necessario restringere ancora di più i nostri spazi di libertà. C’è chi dirà che il fenomeno è risicato e non vale la pena di ragionarne. C’è chi dirà che bisogna attendere il risultato delle indagini per sapere da che parte schierarsi. Ma la folla preme e le tifoserie saranno subito pronte, prima che si intraveda qualunque esito, a scatenare l’inferno.

corriereilariaFiumi di inchiostro e chilometri di parole, con queste foto scippate per produrre una estetica precisa del caso, con versioni pro-contro sull’uso delle parole, con polemiche su chi dice troppo o troppo poco. Con quelle che se qualcun@ osa dire “una legge autoritaria magari no… basta quel che abbiamo” e “le aggravanti non servono a niente” e “le vittime di questi fenomeni gravissimi a volte vengono usate ad arte per distrarre la gente dalla disoccupazione, la povertà… così siamo tutti convinti che lo Stato faccia per noi tantissimo e in realtà non fa proprio nulla…” rispondono “negazionista!“.

Si aprono le danze. Ed è terribile sapere già a priori cosa accadrà e non riuscire a dire una cosa essenziale: questa ragazza è morta. Non è il tramite per letture proiettive o raduni, reali e virtuali, di ultrà, né una risorsa economica per lucrarci sopra. Ricordatevene ogni volta che cliccherete su pagine che vi offrono la notizia al prezzo di almeno un paio di pubblicità.

Ciao Ilaria. Non sai come mi dispiace per te. Davvero. Avrei voluto salvarti da tutto questo. Avrei voluto essere più brava e più tenace e determinata per dire al mondo che prevenire le violenze è un dovere e che prevenire non significa affatto parlare di durezza della pena, di aggravanti e di tutto quello che tranquillizza chi pensa che una mentalità la cambi chiudendo qualcuno in galera. Avrei voluto dire più forte e tanto tempo fa che quei deterrenti non servono a nulla perché da che mi occupo di violenza sono passati decenni e siamo ancora qui, allo stesso punto di prima, perché certe regole, per quanto piacciano a tutori che legittimano se stessi, a paternalisti e portatori/trici di culture patriarcali, non modificano in alcun modo la cultura che ha reso te un oggetto e quell’altr@, chiunque egli sia, un carnefice.

Un abbraccio solidale ai parenti e amici che ti hanno voluto e ti vogliono bene.

—>>>Bollettino di Guerra

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