Malafemmina

Quattrolavoriquattro, contemporaneamente (schizofrenie precarie)

No. Non sento le voci. Semmai sono le voci che sentono me.

Sono tornata dal villaggio vacanze. Ho ripreso a lavorare al bar. L’agenzia per la quale lavoravo prima forse mi molla un altro pezzo di stipendio che mi deve. Se però poi oso chiedere la rateizzazione posticipata – a quando mi va – per il pagamento dell’affitto figurati se qualcuno me lo concede. C’è questo dettaglio che ai datori di lavoro “insolventi” sfugge. Io precaria devo capire le loro ragioni, ché altrimenti mi caricano pure la responsabilità del loro fallimento, dopo che comunque del mio lavoro si sono serviti e io li ho fatti guadagnare, però nessuno capisce le ragioni mie. Le mie scadenze devo rispettarle tutte. L’affitto e le bollette, pure la pancia ogni tanto esige un pezzo di pane.

E a proposito di pane il boss del mio turno al bar mi ha detto che sono tornata che sto troppo magra e allora devo prendere qualche chilo “perché non hai più neppure le forme“. Sai che mi frega delle forme se sono stata a lavorare senza sosta tutta l’estate. Gli ho detto “allora trova un modo più comodo per farmi lavorare” e mi ha preso in parola. Per qualche settimana niente servizio ai tavoli, l’andirivieni che mi fa sudare e che d’inverno “mi manteneva in forma”. Solo al banco bar così poggio le chiappe nei momenti di pausa e per il resto sto fissa a fare ‘mbriacare la gente senza pentimento.

Che lavoro fai, stavolta?” chiede mia madre. Appunto, faccio ‘mbriacare la gente e mi pagano per questo. “Eh, figlia mia, dopo che hai tanto studiato…“. Oi mamma, non ricominciare con ‘sta storia perché mi metto a urlare e così come sono messa adesso ci sta che ogni urlo è troppo consumo di calorie e ti divento scheletro.

L’associazione culturale che mi vuole a fare da cuscinetto e para fulmini per dire ad altri dipendenti che devono lavorare con paghe di merda dice che posso cominciare la prossima settimana. Sabato mattina invece ho fatto il primo turno part time a rinforzo di una libreria. Pensavo fosse bello stare in mezzo ai libri, ne leggo tanti, la carta profuma di buono, invece praticamente ho da fare la facchina, carica e scarica, sistema e spolvera, e i libri alla lunga mi verranno a noia.

Però è un parco con una fauna niente male. Clienti così folli ne ho visti veramente pochi. Gente che entra per darsi un tono e poi si dirige allo scaffale delle barzellette idiote. E va anche bene che le barzellette piacciano ma spendere 17 euro per stronzate, vi giuro, che non lo capisco. Poi c’è la tizia che ti chiede “vorrei l’ultimo libro del signor Vespa” e lì vorresti avere in mano un’arma extraterreste per far gravitare la signora in un’altra galassia. Infine l’uomo che ha sentito dire di una storia, scritta da chissà chi e chissà quando, però il libro ha la copertina verde, e capirai, se è verde è verde e allora lo vorrei mandare allo scaffale dei libri con le copertine verdi, così dovrebbero essere orientate certe librerie, uno scaffale apposito per indecisi & company, coi libri suddivisi per scale cromatiche, così loro saranno soddisfatti e tu puoi toglierti quell’espressione basita che in fondo vuol dire “questo è veramente scemo“.

Avrò più novità nei prossimi giorni.

Ah. Dimenticavo. Il capo animatore che mi dava gli ordini al villaggio mi vuole per alcuni party per bambini e le cubiste che ballavano nei sabato sera mi hanno detto che volendo posso arrotondare per fare odorare fica al mondo circostante, però dall’alto, sculettando a ritmo, il che mi farebbe guadagnare tipo 70 euri a botta. Per quella cifra mi metto pure le mutande buone.

A presto.

NB: Malafemmina, diario di una precaria qualunque, è un personaggio di pura invenzione e un progetto di comunicazione politica. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale. 

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