Malafemmina

Va’ dove ti porta l’intelligenza

La mia collega, quella che dorme nell’alloggio/loculo con me, che aveva la passione indiziaria per quell’altro collega, continua a rintronarmi delle cose sue d’ammmore e sentimento, che se ci penso un po’ c’è da spararsi un chilo di insulina perché il diabete si espande a vista d’occhio.

Non che io abbia qualcosa in contrario ai sentimenti, anzi, ma dove vedo il nulla o vedo solo una che ha una propensione ad umiliarsi mi viene un po’ il nervoso e non riesco a restare compostamente in ascolto e in silenzio.

Vi sottopongo il caso, che voi siete a distanza da queste dinamiche e forse avete le idee più chiare o comunque un parere in più male non fa.

Lei e lui infine hanno avuto qualche giorno di passione, cose passeggere, in cui le ha detto che lei era stra/bella, stra/mito, stra/desiderata, stra/tutto e lei c’ha creduto. Poi lui ha cominciato a rendersi irreperibile. La evita, le risponde male, la maltratta, la umilia, la fa sentire in colpa per un nonnulla, se lei si permette di rivendicare qualcosa lui fa scene da seconda elementare e quando lei immagina sia il caso di sfancularlo a dovere lui butta un seme, minuscolo, che non è mai un feedback o un gesto di attenzione, ma una cacatella che i piccioni in confronto danno via amore a profusione. Sicché lei torna, con pazienza, regala sorrisi e montagne di baci e attenzioni e lo fa sentire al centro dei suoi pensieri, ché in fondo è quello che qualunque egocentrico ama rivendicare, a prezzi modici o anche gratis, senza sprecarsi in un grazie o un gesto minimamente equivalente, come se fosse dovuto, a lui, che non parla, grugnisce, non si spreca, fa elemosine, non si regala, prende e basta e se non gli arriva niente poi rivendica. Dopo qualche battuta che viaggia su questi binari lui torna ad ignorarla, niente feedback, niente reciprocità, niente di niente e lei si strugge e si chiede dove ha sbagliato, cosa mai può aver fatto per stimolare il neurone incattivito di colui che si incazza se lei gli dice ciao in un ritmo che a lui scompone l’umore suo instabile.

Allora viene da me e mi racconta, perché io gli chiarisca cosa accade e dato che lui lo vedo a fare le sue cose e continuare a rotolarsi su se stesso per meglio prendere le misure del terreno sul quale cammina, dato che lei si perde le giornate da insicura, ché certi che fanno i ganzi con ‘ste donne dovrebbero misurarsi con quelle che non si fanno massacrare, e si fa rovinare l’umore, mi viene solo da dirle di mandarlo a quel paese e di guardarsi attorno dato che c’ha la fila di gente che la cerca e la corteggia.

E’ una ragazza fragile, alla quale basta poco per sentirsi amata, e c’è chi con donne così si rifà l’ego e restituisce il culo, o neppure quello ché già restituire il culo gli parrebbe una grande concessione. E non so che dirle a questa donna che da qualche mese dipende da quel tizio e che mette da parte le cose sue ogni volta che lui la convoca d’urgenza e poi lo mette avanti a tutto notificandogli ogni azione, manco fosse la questura.

Le ho detto, con molto tatto, cosa che a me effettivamente manca, che semplicemente lui se ne strafrega, che se uno è interessato ti cerca mattina giorno e sera, che se non c’ha tempo, anche se finisse un turno in fabbrica di dodici ore farebbe di tutto per vederla e per stare con lei o per parlarle almeno, invece che sbatterle il telefono in faccia ogni volta che lei gli fa uno squillo, che se anche fosse stremato, sfinito, di mille vite faticose comunque troverebbe almeno il tempo di dirle “ciao, sono stanco, vado a dormire perché sto in coma ma ti penso. si, ti penso.” e tanto basterebbe. Invece niente, il nulla, zero assoluto, allora mi pare chiaro che se la tiene di riserva per farsi stuzzicare l’ego, che di avere attorno una in gamba, carina e intelligente, piace a tutti.

Non lo riguarda, lui che se ne sta nello stesso ambiente a definire macro impegni mentre è intento a chiacchierare con il suo pubblico. Non le permette neppure di dire quello che lei pensa che lui volta le spalle e la lascia lì, chiude la conversazione, le inibisce i bisogni, le rivendicazioni, il conflitto, il dialogo, tutto. Se lei è gentile, anzi, accondiscendente, di più, compiacente, con una propensione da fellatio, rasserenante, allora bene, come fosse un palliativo, una specie di psicofarmaco fatto di carne e ossa,  se lei porta con se’ invece i propri desideri, le rivendicazioni e i bisogni, il motivo per cui lei ambisce a stare bene, allora lui la molla, stizzoso, sbatte la porta e la fa sentire un’accattona.

Non gli interessa, se ne frega, le rovina l’umore e non la fa stare bene e se con qualcuno non stai bene allora sopravvivi, te ne vai, pigli tutto quello che ti riguarda e cambi vita, obiettivi, account, numero di telefono, tutto. O semplicemente cambi strada e smetti di dipendere da chi non sa dirti chiaro e tondo che di te non gli frega un tubo perché semmai tu decidessi di mollarlo ti dice cose del tipo “fa come vuoi… stai facendo tutto tu… se fai così è meglio che vai… ” e sciocchezze del genere, fatte per educarti a non fidarti delle tue sensazioni, che l’attitudine a sapere come ci piace sentirci amate è di tutte e il brutto è quando ci lasciamo avviluppare in morbose dipendenze in cui qualcuno ti detta il limite dei tuoi bisogni, quello che ti devi far bastare se vuoi stare con lui, perché il centro del tuo mondo sia sempre e solo lui e nulla di più.

Lascia, vai, cambia, stai con quelli che ti chiamano, ti vogliono, ti cercano, ti apprezzano, non ti ricattano, ti fanno sentire desiderata, voluta, mai di troppo, mai inopportuna, che non ti fanno dipendere da una chiamata, un messaggio, un gesto, un saluto, una carezza. Vai e non voltarti indietro, e digli basta, digli che ha perduto un’occasione, che “ha fatto tutto lui”, uomo di grandi travolgenti slanci in ventiquattro ore e di grosse paranoie per tutto il resto del tempo.

Liberati perché lui non ti libererà e ti lascerà sempre lì a pensare che tutto dipende da te, che se tu avessi detto … o fatto… o pensato e comunque chi ti lascia a sentirti sbagliata quando di sbagliato non hai nulla non si comporta mica bene. Fallo ora prima che sia tardi o che tu ti faccia più male di quello che hai patito nel frattempo. Digli che vuoi di più e rivendica ciò che vuoi perché non te ne devi vergognare. O digli che non è lui che vuoi e quel di più non lo cerchi da lui perché ti sei stancata di contrattare, perché l’amore si dà e si riceve, in modo spontaneo e se non c’è pazienza, fai male tu a pretenderlo e fa male lui a giocare su queste ambiguità.

Digli che non funziona, che può tenersi i musi lunghi, le paranoie, i ricatti, la freddezza e l’indifferenza. Digli che ti ha perduta e che è una cosa definitiva perché dispiace, certo, ma sopravvivere è più importante e bisogna sempre cercare quello che ti fa stare bene ché di malessere ne abbiamo abbastanza.

Le ho detto così. E lei mi ha detto che non sa e ora temo che non mi racconti più per paura che io le imponga un punto di vista che non è il suo. Che in ogni caso io sono qui e le sue fragilità le comprendo e le accarezzo, tutte, perché di fragilità sono fatta anch’io, ma mi fa rabbia e vorrei dirgliene di più.

O forse potete dirlo voi, se avete un modo diverso di esporle questa cosa. Ditemi e riferirò, che sono le sorellanze che spesso ci salvano e di sorellanze la nostra forza è fatta. Cosa altro posso dirle?

NB: Malafemmina, diario di una precaria qualunque, è un personaggio di pura invenzione e un progetto di comunicazione politica. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale. 

4 pensieri su “Va’ dove ti porta l’intelligenza”

  1. gran brutta storia. questi sono vampiri, che succhino l’energia e l’amore di altre persone.
    Spero proprio che riesca a svegliarsi e al piu’ presto.
    La mia paura e’ che in futuro anche se trovera’ una persona sincera che la apprezza lei sara’ stata cosi’ massacrata da sto tizio che non riuscira’ ad accoglierla…
    tanta tristezza malafemmina…
    ricordo la frase di un mio amico… libera te stesso/a

  2. Storia di tante, storia come tante. Come la mia. Cos’altro puoi dirle? Forse puoi prendere spunto da cosa adesso farò io. Perchè la mia di storia è simile, molto molto simile. Inizia una conoscenza a suon di messaggini, e giri di parole, e avvicinamenti discreti e delicati da entrambe le parti. Poi finiamo per cedere alla voglia di avvicinarci di più. Tutto sembra perfetto, meraviglioso: affettuoso, carino, gentile. E io con il sorriso stampato sulle labbra. E poi? Poi il suo egocentrismo prende il sopravvento. Ci vediamo meno, e se ci vediamo meglio che non ci siano gli amici (suoi). Perchè un abbraccio e qualche bacio sono stati scambiati da lui (e da loro a detta di lui) come “voler impossessarmi di lui”. Quando invece per me un abbraccio e qualche bacio significano esattamente quello che letteralmente si legge: un abbraccio e qualche bacio. Non solo non mi ha rivolto la parola per più di due settimane, ma quel poco che lo ha fatto è stato solo per insultarmi. Poi all’imrpovviso, un bel giorno, dopo che mi fa sapere che non è più convinto di noi (chissà perchè poi), si risveglia e ci ripensa: invito a pranzo, si spreca in abbracci e baci e mi dice che non vuole litigare più. Non sto manco a dire che ovviamente ci sentiamo solo per caso e ci vediamo solo per caso. Evidentemente è interessato solo a tenermi buona. Che un carattere forte (così come lui mi ha definita) non si può domare bene se si incazza. E allora così farò: non mi arrabbierò più (per chi? per cosa?), io chiedevo solo un po’ di affetto e piccole attenzioni. Ho avuto in cambio umiliazioni e freddezza. E adesso divento io il ghiacciolo. Sa come trovarmi, sa anche dove. Sa chi sono le persone che frequento e qual’è e dov’è il posto che frequento. Vuole stare in mia compagnia? Bene, sono qui, mi cerchi lui. Vuole invitarmi ancora a pranzo? Faccia pure, meglio che mangiare un panino seduta in macchina nelle ore di pausa da lavoro. Io non corro più dietro a nessuno, io sono IO con i miei pregi e i miei difetti. Con la mia dignità, la mia intelligenza, la mia forza, che ogni tanto va giù, e poi risale. Smettiamo di farci umiliare, smettiamo di permettere loro di farci soffrire. La nostra felicità non deve NON DEVE dipendere da un paio di occhi dolci e due paroline carine. E poi (di sicuro anche per la tua amica sarà così) di certo non mi mancano abbracci e baci. Basta passare qualche ora con amici/amiche. E di baci e abbracci me ne arrivano a valanga. E posso pure ricambiare!!
    E ne approfitto allora per mandare a te e alla tua coinquilina di loculo una montagna grossa così di abbracci e baci e affettuosità miste! Perchè la sorellanza è sorellanza anche in questo. 😀

  3. non si puo’ dire niente, non si puo’ aiutare. Questo genere di persona (che ne esistono anche tra maschietti, perfettamente speculari) si mette in situazioni di questo tipo perche’ ne ha bisogno. Perche’ e’ l’unico modo in cui si sente gratificato/a.
    Esiste un verbo che esprime bene: crogiolarsi. Non e’ una malattia. E’ un diverso modo di sentire e di volersi legare. Merita rispetto. Il modo migliore per aiutare, se lo si vuol fare, e’ tenere bordone. Magari facendolo notare – che l’evoluzione prosegue a passo lento.

  4. dille che ora probabilmente le pare che i benefici superino i costi, ma alla fine è con te stessa che devi passare la vita…e quando ci si squarta è lunga poi ricostruire…io ci ho messo-ci sto mettendo?-anni…ma poi alla fine non c’è nulla da dire che ognun@ ha i suoi, di muri contro cui sbattere
    love

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