Malafemmina

Silenzio, non esisti!

La ragazza delle pulizie dalle mani morbide. Dopo che le hanno fatto pulire il mattone per farlo brillare stamattina lo hanno cambiato per metterne uno nuovo sul quale il direttore non potrà inciampare. E quando hanno finito di cemento e lavori la ragazza ha dovuto pulire. Ancora.

Un bambino, dei nuovi arrivati, che resta appena una settimana e lo perdo domenica, si annoia parecchio, ci sono pochi amici, pochi bimbi, perché l’aria è di chiusura stagione e quei pochi bimbi che sono qui sembrano malinconici come i genitori che scelgono le vacanze a settembre per tornare nelle loro città piovose, dai climi già freddi, e sfoggiare una abbronzatura che al bimbo sai che gli frega, se pensa che ora i suoi compagnetti sono per le strade o forse quasi a scuola e lui invece è qui a guardarmi con un interrogativo stampato sulla faccia per chiedermi e ora? che si fa? che ci fai fare?

Ti faccio cantare? Fa no con la testa. Ti faccio disegnare? Proprio no. Ti faccio ridere fino a farti diventare tutto blu? No blu, io no blu, ahahahah. Allora ti faccio diventare un maestro d’orchestra. Tu detti la musica e noi stiamo qui a suonare. Fingo di portare in bocca un sax, che a me sarebbe tanto piaciuto fare la strafiga che suona il sax, e lui dice che no no no, niente musica neppure per finta. Ma perché, chiedo io. Perché il babbo non vuole. E perché il babbo non vuole? Non gli piace la musica? Perché quando torna a casa vuole sentire silenzio.

E mi vengono in mente i giochi di cui mi raccontava mia madre, il gioco del silenzio, quello dello stare zitti e fermi, che di gioco non aveva un bel nulla ma sapeva di tortura mascherata d’altro in un modo che non ci credeva nessuno, neppure la maestra, e allora penso che c’è bisogno di rumore, ma proprio tanto rumore, perché questo bambino se non fa rumore qui con me allora quando?

E com’è il gioco del rumore? Che prendi questo oggetto e lo batti contro quest’altro e poi batti le mani e urli e batti le scarpe sul pavimento e ti perdi nel rumore perché qualche volta è necessario confondersi nei suoni per sentirsi parte di qualcosa di più grande, perché nel silenzio risuona di più il battito del cuore e il cuore batte forte quando senti la paura ed è allora che sarebbe necessaria tanta musica, da puntargli contro a quello lì che ti ha lasciato i lividi sul braccio e sulla schiena, che io lo so che è stato lui anche se tu non me lo dici.

Tanto rumore contro la cattiveria, contro la violenza, contro tutto quello che vorrebbe costringerti al silenzio perché il silenzio è una scelta e non deve mai essere una imposizione. C’è il silenzio bello che ti guardi il mondo da lontano e hai bisogno appena di sentire il tuo respiro per scoprirti unico, raro, speciale. C’è il silenzio brutto che ti impedisce di essere persona, di difenderti, di spiegare, esprimerti, parlare, gridare, lottare.

La lotta, per esempio, non è mai silenziosa. La lotta fa rumore e così deve essere perché una lotta silenziosa non è una lotta. Che poi il rumore sia fatto di suoni o di reazioni poco importa ma il rumore deve essere forte, fragoroso.

La rivolta non è silenziosa, la passione cospira fortissimo e l’amore non può essere silenzioso. Nell’amore chi ti dice di stare in silenzio vuole solo ascoltare i suoi pensieri e ti lascia parlare soltanto quando ciò che dici gli/le somiglia. Tutto ciò che somiglia a te non lo/a riguarda.

Facciamo il gioco del rumore, vuoi? Si, mi dice lui. E mi abbraccia, d’istinto, perché anche le parole fanno rumore e il rumore provoca rumore, quel rumore positivo, quello che fa bene all’anima, al cuore, al corpo, alla mente.

E’ un bambino qualunque, tra i tanti che passano da qui, non è un bullo, non è stupido, timido, solo. E’ solo uno che voleva far rumore e abbiamo rotto i timpani a tutti e poi siamo andati in giro a battere i cubi di legno facendo il giro della piscina e siamo passati accanto a suo padre, quello che preferisce che il figlio sia muto, e abbiamo battuto ancora più forte, e lui, lo stronzo, faceva buon viso a cattivo gioco, fai ciao ciao con la manina al tuo papà? ciao bastardo! pensavo nella mia testa, e lui rispondeva al saluto, con fare autoritario e con un mezzo sorriso di quelli che te lo concedono dopo che gli hai baciato il culo.

Ma noi non baciamo il culo a nessuno, vero bimbo? Noi facciamo rumore e oggi il regno del suono è tutto nostro. Oggi chi vuole silenzio può andare ‘affanculo!

NB: Malafemmina, diario di una precaria qualunque, è un personaggio di pura invenzione e un progetto di comunicazione politica. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale. 

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