Malafemmina

Coppie da villaggio vacanze

C’è una signora che tutte le mattine prende la sua racchetta da tennis, indossa il suo gonnellino color panna e canotta in tinta, mette in borsa suo marito, o quel che è, lo trascina a fare esibizione di dritti e rovesci e palle curve e schiacciate a bordo campo, mentre lui sbadiglia e sbuffa, mentre lei lo riprende e gli dice che non si fa così e cosà perché lei è tanto brava mentre lui è un po’ un chiavica che non si muove, non salta, al massimo striscia.

Allora sai che c’è? Gli dice lui questa mattina, che te ne vai ‘affanculo, e ti tieni le tue racchette, le tue palle, la tua straordinaria capacità di farmi sentire un incapace e quando hai finito di pavoneggiarti e immaginare di essere una specie di diva in un villaggio vacanze di ultima categoria vieni pure a vedere come faccio i bagagli e ti lascio pure le chiavi di casa così mi rimetto in pari con la mia vita che ne ho bisogno.

Ed è così che la signora con il gonnellino color panna, che per un momento mi sembra essere una di quelle che si atteggia con l’uomo che non è alla sua altezza giusto perché quelli alla “sua altezza” non la cagano, si ritrova a fare i conti con se stessa e a misurarsi con la propria miseria e la propria incapacità di mostrare i limiti che ha. Perché se continui a fingere di essere quella che non sei e non ti metti in testa che tra l’apparire e l’essere c’è una bella differenza, che i partner non te li puoi cercare come elemento decorativo che ti aiutano ad esibire il tuo splendore, ti ritroverai inesorabilmente sola.

Ed è così che l’uomo che ne ha abbastanza di amarla ed essere trattato come un signor nessuno mentre per lui quella lì era sicuramente una persona importante, alla quale prestare attenzione, al punto da trascinarsi, nonostante il sonno, tutte le mattine a fare il muro respingente di una zozza palla da tennis, decide di volersi bene un po’ di più e se ne va per la sua strada.

E non riesco proprio a farmela sentire simpatica quella signora lì perché in questo momento io sto facendo il tifo per lui, giacché a certe donne vorrei insegnare che bisogna mettere in comune le fragilità e non le presunzioni, perché se incontri qualcuno che ti vuole bene per quello che sei chi se ne frega se tu hai voglia di rifarti la reputazione in mezzo a un branco di sconosciuti che se stai male domani ti lasciano morire lì per strada?

Ma vai a bruciare il gonnellino panna e la canotta in tinta o impara a ridere, accidenti a te, e se lui sbaglia una palla cambia gioco e fatti insegnare qualcosa che lui sa fare meglio, perché c’è di sicuro qualcosa che lui sa fare meglio di come la fai tu, ed è su quel terreno che allora devi misurarti se non vuoi fare la sanguisuga e succhiargli tutto l’orgoglio e la sicurezza che lo tiene su. Ché certe volte a rendere un compagno un individuo stanco e triste ci vuole niente.

E se ritieni che quello che ti sta vicino non sia l’uomo adatto a te, semmai esista l’uomo adatto a te, allora smetti di stare con qualcuno per solitudine. Smetti di accompagnarti e goditi questa vacanza da sola. Impara un altro sport, vieni a nuotare con me e raccontami com’era la tua vita prima che ti perdessi tra le racchette e le palline e gli uomini che non guardi con rispetto e ci stai assieme perché è l’unico modo che hai per rifletterti con l’immagine migliore che hai di te.

Perché ne sono certa, tu non sei questa. Sei una persona come tante, fragile come tante e in questo momento sei sola, con la racchetta in mano e una palla che ti schianteresti volentieri in fronte, e guardi quell’uomo perdersi all’orizzonte come fosse l’ultimo spiraglio di luce della tua vita. Il trucco si è sciolto, la faccia sta venendo giù, le spalle ricurve, ma no, poi ci ripensi e alzi il braccio, tieni la palla su, la guardi e ridi, ruoti l’altro braccio e tendi la racchetta e vai, colpisci e quella palla arriva in fondo, lontanissimo, e chi se ne frega se nessuno te la rimanda indietro.

Ci sei tu, ed è meglio così, e ridi, ridi, e ti senti una deficiente perché forse lo sei o perché quel gesto di stizza del tuo compagno ti ha fatto tornare in vita, magari era quello che ci voleva, forse ogni tanto si provoca perché qualcuno ti dica che tu sei meglio di così.

Allora getti via la racchetta, ti metti a correre e lo raggiungi, saltandogli al collo e lo baci, lo abbracci e lo fermi e lui è fragile perché si vede che ti cerca e voleva che tu mollassi la racchetta per lui, e ve ne andate al bungalow, insieme, e non ne uscite che dopo molte ore, e poi vi vedo in piscina mano nella mano, a farvi le coccole e a leggere un libro insieme, perché evidentemente avete qualcosa in comune e vi piacete, si vede che state bene, quando tu smetti di essere stronza e lui smette di essere un insicuro che ti permette di esserlo.

Solo una coppia come tante, di quelle che passano da qui ogni giorno e che ad osservarle tutte si potrebbe fare un dizionario sociale illustrato a rappresentare tutti gli esseri umani. Solo una coppia come tante, guardata con gli occhi di chi non cerca illusioni ma riconosce le debolezze delle persone e le comprende, tutte, fino all’ultima, per raccontarle, per imparare, per sapere chi voglio essere e chi voglio diventare.

Ed è un’altra storia, prima del mio secondo turno al miniclub. I bimbi aspettano.

NB: Malafemmina, diario di una precaria qualunque, è un personaggio di pura invenzione e un progetto di comunicazione politica. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale. 

6 pensieri su “Coppie da villaggio vacanze”

  1. Ho visto tutta la scena, mi sono vista in tutta la scena. Chissà se farò in tempo, chissà se devo mettermi a correre o no. Grazie, non riuscivo a vedere così chiaramente, prima.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.