Malafemmina

Chi ha ancora bisogno del sindacato?

Io non li sopporto i sindacati, per esempio. Me lo ricordo, si, che sono fatti di lavoratori e lavoratrici. Almeno chi ha le tessere lo è, lavoratore e lavoratrice. Ma sono diventati enti parastatali, escrescenze istituzionali, prolungamenti di confindustria, erezioni dei membri del governo. Sono diventati qualcosa che non rappresentano me, precaria, lavoratrice, disoccupata a fasi alterne, con tre lavori tutti di cacca a fasi altrettanto alterne, anzi no, contemporaneamente, altrimenti non ci si fa a fine mese.

I sindacati sono questa cosa per cui il governo decide che tra una manovra finanziaria e l’altra mette dentro anche un paragrafo in cui si dice che con l’accordo dei sindacati quegli sfruttatori degli imprenditori possono licenziare chi gli pare. Come se i sindacati fossero diventati agenzie interinali.

Certo, io non so neppure che cos’è l’articolo 18, perché con i miei contratti non viene proprio applicato, ma un po’ ci credo al fatto che se sbraca anche quella parte di diritti a me non viene per nulla semplice recuperare lo svantaggio.

Si partiva dal presupposto che bisognava equiparare i diritti e si finisce per equiparare gli svantaggi. E la cosa mi rende profondamente scontenta e preoccupata, perché se vanno a picco anche gli articoli 18, e andiamo a picco noi, chi resta in piedi? Perché le cadute sono a precipizio, va giù uno e vengono giù tutti gli altri, e se il progetto è quello di buttare giù tutti dalla rupe, di rendere tutti più ricattabili, di lasciare che i padroni facciano il bello e il cattivo tempo, allora non hanno capito proprio niente.

A meno che il gioco tutti giù per terra significa che poi ci si rialza tutti assieme, perché siamo tutti sulla stessa barca e allora nessuno ha più niente da perdere. Fine della coesione sociale ma anche fine dell’illusione delle divisioni di classe tra quelli che hanno lavoro garantito e quelli che no.

Ci saranno solo padroni e schiavi, senza mediazioni di sorta a parte qualche kapo’ (i sindacalisti) come in tutti i lager che si rispettino e il mondo diventerà tutto (se non lo è già) come un enorme campo di concentramento.

Quasi quasi l’aspetto il momento in cui anche gli articoli 18 e i contrattualizzati a tempo indeterminato saranno licenziati senza alcuna ragione, con il benestare di quei paraculi dei sindacalisti che se gli fai bau poi urlano al terrorista. L’aspetto perché così finisce l’illusione, finiscono i mutui e l’economia che gira e quel poco che rimane a sostenere l’illusione di qualcosa che non c’è e tutto cola a picco perché non si potranno pagare le case, gli affitti, le bollette e allora le imprese potranno delocalizzare pure al polo nord per assumere le foche e i pinguini a costo zero ma poi comunque gli tocca rivendere servizi e prodotti agli extraterrestri di marte, che non è detto che nel frattempo non abbiano sviluppato un loro mercato e non stiano per colonizzarci.

Anzi quasi quasi ora mando lì un curriculum perché mi pare che il futuro sia altrove perché qui tutta l’economia implode e solo i grulli possono pensare che taglio dopo taglio resti ancora qualcosa da vedere. Si sa che le evirazioni, pezzo dopo pezzo, costano comunque l’efficienza del pezzo e se i testicoli (alias i coglioni) immaginano di poter esistere da soli hanno sbagliato proprio tutto.

Se non mi dai soldi io non compro e se non compro tu chiudi e se tu chiudi poi non venire da me a dirmi che è per colpa mia che licenzi perché se tu non mi paghi che mi licenzi a fare? Mi hai già messo in mezzo alla strada e tutto quello che dici sono balle.

I bambini lo sanno, fanno tutti giù per terra, si rialzano, si danno una mano, e il principio è lo stesso, non ci sono distinzioni e sanno bene che in un cerchio se qualcuno cade tira giù tutti gli altri e se si rialza troppo in fretta deve trascinare gli altri con se’, perché non siamo monadi solitarie e non funziona una economia pensata a compartimenti stagni.

Io so che un privilegio a me significa una linea di demarcazione tra me e chi invece rappresenta il mio punto di riferimento sociale. Io non voglio favori. Non voglio mantenermi il diritto al lavoro leccando il culo al padrone e non mi faccio rappresentare da un sindacalista idiota che mi toglie il diritto di rappresentare me stessa e di dire che no, il mio contratto non si tocca, e il tuo accordo con i ricchi dei piani alti puoi mettertelo dove sai tu.

Siamo a metà stagione e io avanzo un botto di soldi da datori di lavoro che rubano energia e poi non vogliono pagare. Se vogliono sanare l’economia cominciassero col dire che i datori di lavoro devono pagare gli stipendi e devono pagare adeguatamente altrimenti quello che producono gli resterà sul groppone perché io, di sicuro, non lo comprerò.

Questa cosa che per licenziarmi tu devi accordarti con il sindacato, che rappresenta un potere fatto di niente perché se non ha la truppa di lavoratori da portare in piazza non ha alcun potere di rappresentanza, è completamente svuotato di senso, e allora suggerisco alle persone iscritte a questi sindacati che vanno sottobraccio coi padroni di ritirare le tessere, mettersi d’accordo e cominciare a organizzare altre forme di autorappresentazione.

Siamo noi che abbiamo il potere di scendere in piazza e chiamare altra gente a bloccare il paese intero. Siamo noi che se ci fermiamo non si muove più nessuno. Le donne, gli uomini, quelli che non hanno rappresentanza sindacale, quelli che se fanno sciopero (precario) va tutto in malora.

A partire da noi inizia l’autorganizzazione e l’autorappresentanza perché i datori di lavoro devono parlare con noi e non con soggetti che sono fantasmi di se stessi. Puttane istituzionali, pezzi di fango staccato dalle suole dei membri di confindustria, scarti di regime, lecchini del potere.

I sindacati non ci servono. Serviamo noi e noi ci siamo.

NB: Malafemmina, diario di una precaria qualunque, è un personaggio di pura invenzione e un progetto di comunicazione politica. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale. 

2 pensieri su “Chi ha ancora bisogno del sindacato?”

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