Malafemmina

Le mie emozioni non sono in vendita

Io e la mia nuova amica stiamo facendo accordi a lunga scadenza. Così almeno lei propone. Le piaccio. Tenta di acchiapparmi, fagocitarmi. Data la mia condizione mi ha proposto di fare qualcosa con lei. Di lavorare dove lei può darmi una mano.

Sarò scema ma io non la voglio la sua mano, come non vorrei la mano di un uomo. Non voglio essere dipendente da qualcuno. Vorrei poter dire domani che non le devo niente e che se la frequento è perché mi piace.

Tanto penso di un uomo, tanto penso di una donna. Le dipendenze sono dipendenze e per quanto certe proposte vengano fatte in assoluta buona fede sono certa che in fondo ci sia l’intenzione di impigliarmi.

D’altronde lei sa che senza che si costruisca una opportunità probabilmente dopo la sua vacanza non ci vedremo più o quasi e questo a lei, così mi ha detto, proprio non va giù.

A me dispiace davvero. Mi dispiace essere una Malafemmina che non è come l’edera e non s’attacca e dunque non muore. Mi dispiace di non considerare la relazione temporanea con una donna più speciale di quella con un uomo.

L’unica differenza è che lei è destinata a diventare seriamente un’amica, o almeno spero, per certe cose che dice e pensa sembra me. E’ una Malafemmina anche lei e quando oggi un tale ha cantato la famosa canzone che ha impresso il copyright su un termine d’uso popolare  abbiamo entrambe pensato che si riferisse a me.

Chiedeva, il tale, se conoscevamo Malafemmina: “E perché… sei Malafemmina tu?” e non riuscivo a credere all’eventualità che in un villaggio vacanze di periferia potesse arrivare qualcuno che legge il mio blog. Legge e sa. E ora lo sa anche lei, la mia nuova amica, che ieri sera ha provato a farmi vedere con la sua connessione veloce un film, senza riuscirci, e allora ha letto assieme a me le cose che scrivo e mi ha detto che se avesse saputo non avrebbe mai prenotato in questo posto o forse si, anzi sicuramente si, ma per conoscere me, per vivere una notte come quella che abbiamo vissuto, e ancora un’altra e questa sarà l’ennesima notte e saremo due Malafemmine che in faccia al mondo che ci invoca e ci disprezza, che ci insulta e ci consuma, che ci umilia e ci ingoia, saremo lì per noi e noi soltanto e non potranno scinderci in nessun modo.

La cosa che avviene di frequente a noi precarie, però, ne sono convinta, comunque resta questo tentativo di manipolarci, di indurci alla vendita come se già non vendessimo abbastanza di noi. Dire che non abbiamo voglia di svendere anche le emozioni e l’affettività, che quella si almeno vorremmo viverla spontaneamente e non prone subendo ogni genere di ricatto, è un atto rivoluzionario.

Ce ne sono tante che conosco che restano piegate dentro relazioni in cui sono costrette a usare toni compiacenti pur di mantenere attivo il vitalizio e questa è una cosa che vorrei evitare.

Non vendo l’amore. Non vendo il sesso. Quello è gratis e lo faccio se mi piace.

NB: Malafemmina, diario di una precaria qualunque, è un personaggio di pura invenzione e un progetto di comunicazione politica. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale. 

6 pensieri su “Le mie emozioni non sono in vendita”

  1. eccola qua, ora la trama si fa scontata.

    lei offre aiuto ma MF, l’incorruttibile precaria senza macchia e senza paura rifiuta, perchè non vole essere “”dipendente”” da nessuno

    offrire aiuto non credo sia un modo per rendere dipendente qualcuno, come non credo ce accettare aiuto sia rendersi dipendente, Questo nella vita reale

    poi se invece è tutto inventato…siamo caduti nello scontato

    1. può essere. ma qui si sta parlando di dipendenze economiche. una cosa è l’aiuto che ti si offre senza che io con te debba venirci a letto e un’altra quando te lo offro disinteressatamente. se tu mi offri aiuto e io con te vengo a letto il punto è che io voglio decidere quando smettere di venirci, se venirci o meno, non voglio sentirmi in obbligo, mai, perché altrimenti è prostituzione e me la gioco meglio facendolo in modo esplicito invece che in modo subdolo. si investe sempre in se stessi, nelle proprie capacità e il personaggio preferisce costruirsi vie d’autonomia lasciandosi la libertà di scegliere con chi fare sesso, con chi vivere parentesi affettive, oppure no, e in questo, ti assicuro, non c’è assolutamente nulla di scontato. sarà per questo che solo dirla, questa cosa, procura abbastanza pruriti, perché c’è sempre chi dalle dipendenze altrui trae giovamento.
      diversamente si chiama solidarietà. che non passa dal letto di nessuno. senza obblighi relazionali.

      1. Sono d’accordo che dipende da come ci si offre all’aiuto, il limite è sottile e pericoloso però oggi visto la precarietà diffusa in senso materiale e affettivo sia di chi offre che di chi riceve. Provo a spiegarmi meglio: la disgregazione e la precarietà hanno prodotto un ansia sociale così diffusa che sia chi ha compra per paura della solitudine(a volte) che chi riceve, è un legame perverso e pericoloso!

  2. non mi hai convinto. se io tengo a una persona, gli offro l’aiuto che posso offrirgli. se sono disinteressato, glielo offro senza vincoli, lasciandola libera comunque e sempre.

    Eccheccazzo, è pure una donna! Da un uomo certe cose me le potrei anche aspettare, ma da una donna no. E’ una invenzione letteraria, non mi freghi.

    1. ma certo, se offri aiuto la lasci sempre libera. questo non scioglie la dipendenza economica. se lei volesse andarsene? come fa? se lei costruisce la sua vita attorno al tuo aiuto? come fa quando vuole fare a meno di te? la propria indipendenza è una cosa sacrosanta e puoi crederci o meno ma queste battaglie di autonomie a volte avvengono e sono più diffuse di quel che pensi. un po’ meno con la crisi e la disoccupazione, che porta tutti a stare sotto lo stesso tetto perché non si sa come spuntarla. anche se non si va d’accordo. anche se non si vuole dire grazie a nessuno. 🙂

      comunque, a parte questo, è un personaggio letterario, la somma di tanti soggetti conosciuti o uno solo, non si può sapere. la libertà di critica c’è apposta. 😀

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