Storie, Violenza

Piccole pulle offresi (assassinando s’impara!)

– Corri Letizia, corri.

– E corro, si. Ma dove stiamo andando?

L’altra si fa muta. Guarda dritto sulla strada e fa attenzione ai segnali.

– Ecco… guarda… svolta qui…

Letizia e Mariolina sono amiche fin dalle medie. Hanno cominciato ad arrotondare la paghetta facendosi ricaricare la scheda telefonica a dieci euro per ogni guardatina di tette. Se volevi vedere la fika, la più grande delle due, Letizia, si toglieva le mutande ed era una ricarica da trenta euro se potevi metterle un dito per sentire l’umido. Brave ragazze, tutt’e due, senza altro passatempo che non fosse l’acquisto di quel jeans di marca, poi la maglietta con la riga blu che ancora Mariolina ce l’ha indosso anche se ha una macchia scura che l’ha rovinata.

Sono trascorsi alcuni anni e Letizia e Mariolina iniziano a vendere foto su Chat/AmicOnz. Uguale a prima ma chiedono più soldi perché la clientela s’è fatta grossa.

Ora sono più vecchi e pagano di più. Qualche volta fissano appuntamenti con quelli che le vogliono vedere e s’alza il prezzo fino a cento euri netti cadauna. Però i vecchi vogliono essere toccati e non gli basta guardare e sentir l’umido così di sfuggita. Per farsi coraggio Letizia e Mariolina hanno pensato bene di fare le cose in coppia. Se c’esce una maglia per una c’esce anche per due. Allora con 40 euri glielo tengono stretto e fanno in su e in giù. E ridono, tutti insieme ridono, e il vecchio ride pure lui.

Per 60 una lo tiene e l’altra lecca. A ottanta lui vuole toccare e cento se le vuole fare. Solitamente Letizia e Mariolina al farsi fare non c’arrivano perché quei vecchi fanno schifo. Gli puzza l’alito, hanno il cazzo moscio e già è abbastanza toccarlo senza vomitargli addosso. Però prendono accordi e prima dell’incontro fanno intendere che possono dargli tutto e si preparano. Così quello prende i soldi della sua pensione, le aspetta giù al capanno, loro c’arrivano col motorino, parcheggiano e poi vanno a rifugiarsi in macchina dietro una curva di campagna ché non li vede più nessuno.

La cosa bella è chiedergli i soldi, prenderli, fargli due moine e scappare lasciando il vecchio con la mutanda abbassata. Poi Letizia e Mariolina corrono e in cinque minuti netti sono già al motorino e chi le vede più.

Avrebbero voluto fare la stessa cosa anche stavolta. C’è un vecchio, pensionato, Mariolina tiene, Letizia lecca, poi lui chiede di più e queste prendono i soldi e fanno per scappare. Il vecchio è ancora arzillo, ne afferra subito una per un braccio e mutande penzolanti a parte, la tiene stretta e non la lascia più.

“Ridammi i soldi” – dice. Letizia grida “e scendi… finiamo tutto qua… in macchina è scomodo…”. Lui aveva una moglie in casa che era una santa donna, gli è morta l’anno scorso e prima gli impediva di fare il porco con le ragazzine. Un pezzo di pedofilo di merda che si diverte a masturbarsi con le foto delle picciridde e se le picciridde dicono si allora lui ci prova. D’altronde la mugliera l’aveva sposata che di anni ne aveva 15 e già avevano fatto un figlio che ne finiva sedici. “La minore età per queste puttanelle non esiste…” – diceva agli amici – guarda come si vestono. Vanno in giro col culo di fuori e ai miei tempi, invece, santa donna di mia moglie, che prima di guardarla dovevi dire sette ave marie e venti padre nostro.

Gli pare di sentire l’altro amico, quello delle partite a carte al circolo in piazza, che gli diceva “ma sono minorenni… lascia perdere che passi i guai. Le minorenni non le puoi toccare… ti ponnu vèniri niputi e ti nni vai ‘n galera, ‘u capisti?” (potrebbero essere le tue nipoti e te ne vai in galera, hai capito?). Però lui non ci sente da quell’orecchio. Il mondo è suo e a quelle profumiere e rizzacazzi deve fargliela vedere.

Scende dalla macchina tenendo ancora stretta Mariolina che si dimena e gli molla un calcio. Prima che riesca a dire ahi Letizia lo tiene stretto per le braccia, lui cade in ginocchio e Mariolina lo afferra alla gola. A strangolare qualcuno ci vuole forza e mani grandi e Mariolina non ha né l’una né le altre, perciò schiaccia, gli dà pugni e lui annaspa mentre Letizia lo trattiene senza farlo mai rialzare.

Il vecchio è debole, Letizia gli dà un calcio e lo fa rotolare un po’ più in là. Dopo due tentativi di respiro lungo il vecchio cerca l’aria e aria non ce n’è. Si ferma il cuore, l’espressione da maiale spento, gli occhi un poco strabici e le mani strette per tenersi le mutande alzate.

Lo lasciano così, Letizia e Mariolina, prendendogli il contante, senza patente, guidando veloci per nascondere la macchina, poi di corsa fino al motorino e da lì dritte dagli amici per chiacchierare di cose di scuola.

“Va bene qui…” – dice Letizia. Lei lascia l’auto e insieme corrono senza fermarsi mai.

Mariolina strofina la maglietta con la riga blu e cerca di togliersi via lo sputo di sangue di quel vecchio sporcaccione. “Sapessi… abbiamo ucciso un vecchio…” – dice all’amico. “Maddai? Figata… e come avete fatto?” – pensa a uno scherzo, ride e intanto incassa l’offerta di una bibita pagata col centone fresco fresco di furto e omicidio. “Lo abbiamo fatto svenire… pareva morto… forse si riprende e ci insegue…” – e lì Letizia la silura con un’occhiata. Mariolina è eccitata come quando entra dentro il BimboMinkia Bar, con la musica a tutto volume e quei camerieri fichissimi che ti portano snack avendoci indosso un pantalone ruvido e la patta sporgente.

“Si fa così… guarda…” – simula uno strangolamento e l’amico fa gli occhi storti e ancora ride. Letizia la odia quando tocca quell’amico, ché Mariolina lo sa che è roba sua, è a lei che piace e quella lo fa apposta. Gran zoccola, prima o poi te la farò pagare, pensa e poi “guarda che è una cosa seria… ci si è fermato il motorino e abbiamo chiesto passaggio… il tizio ci ha molestato e noi ci siamo difese…”.

Di colpo l’atmosfera si fa seria. Mariolina realizza che devono prepararsi una versione difensiva e si preoccupa del padre, professionista serio di città, che se la scopre le fa il culo quadro, le toglie computer, smarthphone, non la fa più uscire, e lei c’ha la mezza storia con il Giampi che non può proprio lasciarlo nelle grinfie di Celeste, quella puttana della terza C che gli fa gli occhi dolci.

“Papà… papà… vienici a prendere… è successa una cosa…” – il padre di Mariolina chiede dove, come, cosa. “Papà, un vecchio voleva farci male e forse l’abbiamo ucciso… siamo venute qui a calmarci ma abbiamo paura…”.

“Ma perché non mi hai chiamato prima? Ti venivo a prendere… dove siete rimaste a piedi col motorino…”

“Papà… lì il telefono non prendeva…”

Il padre arriva, carica le due in macchina, fanno la faccia affranta. Sembrano martiri di guerra, e poi quel vecchio era comunque un porco, un pessimo soggetto, avrebbe di sicuro fatto male a qualcheduna, come gli viene in testa di andare a cercare sesso da due adolescenti? Meritava certo di essere punito.

“Bisogna andare dalla polizia…” – dice il padre sconvolto. La madre abbraccia la sua piccolina e se la coccola come se avesse ancora cinque anni. Letizia picchietta sul telefonino e manda un messaggio a sua madre.

“sono con padre Mariol andiamo polizia x denunciare incidente io nn mi sono fatta niente nn ti preoccupare torno casa presto!”

Stazione di Polizia. Ore di chiacchiere. Poi il commissario ordina:

“Genuardi, passi richiesta analisi celle telefoniche per verifica informale…”

“Signor Commissario… mia figlia mi diceva che lì il telefonino non prendeva…”

“Vedremo, Ingegnere, vedremo…”

E fu lì che Letizia e Mariolina si svegliarono.

 

Ps: E’ una storia di pura invenzione. Ogni riferimento a fatti, cose, persone, è puramente casuale.

 

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