Malafemmina

La responsabilità delle solitudini

L’uomo della reception mi ha tenuta stretta per tutta la notte. Mi ha raccontato le mille cose belle che aveva intravisto di me. Conosceva a memoria i miei sorrisi, le mie smorfie, mi aveva osservato a lungo e l’altra notte ha continuato ad osservarmi, incredulo, fino a registrare le variazioni del mio respiro, accogliendo la mia richiesta di un lungo, interminabile, caldo abbraccio, che mi facesse sentire meno sola, meno priva di prospettive, meno precaria, senza chiedermi niente.

Ha una faccia buffa, quell’uomo lì, ma per una notte mi ha fatto sentire al sicuro e al mattino mi ha detto: “lo so che tra noi non cambia niente… ma se hai ancora bisogno di me, io sono qui”.

Io sono ancora qui a sentire quel calore che mi ha riscaldato l’anima e a pensare al valore dei rapporti interpersonali. Cosa è intenso? Cosa non lo è? E’ stata più intensa una notte di sesso con Pleasure o lo è questa di sonno protetto con l’uomo della reception? Cosa mi resta dentro e cosa va via?

Pleasure è andato, non c’è, non ci sono i miei tanti amanti, le mie amicizie. C’è quest’uomo che sembra avere mille cose da dire e che pare voler esaudire ogni mio desiderio. Se non è importante sentirsi accolte quando tutto attorno a te ti respinge allora cosa lo è?

E’ una estate lunga, questa, e stanno cambiando tante cose. Forse sono io che sto cambiando, sempre in prima linea, senza mai mollare la presa, avendo come obiettivo quello di non lasciarmi cambiare e di non dimenticarmi chi sono, mentre la precarietà e certi mondi intrisi di mediocrità mi fagocitano e io annaspo per tentare di emergere e tornare su quella via che mi riporti dove voglio andare.

Io non sono questa, io sono Malafemmina, una donna che vuole mille cose e che mille cose avrà e quest’uomo è perfetto per me qui e ora perché è il soccorso in un mondo di egoisti, ipocriti e senza speranze. Ma poi? Ci sarebbe un poi?

Con uomini così mi pongo mille problemi. Forse non avrei dovuto chiedergli l’abbraccio e una notte di carezze. Forse non avrei dovuto accendere in lui delle speranze perché uomini così mi fanno sentire responsabile delle mie decisioni e dunque no, prima che io possa ferirlo, prima che lui possa odiarmi, prima che io non riesca più a trovare il modo per non fargli del male.

Dunque no, è stato un errore, ed è l’errore che si compie, forse, quando sei precaria e cerchi qualche volta, raramente, un approdo, un rifugio, qualcosa che ti regali una certezza, almeno momentanea, e allora guardi l’unica persona che ti mostra un interesse differente e non ti chiedi se a te interessa allo stesso modo, se tu ci sarai per lui.

Io ci sarò per lui? Temo di no. Così come d’altronde non so se potrò esserci per nessun altro perché in queste condizioni riesco solo a concepire cose a brevissima scadenza e mi tengo la solitudine e tutti noi, tutte le persone come me, ci teniamo le nostre solitudini e accogliamo anche la responsabilità di non ferire nessuno perché ogni passo è un chilometro e da quel chilometro è più difficile tornare indietro.

Mi serve una amica, qualcuna che non si innamori di me, che non mi chieda niente, che non mi faccia sentire responsabile anche della sua esistenza, perché le relazioni sono una questione di responsabilità e chi decide per noi, chi decide imponendoci una vita precaria certo non lo sa che noi non siamo – al pari loro – mostri egoisti e che sopravviviamo a noi stessi senza bere sul cranio di nessuno tra i più fragili che vediamo tra noi.

So di non essere sola e so che tante persone mi vogliono bene e che anche quelle che mi leggono qui sono sinceramente presenti in un modo o nell’altro nella mia vita ma la mia sta diventando una solitudine interiore perché a furia di parlare solo con me stessa, mentre tutto quello che c’è qui mi obbliga a dire cose che non mi riguardano minimamente, mi sembra di aver esaurito tutte le risorse intellettuali per scardinare questo momento di disagio.

E dire che ne ho di strumenti e quelli che non ho me li state regalando voi, commento dopo commento, in questo dialogo a più mani e più tastiere che di sicuro se non ci fosse sarei stata molto peggio di così.

Non ho voglia di sesso, non ho voglia di chiacchiere inutili. Non posso chiedere abbracci senza misurarne le conseguenze e non posso inventarmi un rifugio che qui non c’è.

Il mio unico rifugio qui sono io e mi viene in mente che altri si sentano come me e che però non riusciamo a dircelo, perché il lavoro in questo villaggio sembra più un esperimento sociale in cui siamo sottoposti ad una serie di infinite prove che ci portano sempre allo stesso punto.

Non si riesce a risolvere il puzzle, perché questo è un mondo chiuso e oramai l’inferriata che separa il villaggio dal mondo là fuori mi sembra uno ostacolo insuperabile, specie se prima di andare via da qui nessuno mi darà lo stipendio.

Mi sento in galera, mi sento fuori da tutto, tento disperatamente di non essere fuori da me. Mi serve un’asta simbolica per saltare altrove. Ho usato un blog, ho usato tutto quello che ho trovato ma non è sufficiente.

Mi serve immaginare che dopo questa esperienza avrò una prospettiva diversa e invece non ce l’ho perché dovrò ricominciare tutto daccapo e io sarò testarda ancora e ricomincerò, dapprincipio, chiedendo soldi a me dovuti, reclamando lavoro e diritti e talvolta ritagliandomi lo spazio per un po’ d’amore.

Mi sento così e questo blog è l’unico posto in cui riesco a dirlo con sincerità. E sapere che c’è chi mi legge mi fa stare meglio perché un dolore condiviso e un dolore che pesa un po’ meno.

Mi sento così, o forse è solo perché mi stanno per arrivare le mestruazioni… chissà.

NB: Malafemmina, diario di una precaria qualunque, è un personaggio di pura invenzione e un progetto di comunicazione politica. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale. 

4 pensieri riguardo “La responsabilità delle solitudini”

    1. non so forse e’ una casualita’ ma proprio oggi ho vissuto una cosa del genere dalla parte dell’uomo della reception. Ho pianto. E’ comunque bello poter dare qualcosa anche se si sa che niente si avra’ in cambio. Oppure quello che si riceve e’ comunque vedere la tranquillita’ dell’altra persona ed e’ molto, tanto.
      Grazie malafemmina.

  1. La sensazione del giorno dopo è tutta nell’affanno con cui procede nella corsa. Si attacca a ogni particolare, qualsiasi appiglio per una storia che si infrange contro il pensiero dominante, ossessivo.

    Dov’è che si pone il momento in cui era possibile cambiare strada? Tolto l’imponderabile, l’incontro fortuito, quand’è che avrebbe dovuto e potuto lasciare perdere?

    Un giorno le porta la pizza, smette di correre e le va a comprare la pizza, solo per la gioia di vederla sorridente e grata, che uno non può resistere a un richiamo del genere, se uno ha la fortuna ( sempre che sia una fortuna ) di avere un battito regolare pronto alle variazioni improvvise.

    L’estate comprende tutti, perfino i passeggini, perfino le zanzare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.