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Ciao mamma, ho un lavoro. E’ gratis ma fa curriculum!

Leggo di questa cosa e come a tante altre persone mi vengono in mente parole scurrili, battute acide e sarcastiche. Veleno, perché di questo veleno è fatta la vita di noi precari/e.

Dopodiché sai che me ne faccio degli incentivi per le assunzioni di persone di sesso femminile? Niente. Non me ne faccio niente. Perché c’è gente che neppure cerca più un lavoro, ché tanto non te lo danno affatto.

Davvero questa gente non capisce. Non conosce l’umiliazione, il dover vestirsi di tutto punto per fare bella figura mentre lo sfruttamento viene legalizzato e mentre ti promettono una citazione sul curriculum ti succhiano l’anima. Allora, da persona che ha un curriculum colmo di citazioni di lavori gratuiti, collaboro a sfatare un mito. Non serve a un cazzo. Anzi. Per trovare lavoro il curriculum lo devi sfoltire di tutto lo sfoltibile perché troppa roba procura una vertigine a chi ti potrebbe assumere e vogliono gente semplice, anche un po’ ignorante, senza pretese, ché è meglio tenere nascosta l’intelligenza, perché devi pur giustificare il fatto che a 40 anni ti accontenti di uno stipendio di merda, manco fossi una ragazzetta alle prime armi.

Devi sfoltire, accorciare, rinunciare, rimuovere, dimenticare. I curricula di cui sono testimone sono opere di rimozione collettiva. Ci sono dimenticanze che risultano meglio che i revisionismi. Il mio curriculum viaggia in più versioni. C’è la versione light in cui sono una che quasi manco ha fatto le scuole elementari, perché così mi pigliano a fare le faccende, la badante, camerierati, pompini proletari all’universo mondo, perché si sa che se sei ignorante sei più incline a dire si, grazie, obbedisco, quello che vuole lei, Badrone. Poi c’è la versione semiscremata, il vedo non vedo, un po’ softporno, dove quel che sei si vede e non si vede, per impieghi di concetto in cui devi dimostrare di saper riprogrammare il mondo intero ma eseguendo gli ordini. Perché non puoi dire che sai anche prendere delle iniziative. Sei brava ma rispondi a dei comandi. Sei stata programmata bene, questo è il valore della tua istruzione. Un robot, che risponde alla logica del robot, vestita come altri robot, cordiale tanto quanto, che non esige nulla più di quello che esige un robot. Ti prendono, poi ti disattivano e torni nella scatola dei robot precari. Poi c’è il mega curriculum in cui puoi dire delle tante vite che hai vissuto, le competenze maturate, i titoli conseguiti nei corsi di studi e quelli che hai conseguito sul campo, perché tutto fa brodo, e questa roba normalmente serve quando il lavoro è quasi gratis, senza garanzie, o è gratis e basta. Allora si che puoi viverti il lusso di dire: io sono qui per merito e perché sono una specie di genio multitasking e ‘sti cazzi, ‘sta gente qua si che mi valorizza, così potrò aggiungere alla fine delle mie sei pagine di curriculum anche questa voce, salvo poi ripiegare al pullaggio spinto perché comunque sia per lavorare dovrò sempre prostituirmi.

Lo so che questo ragionamento ad uno che fa l’imprenditore, di quelli che s’è fatto da se’, che ha rischiato eccetera, non lo capisce. So che sembra quasi che la gente precaria voglia restare tale a vita ma c’è chi investe in una attività, e oggi comunque si trova col culo a terra, e chi non se lo può permettere, perché per una attività servono soldi e quelli non li trovi. Trovi i debiti che ti fanno a pezzi.

Perciò torniamo al precariato, quello senza prospettive e senza una pensione, e so perfettamente tutte le difficoltà in termini di genere che mi obbligano a restare a casa e a non uscirne più, ma davvero pensate che l’umiliazione di dover misurarsi con un datore di lavoro che dovrebbe assumerti con attaccato al culo un misero incentivo possa risolvermi la vita?

In che consistono gli incentivi? Sconti contributivi per un tot di mesi dopodiché il datore di lavoro si ritrova sul groppone comunque una dipendente che gli costa uguale e la faccenda è sempre quella. Ti vuole robot, possibilmente appena laureata, giovane, bella presenza, senza figli e se gli dici che hai segato via anche l’utero lo fai più contento così non teme neppure un tuo mal di testa per le mestruazioni. Insomma è umiliante.

Ci sono tantissime donne che sono a casa a non fare un cazzo perché non trovano lavoro e non lo cercano neppure. E ora piuttosto che lavorare gratis per fare curriculum mi scrivo un best seller a casa e vado in piazza a spaccare tutto, ché pure quello fa curriculum al giorno d’oggi. Saper spaccare le cose fa curriculissimo. AAA, offresi spaccatrice per manifestazioni incazzate d’ogni genere, come comparsa anche gratuita, purché facciate l’assicurazione per danni inferti da manganellate. Sono veloce, mi alleno tutti i giorni, indosso il passamontagna che sto una meraviglia e il lancio sanpietrino mi riesce sempre bene. Almeno prendo aria e vado a fare un po’ di sport.

Invito caldamente chi è più giovane a emigrare e se vi chiedono di restare e fare e dire gratis qualunque cosa mandateli ‘affanculo ‘sti deviati di merda che non hanno idea di cosa sia il lavoro e la fatica e la precarietà. Andate all’estero. Andate via finché siete in tempo. Datevi ad altre carriere. Non mutilatevi il futuro. Lasciate che la merda aggratis se la raccolgano loro. Lasciate che loro facciano gli spazzini dei propri escrementi. Lasciateli marcire tutti quanti. E vivete, perdio, vivete, alla faccia loro.

Update: commenti a questo post e discussione annessa e connessa su Twitter, se vuoi leggerla, e vai QUI.

Leggi anche:

Che differenza c’è tra chi uccide e chi crea miseria?

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Comments

  1. Reblogged this on L'inclito e l'intimo.

  2. Sono in lacrime…

    • non devi piangere. incazzati. scrivimi una lettera incazzatissima e pubblichiamola. parla anche tu. parliamo tutte/i. basta a tenerci ‘sti gropponi in gola. parole come pietre. bisogna lanciarne tante. demoliamo ‘sti pezzi di merda. 😐

  3. VitisVenenum says:

    Hai ragione. Ti racconto la mia ultima bella esperienza su linkedin. Mi contatta un ‘manager di un importante sito online’ (mai sentito prima di allora) che mi propone un lavoro full time come reporter di politica, visto che mi “segue da tempo e ha notato che ho diversi follower su twitter”. Già da questa prima affermazione si subodorava il pacco, come chiamano a Napoli le truffe, prima ancora che arrivasse a parlare di “un mese di prova”. Un mese di lavoro gratis chiesto con la masima tranquillità possibile, 8 ore al giorno. Accetto per cercare di scoprire bene di che si tratta e per sputtanarli in seguito, ma resisto solo due giorni. Ho a che fare con uno schiavo che dopo mille maltrattamenti è diventato editor di questo giornale di merda e, credendosi un capetto, pensa di poter trattare i colaboratori come hanno sempre trattato lui nella vita. Alla prima mail scortese inizio una conversazione che termina una mail del “manager” che pone fine al rapporto “perchè cerchiamo reporter con caratteristiche diverse” (tra cui il servilismo e il lecchinismo). Poi mi augurano una “rosea carriera nel mondo del giornalismo”. Il protocapetto mi ha scritto ce “se già hai collaborato con qualcuno sarai abituato a questi e ben altri toni”. Gli ho risposto che non so con chi ha lavorato lui, ma mi dispiace che lo abbiano ridotto in quello stato. Il problema però è questo Stato. Rispondere per le rime a quei quattro imbecilli facendogli capire che razza di merde sono mi ha fatto sentire molto meglio e non ci ho perso niente, né tempo, né quei soldi millantati che non avrei visto mai. In Italia, con tutta la buona volontà, certi lavori non si possono fare.

    • Uhhh quanti ne conosco. Se vogliono l’influencer devono pagare. Questo è il principio. Datti una tariffa e mandali a quel paese. Anch’io ci sono cascata tempo fa. Ora se faccio gratis solo per chi dico io. Sennò aria. 😐

  4. Qui siamo arrivati ai contratti settimanali. Settimanali. E, capite bene, c’è chi è anche contento, per quel “meglio che niente” che in Italia sta facendo macerie. Impunite.

Trackbacks

  1. […] discussione parte da QUI. Dopodiché su Twitter tutto si […]

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