Una storia controversa. Me l’ha raccontata una collega. Ha conosciuto un tale che vive in un’altra città.
– Da me o da te?
Da nessuno dei due perché vivono entrambi con le rispettive famiglie sebbene abbiano superato i trent’anni e sulla carta dovrebbero già essere inseriti in elenco alla voce “adulti”.
– Dunque dove ci vediamo? A metà strada, facciamo in una stanza in affitto, per un week end.
– No, costa troppo. Dobbiamo pagare la stanza e poi anche il biglietto del treno.
– Potremmo vederci a casa di amici, tu ne hai?
– Si, qualcuno, anche loro stanno a casa con i genitori, e tu?
– Io, non so, una sta con i genitori, l’altra sta con un marito che non le permetterebbe di cedere una stanza come alcova.
– Ah, ecco, okay. E allora?
(Nel frattempo si scrivono frasi piene di passione. Sprecano baci e abbracci, solo virtuali, e la fiamma arde e ci fosse un fiammifero salterebbe in aria tutto il condominio. Ma a parte qualche puntata di sesso virtuale poi nulla più.)
– Allora possiamo incontrarci a metà strada. Prendiamo il treno, ci fermiamo alla stazione e poi prendiamo un caffè.
– Un caffè?
– Si, sempre meglio che niente. Almeno ci vediamo in faccia e ci baciamo, una volta, una volta soltanto. Per dirci che ci desideriamo e che vorremmo stare insieme ma non possiamo.
– E poi?
– E poi ciascuno torna a casa sua, perché per i precari non c’è futuro. Perché ci hanno tolto tutto, inclusa l’opportunità di amare ed essere riamati.
– Ma non è giusto!
– Lo so, ma l’alternativa è andare a dormire sotto un ponte e con il vento anti-nomadi che spira da queste parti si rischia di essere sgomberati e mandati in romania solo perché non hai un posto per fare l’amore con la persona che vuoi tu e perché è diventato vietato anche migrare per amore.
– Però potremmo prendere il treno e restarcene lì, per una notte.
– E paghi le cuccette o comunque stai nei sedili e viaggi e riviaggi devi pagare il treno mille volte.
Insomma alla fine il tale e la collega hanno stretto una grande amicizia ma non hanno mai provato a stare insieme davvero, perché la precarietà, in un certo senso, ti porta anche a realizzare quella cosa della moglie e dei buoi nei paesi tuoi anche se non ci sono più né i buoi né tanto meno le mogli.
Qualcuno di voi conosce un rifugio dell’amore per innamorati precari? Così posso dirlo alla collega e la collega forse, finalmente, potrà capire cosa si è persa.
NB: Malafemmina, diario di una precaria qualunque, è un personaggio di pura invenzione e un progetto di comunicazione politica. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.
non so se è una storia di pura invenzione o se c’è qualche elemento di verità. penso che quando hai trent’anni ai tuoi genitori dovrebbe importare poco se ti porti la ragazza a casa, o almeno dovrebbe importarti poco se i tuoi genitori non approvano e te la porti lo stesso.