Affido condiviso, Antiautoritarismo, Critica femminista, Genitori separati, Precarietà

Come risolvere la povertà delle madri?

La povertà delle madri. La povertà dei padri. La povertà delle persone. Quando smette la solidarietà reciproca si fa a gara a chi è più povero di chi. Ho sempre odiato questa cosa e non capivo perché fosse necessario rilevare la povertà dei padri, per esempio, fintanto che non ho inserito quel ragionamento nell’analisi di una economia in cui a lui, padre, marito, ex marito, viene assegnato il compito di sopperire alla spesa laddove un datore di lavoro o lo Stato non ci sono.

Non si tratta più di responsabilità reciproche, che è chiaro che devono esserci. Non c’entra neppure il fatto di cavarsela con poco dopo che per anni hai vissuto una vita con una partner che con te condivide compiti di genitorialità. Si tratta solo di prendere atto del fatto che per quante madri povere esistano la mia stessa lotta sociale è ridimensionata, è tremendamente addomesticata e orientata a legittimare quello stesso Stato che si serve di me per reggere in piedi il suo modello di Welfare in cui io, donna, madre, altro non sono che un ammortizzatore e uno psicofarmaco sociale.

Conosco madri, e io stessa lo sono giacché è richiesto, per assurdo, che per poter esprimersi su questo le donne devono attribuirsi lo status uterino di cui faccio volentieri a meno, le quali hanno vissuto periodi di disagio e povertà che hanno superato grazie ai mille lavori svolti, fino a tre al giorno, e grazie ai familiari. Per migliorare la loro condizione quali strumenti offriva loro lo Stato?

Studiare, approfondire e sviluppare delle competenze per tentare di investire sul futuro. E l’hanno fatto, per quanto si guadagni di più a fare la cameriera che a svolgere un impiego d’ufficio, precario, con contratto a progetto.

Cercare di lavorare il più possibile senza essere schizzinose. E hanno fatto pure quello.

E in definitiva ti si chiede di fare da te ché diversamente devi dipendere da qualcuno. Sei tu lo strumento. Non altri che te.

Poi quello stesso Stato ti dice che puoi chiedere soldi al padre di tuo figlio, al tuo ex marito, anche se lui non li ha, e la pretesa si fonda su un punto preciso che rende la nostra cultura ancora strettamente patriarcale:

tu devi stare a casa, fare figli, e svolgere ruoli di cura. Ti viene riconosciuto quel ruolo, quello di madre, di cui nessuno vuole farsi carico anche se, nei fatti, è lo Stato che ti chiede di fare figli e quegli stessi figli sono “figli di Stato”, corpi che appartengono alle Istituzioni, le quali sono chiamate a tutelarli e sorvegliare che tu li cresca bene, con derive autoritarie a parte in cui si immagina che tu sia punita o curata, vedi alla voce elettroshock per la depressione post parto che qualcuno in un congresso psichiatrico tirò fuori credo un paio di anni fa, quando non sei all’altezza di quel ruolo.

Lo Stato ti vuole assolutamente a fare la madre ma non ti paga per questo compito. Al più continua a sfornare riforme del lavoro in cui la tua precarietà diventa sempre più disastrosa e in cui tu vieni condannata ad essere un soggetto economicamente dipendente.

Così, siccome sei in difficoltà, quel che sai fare è di perseguire il tuo ex marito affinché ti paghi il ruolo di cura. Come se tu pretendessi lui ti pagasse in quanto baby sitter e ti lamenti se lui ti dice, come alcuni padri hanno detto, che vogliono condividere quel ruolo e dunque fissare una regola di mantenimento diretto in modo da spendere quel che c’è da spendere direttamente per il figlio, che abiterà con loro un tot di giorni a settimana, invece che dare uno stipendio ambiguo a te.

Il mantenimento è residuo di regole patriarcali che ti condannano ad essere subordinata e che spostano la tua lotta che invece che rivolgersi contro lo Stato o, per esempio, contro il tuo datore di lavoro che non si assume gli oneri della genitorialità,  si rivolge contro un uomo che è precario tanto quanto te, forse di più, e che sta cercando di recuperare un ruolo diverso da quello che gli è stato assegnato.

Un uomo che ti molla i soldi perché tu gli cresca il figlio, cosa che parrebbe farti felice, è un datore di lavoro, un paravento delle irresponsabilità di Stato, talvolta anche un paravento delle tue irresponsabilità nei tuoi stessi confronti, giacché non puoi pretendere, davvero, di godere di uno stipendio per crescere un figlio e poi non dover dare conto di nulla al tuo datore di lavoro. Sei tu che hai scelto quale genere di relazione intraprendere con l’uomo che ti molla i soldi.

E giuro che non c’è alcun moralismo ma proprio una approfondita analisi sui ruoli sociali ancora divisi secondo criteri “biologici” e “naturali” dove sarà anche naturale che tu partorisca un figlio ma non è naturale affatto, e lì interviene la cultura, che tu sia orgogliosa di essere utero al servizio del patriarcato invece che persona.

Quello che questi padri, orribilmente strattonati, stanno dicendo, è che questa storia deve proprio finire e che il ruolo di cura va diviso e non intendono più sopperire alle mancanze dello Stato né intendono essere complici del Patriarcato quando diventa il modello ispiratore che incoraggia tante madri a fare cortei virtuali incazzati per esigere di essere ancora schiave legittimando ogni autoritarismo che da quella rivendicazione può derivarne.

Ed è buffo, davvero, per me dover dire che trovo nei padri i miei migliori alleati in questo momento, ovvero quelli che per liberarsi da incastri di ruoli consentono anche a me di fare lo stesso, così come fu per il femminismo anni fa, quando fu utile a liberarci e diventò spinta eccezionale per consentire ad altri soggetti di fare lo stesso.

Dunque ora che questi uomini ci dicono che non intendono più essere complici di quella cultura, ora che dicono che ci sono donne che la riproducono e sembrano le stesse donne, ahimè e ahiloro, a fare maggiore resistenza a queste evoluzioni, cosa diciamo noi?

Che abbiamo scherzato. No, grazie. Il vostro aiuto non ci serve. Quando dicevamo che non ne potevamo più di crescere i figli da sole e vi rimproveravamo perché eravate un puntino lontanissimo della nostra esistenza e di quella dei vostri figli, stavamo scherzando.

In realtà vogliamo continuare a fare le madri a tempo pieno. Vogliamo che voi ci pagate per farlo e se non mandate un assegno a fine mese vi mandiamo in galera. Vogliamo che voi provvediate per sopperire all’assenza di welfare che dovrebbe dare alloggi e lavoro e sostegno a chiunque sia in condizione di povertà. Vogliamo che sganciate la moneta e però poi aria, sciò, così come avete sempre fatto, perché è troppo faticoso dover discutere con voi ogni cosa, ogni decisione riguardo al nostro bambino. Da voi vogliamo solo i soldi e li vogliamo anche se pensiamo che siete stronzi e violenti.

E’ un paradosso infatti che una donna che abbia denunciato il proprio ex per violenza, per esempio, stia lì a rivendicare anche il mantenimento. Quale donna sensata vorrebbe essere economicamente dipendente e in costante relazione, tramite procedimenti legali che durano un decennio, con l’uomo dal quale dice di aver subito violenza?

Io so cos’è la violenza e quando subisci violenza le cose sono due: o tutto si riaggiusta e si recupera una modalità civile per andare avanti, e questo può accadere, o se persistono elementi per cui io debba ancora temere per la mia vita allora col cavolo che mi metto lì a chiedere soldi o che mando avanti procedimenti legali affinché lui me li dia.

Se ho diritto ad un risarcimento non è lui che me lo deve dare. Se voglio essere libera allora devo liberarmi e non restare incatenata a vita in virtù di un assegno. Ché veramente non pensavo che potessero esistere donne che denunciano di aver subito una violenza e allo stesso tempo lottano per restare ossessivamente ancorate a quel passato senza andare avanti mai. Invece esistono, ahimè, e io non posso che tornare a parlare di codipendenze, corresponsabilità o di paraculismo gestito ad arte a partire dallo sfoggio di martirio e dalla propria posizione di potere, quella che lo Stato sembrerebbe garantirti mentre ti condanna a restare esattamente dove sei.

Insomma il punto è che in definitiva c’è chi vuole che tu compia una guerra tra poveri e c’è chi invece ti dice che devi rivolgerti ad altri soggetti, istituzionali, per ottenere quello che ti spetta.

Infine: è ridicolo che tu te la prenda anche con la nuova compagna del tuo ex, in special modo se è proprio grazie a lei che il tuo ex può garantirti il mantenimento che diversamente non potrebbe neppure darti senza finire a dormire sotto i ponti.

Quella donna viene piegata da te al tuo servizio e se per caso è una di quelle che ha sempre lavorato per vivere e che non ha assolutamente voglia di rivestire il ruolo che lo Stato le ha assegnato, viene anche violentata nella sua dimensione identitaria. Così denunciano le nuove compagne il fatto che se le ex dei loro attuali compagni esigono la loro complicità, in quanto donne, affinché lo Stato continui a ritenerle utili solo in quanto madri, uteri, possono ovviamente scordarselo.

Perciò prima di investire attenzione e intelligenza alle battaglie in cui lo status di “madre” diventa il mezzo per imporre cultura patriarcale ad altre donne e agli uomini e a chiunque, ci penserei molte volte.

Il tema è talmente complesso che, con tutti i dovuti distinguo, non si può liquidare con due demonizzazioni, tre ave maria femminista e quattro generalizzazioni stereotipate e sessiste che partono dal presupposto che gli uomini con i figli non ci sanno fare mai e le donne invece sono “naturalmente” capaci di crescere anche i sassi. E non va bene neppure consolarsi con l’idea che tanto gli uomini non si curino dei figli perché se così è e ce ne lamentiamo allora non si capisce perché mai sia necessario prendersela giusto con quelli che dei figli vogliono curarsi. La stessa teoria secondo cui i padri che vogliono occuparsi dei figli siano tutti abusatori è veramente reazionaria e legittima Patriarcato e Stato che ovviamente ti dicono che, certamente, i padri sono merde e basta, dunque continua pure a fare la mamma a tempo pieno e non rompere le ovaie chiedendo reddito autonomo e lavoro retribuito.

Dopodiché chiunque abbia voglia di parlare di povertà materne sa bene che qui lo può fare, purché mi dica quali sono le sue rivendicazioni politiche per risolverle. Gravare sull’ex? Scendere in piazza assieme a me e pure assieme all’ex? Lottare contro la Riforma del lavoro? Rivendicare la propria identità di classe? Smarcarsi dal ruolo di “madre”? Smettere di chiedere “conciliazione” e cominciare a esigere reddito autonomo e lavoro? Cosa volete fare per risolvere la povertà? Quali sono le vostre richieste politiche alle Istituzioni? Qualcosa del tipo “oh, papà Stato, ti prego, fai in modo che il mio ex marito mi corrisponda assegni per mantenermi indigente, dipendente e beatamente felice?” Ditemi. Pronta a qualunque discussione.

Ma parliamo di economia e non di idiozie nazional/popolari per cui “la mamma è sempre la mamma” e “i figli devono sempre stare con le mamme“. Queste cose le lasciamo alle trasmissioni trash pomeridiane di canale 5. Qui, noi, si tenta di immaginare un migliore futuro. Grazie.

Leggi anche:

Comunicazione e popolarità (sul web) – ché parlare di madri aderendo a logiche patriarcali procura tanti consensi, pare.

Ikea, le coppie separate e la beffa di una rappresentazione lontana dalla realtà

Gli equilibristi: a proposito di genitori separati e integralismi virtuali

L’economia mensile di un papà separato

Gli incontri protetti

La Pas non c’è ma i problemi di genitori e affidi restano tutti

Quel che le madri separate dicono delle nuove compagne dei loro ex

Donne/martiri e uomini da rottamare

Padri precari e madri possessive

6 pensieri su “Come risolvere la povertà delle madri?”

  1. Fondamentalmente d’accordo come quasi sempre. L’unico punto è che trovo paradossale parlare di “società patriarcale” quando si descrive sostanzialmente una forma semmai di matriarcato. O forse sarebbe più opportuno dire che i relitti della società patriarcale, che non esiste più da decenni, non ha coinciso completamente col cambio di mentalità di chi poi in quel tipo di società aveva dei ruoli ben definiti: è morto il ruolo di pater familias ma non quello di mater matuta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.