Fallito, scarto, quel che “è rimasto sul mercato”, difettoso, scaduto e senza garanzia, peni decrepiti, moribondi, e chi se li piglia s’accontenta, significa che tu, sei una donna da niente, una che non l’ha voluta nessuno e se l’è presa solo questo scarto di magazzino che ovviamente a sua volta, pare, sia stato scartato da una donna di prima scelta. Così dividono gli umani queste tipologie di donne che usano nei confronti dei propri ex giudizi precisi, di un sessismo atroce, che se li ribaltiamo subito pensiamo a quel che viene detto delle donne, solitamente, quando si ritiene non siano più buone dopo aver perso la verginità, dopo qualche relazione, dopo aver fatto sesso con un tot di uomini, dopo un divorzio, ché vengono definite usurate, da rottamare, sporche, sicuramente per male.
Sapete, io, come tante, ho avuto più relazioni. Ricordo che dalle mie parti c’era il partito degli uomini che la voleva vergine. Per averla con l’imene intatto, della ragazzina che veniva presa di mira da qualcuno, si diceva che bisognava ddivarla, allevarla, così avevi una fica ex novo per poter dire che l’avevi sverginata e poi potevi anche insegnarle il sesso senza temere confronto e competizione. Se dicevi alla creatura che l’unico modo di fare sesso era a testa in giù, lei ci credeva e andava avanti così, magari senza capire perché mai una volta aveva un orgasmo. Fortuna che le ragazze oggi sono tanto più sveglie, leggono e guardano le cose e non esiste, credo, una ragazzina che si fa prendere per il culo da un quarantenne che non regge il confronto con una sua pari.
Però siamo d’accordo circa il fatto che questa pretesa di averci la donna fresca di fabbricazione è una stronzata sciocchezza. Siamo nel 2013, le donne non si sposano a 13 anni, si spera, esistono altre priorità, le relazioni sono meno durature e quando arrivi ai trentanni già hai vissuto una serie di esperienze che puoi tentare di nascondere quanto ti pare, puoi fingere che lui sia il primo, che sia tutta una sorpresa, ma quanto è bello invece viversi le cose in modo consapevole a partire dalle esperienze di entrambi, ché è tutto oro lo scambio di passato e di cose vissute, senza gelosie retroattive e senza sentirsi messi in discussione se prima di te c’è stato un altro.
Però da quel che leggo e vedo ora la situazione è quasi capovolta, o comunque quella stessa cultura insiste e viene riprodotta pari pari da alcune donne che mettono in circolo tanta amarezza e malessere, e si vede lontano un miglio che vivono con disagio la propria vita, ma fanno finta che non sia così. E’ tutto un dissimulare accompagnato da frasi orribili rivolte contro i propri ex. E poi le chiacchiere sibilline da comari di alcune che sono lì a considerare che l’uomo lo vogliono vergine, che non abbia mai avuto relazioni stabili, che non arrivi da altre storie perché se arriva a 40 anni e non ha una relazione stabile lo guardi e dici “deve esserci qualcosa che non va”, come per quelli che ti guardano se a 40 anni ancora fai la precaria di mestiere e pensano che se non hai un lavoro stabile evidentemente hai qualcosa che non va.
A parte non capire come non si possa apprezzare una persona che ha già vissuto per conto suo e magari sa già cosa sia una convivenza, davvero non sapete che la rincorsa ai tempi biologici è un fatto che viene anche indotto culturalmente per viversi relazioni esclusivamente riproduttive? Perché se la tua storia stabile comincia a 40 anni hai meno possibilità di fare un figlio che a ventanni. E già me le ricordo quelle che nel mio quartiere venivano chiamate “zitelle” e che dopo i trenta già pensavano di darsi via a uomini considerati inferiori: lo zoppo, lo sciancato, lo sfregiato, l’ultimo tra gli ultimi delle professioni proletarie. Erano lì a compiangere il bel matrimonio sfumato col dottore per via di incomprensioni, per suocere o tradimenti vari e poi vivevano una vita fatta di frustrazioni, che scaricavano su mariti e figli, non già perché gli uomini trovati fossero “difettosi” ma perché semplicemente non li amavano.
Ci sono donne divorziate che non escono da questa mentalità e la riproducono. Addebitano all’ex la responsabilità di averle consumate per un tot di tempo e aver così tolto l’opportunità di beccare altri partiti che nel mercato puoi trovare. Se non sei bella e giovane chi ti vuole più? E posso capire, anche se non lo capisco uguale, se questa cosa la dice una donna di 70 anni, ma se la dice una 38enne e continua ad avercela con l’ex, perché dopo di lui c’è la desolazione più totale, giuro che lo capisco meno. Molto meno.
In questi casi ci sono mille cose che succedono. La fine della relazione che brucia, come direbbe una mia amica, e si cerca consolazione raccontandosi tante balle. Ci sono quelle che adoperano giudizi incattiviti sull’ex e sulla sua nuova compagna, perché attraverso quella rivalsa si rimuove il fatto che se la storia è finita deve pur esserci una corresponsabilità e che non è detto che lui (o lei) sia così pessimo giacché con l’altra ci sta bene. E non sei sbagliata tu come non è sbagliato lui. E’ che semplicemente voi due stavate male e con altre persone vivrete altre modalità di relazione uniche, migliori e irripetibili. C’è che fa male vedere l’ex, per quanto tu possa volergli male, che vive un’altra vita senza di te, ma se vivi questo con ossessione, morbosa, rancore, ostilità, se non c’è serenità nei tuoi giudizi riproduci anche la stessa cultura che poi porta alle violenze. Sei mia o mio e se sei con qualcun altro o altra allora non vali niente, sei niente, zero assoluto. Lo sei tu e lo è anche la persona che divide una nuova storia con te.
C’è anche che mentre sprechi tempo per sorvegliare il presente del tuo ex, per ruminare, masticare eternamente il passato, direbbe ancora la mia amica, ti perdi il tuo presente e rischi di cercare lo stesso schema di relazione ovunque, per tentare ricreare quel che hai perduto, con effetti disastrosi che ti procurano più solitudine.
Quello che non capisco, davvero, è comunque come questo atteggiamento possa essere giustamente stigmatizzato quando così si comporta un uomo e sembra addirittura giustificato se riguarda una donna.
Possibile che non siamo ancora riuscite a scrollarci di dosso uno schema cultural/patriarcale che ci fa sentire in difetto ogni volta che una relazione finisce, indi per cui bisogna dire per forza che lui era una merda? Perché se non lo dici non sei autorizzata a portare in giro la tua esistenza e a viverti altro. Sei usata, consumata, e mentre ti difendi da questo genere di osservazioni riproduci uno schema analogo stabilendo che quello con cui hai rotto sia una chiavica umana e che altro non può essere che quello. Quasi che si tratti di recuperare un pass di ingresso per la società che ti garantisce lo status di donna per bene solo in quanto martire.
Puoi essere sposata, accoppiata, diversamente puoi essere martire o puttana. La divorziata è una zoccola per antonomasia, lo so per certo, perché dalle mie parti se arrivavi da un matrimonio riparatore e ti separavi poi ti si presentava un vedovo sessantenne – con figli – certo che ne accettassi subito la proposta di matrimonio, o ti beccavi la nomea di puttana, anche se non trombavi proprio mai perché non ne avevi tempo e neppure voglia.
La donna che divorzia e ha figli per una certa mentalità porta con se’ un fallimento, non è niente, è una che può sopravvivere riscrivendo il suo futuro, usando i figli come fossero bandiere (vivo per mio figlio, menomale che c’è lui, mio figlio è la mia vita… finché il figlio non si rompe le palle e se ne va) e definendosi eternamente vittima di un uomo che sicuramente era malvagio, belzebù fatto persona, perché altrimenti è chiaro che lei non l’avrebbe lasciato, avrebbe tenuto assieme la “famiglia”, ed è probabilmente la risposta che deve dare alla società, a suo padre, al patriarcato in generale, che le chiede conto e ragione di tutto ciò.
E’ noto che spesso succede che se ti separi torni a casa dai tuoi. I genitori sono lì solitamente a giudicarti. Ti riprendono in casa e ti assistono se tu sei in emergenza, diversamente sei una preoccupazione in più e devi sentirti dire che sei capricciosa, che ai loro tempi una donna sapeva tenere assieme una famiglia in ogni caso, che sei come tutti i giovani d’oggi che non danno valore alle cose serie, ché poi alcune osservazioni saranno anche vere ma il punto è che si tratta comunque di giudizi moralisti, normativi, che mal si sposano con le tue esigenze se a te non frega giusto un accidente di farti la famiglia e celebrare nozze d’oro coi nipoti.
Però capita anche questo: che il padre padrone, il patriarca e la matriarca della storia ti considerano autorizzata a sciogliere il tuo matrimonio, quel vincolo che hai scelto, soltanto perché ce n’è l’assoluta necessità, altrimenti vaglielo a dire che hai sciolto il giuramento ai genitori che t’hanno dato soldi per lo sponsalizio e che ti sostentavano economicamente o moralmente gratificandoti di quello status che era l’unico che desideravano tu avessi.
Esistono ancora situazioni di questo genere e la mentalità io non credo che in certi contesti sia poi tanto cambiata. Perciò, lo dico a quelle che sentono la necessità di dire fango all’ex, giuro che non serve. Siete autorizzate a mettere fine ad una relazione quando e come volete. Basta che ve ne assumiate la responsabilità come fanno le persone adulte. Basta che la responsabilità venga ripartita per quel che è. E non c’è nessuno scarto, nessun essere difettoso. Una storia finisce e basta. Le colpe lasciamo che le trovi la chiesa nei suoi procedimenti per sciogliere le nozze. Noi, qui fuori, direi che ne possiamo fare a meno.
Perfetto!
Se il mio compagno non avesse mantenuto con la sua ex rapporti amichevoli mi chiederei che razza di uomo è uno che prima convive con una persona e poi la cancella.
Conosco la sua ex compagna e siamo in buoni rapporti, come lo sono con io miei ex e il mio compagno con loro.
Sono un’essere fortunato, mi sono risparmiata la fatica dell’odio