Malafemmina

Rivendico diritti e li spacciano per favori!

Forse riesco a recuperare un alloggio migliore. Non l’ho chiesto per favore. Ho solo detto che tutti meriteremmo di dormire in luoghi meno bui e umidi. Tutti noi che lavoriamo tutto il giorno al villaggio vacanze.

Il direttore recupererà una stanza per me, così mi ha detto. Ma ha parlato solo di me e non di tutti gli altri. E io cosa faccio? Prendo la stanza e cado nel tranello del boss che così mi separa dai ranghi di resistenza e mi fa diventare una nemica di tutti i colleghi?

Io diventerei quella che ha ricevuto un favore e non una persona che ha rivendicato un diritto.

Direi che no, non posso accettare la stanza. Avevo minacciato il boss di dormire in spiaggia, chè tanto era sicuramente meno umida del posto in cui mi hanno fatto dormire fino ad ora. E lui mi ha trattato come mi tratta di solito, come tratta tutti, con un atteggiamento ambiguo che apre le porte alla riconoscenza, la mia, nei suoi confronti. Potete immaginarlo? Io che devo qualcosa a questo yuppie del cavolo che fa di tutto per scambiare un diritto per un favore?

E cosa mi chiederà in cambio? Probabilmente niente, perchè è uno furbo ma otterrebbe comunque di rendermi dipendente dal suo schema, lontana dai miei simili, gli altri precari e le altre precarie, e quindi isolata rispetto al gruppo. No, non posso accettare.

Riepilogando: niente stipendio, niente alloggio decente, niente di niente. E Pleasure parte tra pochi giorni e non lo rivedrò più.

Non devo pensarci. E’ una cosa di sesso, ma mi piace e comunque no, niente da fare. Malafemmina, devi darti una regolata.

Lui se ne va e dato che vive lontanissimo da me mi ha proposto di trasferirmi. Ovviamente non ci penso nemmeno. Si trasferisse lui ma mi sembra comunque una follia. Ci conosciamo da pochissimi giorni, facciamo sesso alla grande, ma io sono una precaria che tenta di sbarcare il lunario e che comunque è già inserita nello schema lavoro/casa/precarietà/finestudi, lui invece sta ancora all’università.

Se andassi io da lui finirei per rovinargli l’esistenza perchè non sarebbe la mia città e fino a che non trovo il modo di rendermi autonoma dovrei dipendere da lui. E se venisse lui da me finirei per rovinarmi la mia di esistenza perchè io non potrei aiutarlo e non ho la minima intenzione di prendere un compagno in casa con tutto quello che comporta.

Perchè la precarietà è anche questo. Significa fare una scelta dietro l’altra, mantenere relazioni precarie per non incasinarsi troppo, significa niente lieto fine e significa anche non vincolarsi per evitare di dipendere economicamente da qualcuno.

Ma sono certa, comunque, anche se sinceramente in questo momento spero di no, che non appena andrà via da qui mi dmenticherà nel giro di una settimana. E per come mi conosco penso che capiterà lo stesso anche a me. La vita continua e per quanto le passioni mi facciano stare bene e le mie fragilità mi sovraespongano dal punto di vista emotivo alla fine non credo ad una sola parola di tutta la vuota retorica sull’amore.

Che altro dire per aggiornarvi su quello che mi succede: il mio computer fa i capricci. Oggi l’ho portato dal tecnico che qui ha il compito di tenere i piedi l’internet point (se così vogliamo chiamarlo). Mi ha prima guardato le tette, poi le gambe, poi le mani e allora mi ha detto come un viscido “ma che cos’ha il tuo computer?”. Non erano ovviamente le parole ma era il tono. Mi è venuto spontaneo dire “non ha niente… sta benissimo”, ho preso e sono andata via.

Niente stipendio, niente stanza, niente computer integro. La vita qui comincia a farsi pesante. Perchè mai una donna deve essere sempre messa in condizione di dover essere “grata” a qualcuno? Perchè mai non riesco a fare nulla senza dovermi arrabbiare? Perchè non posso semplicemente avere lo stipendio che guadagno, una stanza decente, un approccio meno sessista e viscido per avere un computer che funzioni meglio. Perchè non posso? Che diamine c’è che non va in questi esseri umani?

NB: Malafemmina, diario di una precaria qualunque, è un personaggio di pura invenzione e un progetto di comunicazione politica. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale. 

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