Svenia, a commento del post sull’Identikit di una webcam girl, dato che qualcun@ diceva che Rosalia “poteva andare a lavare le scale” e in senso moralista la riprendeva perché nel suo mestiere usa una mascherina, risponde così:
Quando ero studentessa fuori sede ho lavorato in un locale a tema fetish/SM facendo semplicemente la barista, eppure la gente mi giudicava dicendomi di “andare a servire ai tavoli come una ragazza per bene”… praticamente mi invitavano ad andare a farmi sfruttare per guadagnare una miseria, magari subendo anche molestie da clienti e datori di lavoro, mentre nel mio “squallidissimo locale” nessun* allungava una mano su nessun altr* senza consenso e venivo pagata 50 euro a sera ricavando in totale da 100 a 200 euro al mese più le mance, soldi che poi spendevo quasi interamente fra bollette e costosissimi materiali per l’arte (ero all’Accademia).
Eppure venivo giudicata ed additata come ragazza poco di buono, e sentivo gli amici del mio ex chiedergli come potesse sopportare che la “sua” donna facesse un lavoro del genere. Nessuno però chiedeva a me come potessi sopportare che lui stesse in casa (cioè nell’appartamento che avevo in affitto) tutto il giorno a non far niente perché schifava qualunque lavoro non fosse esattamente ciò che voleva.
Infine alla domanda “che lavoro fai” rispondevo genericamente che facevo la barista in un locale, senza specificare, e pregavo i miei amici di rispettare la mia privacy… esattamente come questa signora che indossa una mascherina per proteggere se stessa e sicuramente la propria famiglia dal giudizio becero e sessista di chi pensa che esistano lavori perbene e lavori permale o che spaccarsi la schiena pulendo scale sia più dignitoso che fare una cam erotica.
Una donna perde la dignità quando viene costretta a fare qualcosa che non desidera, quando viene sfruttata e la sua libertà è negata, non quando sceglie consapevolmente un lavoro al posto di un altro. Se a me ricapitasse l’occasione di tornare a lavorare dietro un bancone, rispettata e ben pagata con l’unico obbligo di indossare vestiti particolari, l’accetterei ben volentieri.
Di andare a pulire le scale adesso non ne ho proprio voglia e non lo farò, a meno di non trovarmici costretta, perché fra infangare la mia reputazione presso beceri perbenisti e spaccarmi la schiena preferisco la prima.
E’ bastata una introduzione alla intervista, che pubblicherò a puntate, tratta dalla lunga discussione tra me e Rosalia, a scatenare già un dibattito in cui le reazioni sono anche prevedibili. Se una donna che compie la scelta di Rosalia, come immagino sia anche per la scelta di Svenia, non puoi vittimizzarla allora diventa oggetto di moralismi e giudizi incattiviti, dove si fa a gara per dimostrare che lei è sicuramente una donna perduta, che non può vincere il confronto con una donna perbene che preferisce “lavare le scale” piuttosto che scoprire il corpo, giammai comunque si vedrà riconosciuto il diritto di essere definita una donna autodeterminata.
Se così fosse, come dicevo qui, non sarebbe da considerarsi un atteggiamento funzionale al capitalismo come invece è. Infatti:
Non c’è servizio più grande reso al capitalismo che quello di sganciare il tema dello sfruttamento dei corpi femminili da quello più ampio dello sfruttamento dei corpi tutti, perché, a prescindere dal fatto che sia necessario contestualizzare le varie differenze con una lettura di genere, quello che si finisce per fare è scindere le rivendicazioni che parlano di sfruttamento sul corpo femminile da ogni tipo di rivendicazione che riguardi lo sfruttamento di tutte le persone che svolgono lavori di qualunque genere.
Non è un caso se la richiesta di regolarizzazione del sex working viene ignorata o demonizzata mentre si impongono censure e scelte moraliste e proibizioniste che sono lesive della autodeterminazione di ciascun@.
Non è un caso: perché è più semplice colludere con logiche di mercato liberiste, che rifiutano a priori l’idea che per fermare lo sfruttamento di ogni persona debbano essere ridiscusse le regole, contratti, tutto quel che riguarda il diritto del lavoro, affinché ogni lavoratore e lavoratrice possa meglio gestire la propria professione senza che MAI nessuno sia sfruttato.
Non è un caso: perché altrimenti non potrebbero, così come fanno, fingere di essere contrari allo sfruttamento delle donne quando si parla di prostituzione e poi approvare riforme del lavoro in cui sostanzialmente si dice che grazie a contratti precari, senza garanzie, in violazione di tutti i tuoi diritti, puoi essere sfruttata come lavoratrice nello svolgimento di qualunque altra mansione.
Non è un caso: perché altrimenti non potrebbero farti digerire la teoria secondo la quale tu, moglie e madre, sul cui lavoro di cura si regge tutto il welfare dello Stato, non sei mica sfruttata, ma no, e figuriamoci, invece saresti strafelice di farti sfruttare gratis per ammortizzare carenze istituzionali ed economiche.
A presto con la continuazione dell’intervista con Rosalia.
NB: se volete raccontarmi qual è la vostra professione, come già altre hanno fatto, potete contattarmi anche in privato su Facebook o scrivendo a abbattoimuri@grrlz.net.
Ho alcune perplessità, però confuse: riguardo all’intervista, non credo si tratti solo di moralismo, piuttosto c’è che non tutt* possono fare soldi spogliandosi. Fare soldi in quel modo è molto meglio che farli pulendo le scale, e spogliandosi si partecipa ad una disuguaglianza. In più a pulire le scale si guadagna poco. Per cui almeno rimane la consolazione della dignità.
In un sistema in cui alle donne è richiesta la bella presenza, una donna che usi la propria bella presenza mette il dito nella piaga.
Penso che mostri una contraddizione quando parla di dignità e sfruttamento. Lei infatti ci dice quali sono i pro del suo lavoro particolare rispetto a un lavoro qualsiasi, ma la sua scelta si pone fra questi. Potendo scegliere tra un lavoro dove non deve portare certi abiti e in cui ha gli stessi pro del suo lavoro particolare, sceglierebbe il primo, dunque ci dice che potendo non indosserebbe certi abiti e dunque che la sua dignità è lesa. Per questo lascerei perdere il concetto di dignità.