Parlando di sex working alcune donne che vendono servizi sessuali mi hanno raccontato un po’ delle loro vite. In una serie di post proverò a sintetizzare quello che mi hanno detto.
Lei la chiameremo Rosalia. E’ del sud, è sposata, ha due figli, non ha finito il percorso scolastico per prendere il diploma ma aveva sviluppato una specifica competenza per ritagliarsi un ruolo professionale. I bambini e una serie di problemi l’hanno tenuta lontana dal mercato del lavoro e le sue qualifiche sono ritenute superflue in questo tempo di crisi. Altri lavori erano improponibili per livelli di sfruttamento e stress e dunque, mentre è lì a constatare che servono soldi e che bisogna pure far qualcosa, così per caso, capita a verificare che il suo corpo piace, che lei ha un potenziale erotico che sperimenta in chat e in videochat, con il perfetto accordo con suo marito che non è geloso e la lascia fare, e ad un certo punto decidono insieme che lei possa fare questa cosa anche come lavoro.
Accede e si iscrive ad un sito di webcam girls e mi dice che all’inizio i guadagni sono facili. Poi tutto diventa un po’ routine, “le entrate non mancano” anche se serve un po’ di pazienza in più.
Mi dice: “Non mi vergogno di ciò che faccio, ma in chat pubblica, prima dello streep, indosso una mascherina. Mi diverto a scegliere, magari con mio marito, l’abbigliamento sexi da indossare. Lui mi guarda eccitato prima di andare al lavoro e quando mi collego di notte segue le mie conversazioni in un altra stanza sull’altro pc.”
Non l’ha ancora detto alle amiche perché non vuole essere compatita, patologizzata né giudicata. Vuole anche proteggere la sua famiglia. Però le scoccia dire che è disoccupata perché quello che svolge è un lavoro vero e proprio. A margine ha anche il timore di essere giudicata da persone “femministe” perché esiste (eccome!) un femminismo paternalista (fatto di suore e preti) che la vittimizza o la demonizza (e la scomunica) se lei non interpreta perfettamente il dogma.
Accolgo la sua prima mail con un mare di quesiti:
Quanto si guadagna, come avviene il pagamento, quanto dura una sessione video, chi sono gli utenti in termini di caratteristiche socioeconomiche, quanto questa esperienza la gratifichi e la fa stare bene con se stessa e il suo aspetto, quanto e se favorisce l’equilibrio erotico e la sessualità con suo marito, come è regolato il mercato delle webcam girls, come registra i suoi introiti, se è legale, che tempi di lavoro si dà, se è un part time o un full time, che ne pensa dei pregiudizi per cui se fai lavori del genere potrebbe finire male, che ne pensa della divisione tra donne per bene e donne per male che viene operata da una parte del femminismo italiano, se ha, hanno, un sindacato di categoria al quale rivolgersi, come fanno ad ottenere garanzia dei diritti se serve, se il suo lavoro è sicuro, se il sito preserva la sua privacy e la aiuta a mantenere l’anonimato, cosa prova quando parla di quello che fa, se è liberatorio, se se ne vergogna, se non ci trova nulla di strano, come potrebbe reagire il contesto in cui vive se sapesse e per quale ragione.
La finisco lì prima di massacrarla di domande e lei risponde, una ad una, con pazienza, in tante lunghe, intime e belle mail delle quali vi riferirò. Per ora considerate questa come l’introduzione a quel che vuole essere non un ritratto morboso, a soddisfare curiosità di gente idiota che si spertica in giudizi o che non sa fare altro che compatire e supporre costrizione o degrado dove esista una scelta del genere, ma semplicemente la definizione di un percorso lavorativo, uno tra i tanti, con i suoi mille aspetti, le sue rivendicazioni, con le interpreti di questo lavoro che si vedono censurate ed escluse anche se sono intelligenti, colte, perfino femministe, alcune, eppure non vedono riconosciuta la propria scelta autodeterminata.
Perché io ti vedo, Rosalia, e mi sei sorella. Punto.
Con questo chiudo la intro e a presto con la prima parte dell’intervista.
Non tutte però hanno un marito voyeur 🙂
Magari potrebbe andare a lavare le scale. Ma certo, è più divertente indossare la mascherina. Del resto ognun* può fare ciò che vuole della sua vita: anche farla diventare una recita. E il marito che l’aiuta a scegliere l’abbigliamento sexy è davvero meraviglioso. Perfetta vita di coppia. Firmato: una che si fa il mazzo senza indossare maschere.
aiuto! una pioggia di moralismo. vabbè, hai vinto: tu sei una donna per bene. lei invece è una donna per male. 😀
io non ho espresso giudizi morali. Ho parlato di maschere. Se vivere e lavorare con la maschera piace a lei, non piace a me. E’ obbligatorio pensarla tutti allo stesso modo? il contraddittorio fa paura?
Chiaro il problema quindi e’ la maschera? Sai un po’ di anonimato parlando di sesso a)vende di piu’ b)e’ sempre meglio per evitare eventuali maniaci che potrebbero riconoscerti.la stessa cosa la si fa per la stanza inquadrata in cam.
il problema e’ il fatto che non l’abbia detto alle sue amiche? Fatti suoi, innanzitutto.l’intervista non erteva certo su questo.e poi, se le amiche fossero come te, avrebbe senz’altro ragione.
Magari si fa il mazzo anche Rosalia, non vedo quale sia il problema se ha scelto questo lavoro invece che lavare le scale. Io lavarei le scale, perché non amo mettermi in mostra, ma evidentemente a Rosalia la cosa non dà problemi. Anzi si diverte anche, forse.
Inoltre come si fa a giudicare la sua vita di coppia? Personalmente non sarei entusiasta se la mia compagna/moglie facesse quel lavoro, ma è un punto di vista soggettivo. Deve andare bene a loro, non a me, né a te.
Ma per favore, lavando scale per 5 suro all’ora e spaccandosi la schiena per uno stipendio da fame avrebbe piu’ dignita’? La dignita’ non la da il lavoro che fai ma la persona che sei.
e non mi spingo a dire che persona e’ chi giudica gli altri.
Scusate ma io non sono d’accordo sul fatto che vendere il proprio corpo sia una scelta di emancipazione femminile. Perché vendersi, non significa certo sesso libero. Il sesso libero è un’altra cosa. Però non mi permetterei mai di vietare o di giudicare altre donne che decidono di vendersi liberamente, se sono coscienti e contente di quello che fanno, se la ritengono la giusta scelta.
Ma quanto è davvero una scelta? Davvero è così appagante? Probabilmente se Rosalia avrebbe avuto altre possibilità non avrebbe fatto la webcam girl. Ma questa è solo la mia umile ipotesi.
Al contempo credo che la lotta allo sfruttamento della prostituzione debba diventare una nuova problematica di quel mondo cosiddetto “femminista”. Per sfruttamento, intendo ragazze, donne e talvolta bambine, obbligate a vendersi sotto minaccia e contro voglia.
Non tutte le “sex workers” sono felici e contente di dare così il proprio corpo. E’ importante ricordarlo.
questa è un’altra cosa, altro mestiere, ma comunque c’è la stessa richiesta di ascolto e tutte non fanno che dire che non sono vittime e non sono neppure carnefici. https://abbattoimuri.wordpress.com/2013/01/19/sul-perche-non-mi-offendo-se-mi-danno-della-puttana-ovvero-ascoltare-prima-di-sentenziare-non-sarebbe-poi-cosi-male/
e volendo potete leggere anche questo https://abbattoimuri.wordpress.com/2013/01/03/dellobbligo-di-fare-sesso-nel-matrimonio-la-moglie-e-una-puttana/
Tutte le volte che si parla di questo argomento se ne esce qualcuna a dire che “potrebbe andare a lavare i pavimenti”. Miiii che moralismo. Ci potrebbe cominciare con qualche semplice esercizio di fantasia, immaginare un mondo in cui il sesso sia una professione come tutte le altre, con tanto di targa e ordine professionale. Inclusa la tariffa minima e il 2% da versare alla cassa. In questo mondo parallelo quelli che si forniscono prestazioni professionali sessuali sono sia uomini che donne, sia etero che gay, ecc. Non c’è una morale dominante che considera la “vendita del proprio corpo” (come del resto fa anche un medico, un avvocato e un ingegnere: vende il proprio corpo, una parte di esso che sa fare qualcosa di specifico) come qualcosa di spregevole ed abietto…..sarebbe molto rilassante.
Svenia, da facebook (http://www.facebook.com/FemminismoaSud/posts/460780433993220) a commento del post:
“Quando ero studente fuori sede ho lavorato in locale a tema fetish/SM facendo semplicemente la barista eppure la gente mi giudicava dicendomi di “andare a servire ai tavoli come una ragazza per bene”… praticamente mi invitavano ad andare a farmi sfruttare per guadagnare una miseria, magari subendo anche molestie da clienti e datori di lavoro, mentre nel mio “squallidissimo locale” nessun* allungava una mano su nessun altr* senza consenso e venivo pagata 50 euro a sera ricavando in totale da 100 a 200 euro al mese più le mance, soldi che poi spendevo quasi interamente fra bollette e costosissimi materiali per l’arte (ero all’Accademia). Eppure venivo giudicata ed additata come ragazza poco di buono, e sentivo gli amici del mio ex chiedergli come potesse sopportare che la “sua” donna facesse un lavoro del genere. Nessuno però chiedeva a me come potessi sopportare che lui stesse in casa (cioè nell’appartamento che io affittavo) tutto il giorno a non far niente perché schifava qualunque lavoro non fosse esattamente ciò che voleva. Alla fine alla domanda che lavoro fai rispondevo genericamente di fare la barista in un locale, senza specificare e pregavo i miei amici di mantenere la privacy… esattamente come questa signora che indossa una mascherina per proteggere se stessa e sicuramente la propria famiglia dal giudizio becero e sessista di chi pensa che esistano lavori perbene e lavori permale, che spaccarsi la schiena pulendo scale sia più dignitoso che fare una cam erotica. Una donna perde la dignità quando viene costretta a fare qualcosa che non desidera, quando viene sfruttata e la sua libertà è negata, non quando sceglie consapevolmente un lavoro al posto di un altro. Se a me ricapitasse l’occasione di tornare a lavorare dietro un bancone, rispettata e ben pagata con l’unico obbligo di indossare vestiti particolari l’accetterei ben volentieri, di andare a pulire le scale adesso non ne ho proprio voglia e non lo farò a meno di non trovarmici costretta perché fra infangare la mia reputazione presso beceri perbenisti e spaccarmi la schiena preferisco la prima.”
E’ pure sorella mia
cara paroladistrega, ma tu il mazzo che dici, con cosa te lo fai? con la mente, con l’aria? o con il corpo? non lo stai svendendo anche tu per la cifra che ti danno a fine mese per quel mazzo? cosa cambia? io dò volantini ogni mattina per cinque euro all’ora in nero, e non faccio la webcam girl solo perchè un sito affidabile non l’ho ancora trovato ( abbattoimuri mi metti in contatto con Rosalia? 🙂 ), e comunque lo sai come sto alle 2 quando finisco? DISTRUTTA, come una il cui corpo è stato sfruttato per un profitto di cui percepisco una minima parte, e senza garanzie.
Che tristezza mi fa vivere in una società dove il sesso è una religione dal marketing in funzione 24 ore su 24…
Be a me interesserebbe incominciare a farlo, mi piacerebbe sapere dove trovare un sito serio?
Io non so dirti niente rispetto alla serietà di siti. Sto riportando una intervista e se non l’hai letta ti invito a leggerla tutta 🙂
https://abbattoimuri.wordpress.com/2013/03/26/identikit-di-una-webcam-girl-tempi-e-guadagni/
https://abbattoimuri.wordpress.com/2013/03/28/identikit-di-una-webcam-girl-socioeconomia-privacy-erotismo-diritti/
ci sono altri pezzi che saranno pubblicati in seguito.
Un abbraccio e se ti capitasse di svolgere questa professione magari scrivimi e dimmi come va. 🙂