Affido condiviso, Comunicazione, Critica femminista, Culture, Genitori separati

Madri sante e padri criminali

Ripristinato l’ordine “naturale” delle cose. Le madri sono tutte sante, martiri, i padri sono orchi, cattivi, egoisti, criminali. Quando le madri parlano dei padri tanto cattivi davanti ai figli lo fanno per metterli in guardia, difenderli. Se i padri fanno la stessa cosa è certamente per mettere in cattiva luce le mamme. Quando le madri coadiuvano i figli affinché si nascondano per sfuggire al padre, lo fanno per il loro bene. Se un padre facesse la stessa cosa è sicuramente un mostro che vuole tenere lontani la mamma dal proprio cucciolo.

I figli devono stare con le madri e se i padri vogliono stare con i figli significa che hanno un secondo fine. Vuol dire sicuramente che sono molesti, vogliono picchiarli dalla mattina alla sera, vogliono stuprarli abitualmente ogni notte, vogliono percuoterli psicologicamente, vogliono poter avere uno strumento in più affinché le loro ex mogli, tutte innocenti, patiscano.

Se le madri combattono per ottenere l’affido di quei figli sicuramente vogliono salvarli dalle brutalità di un padre violento, vogliono restituirli alla propria vita, vogliono fargli vivere una infanzia perfetta, vogliono proteggerli dal mondo.

I padri mentono sempre. Le madri non mentono mai. Quando i padri dicono che le mamme sono moleste sono sicuramente vendicativi e nascondono qualcosa. Quando le mamme dicono che i padri sono abusanti significa che sono delle sante donne e dicono certamente la verità. I padri, si sa, sono tutti criminali. Le mamme invece no. I padri restano con i figli sotto sorveglianza speciale delle mamme perché quando le mamme non sono presenti chissà cosa potrebbero fare. Le mamme possono restare da sole con i figli perché anche in solitaria compiono sempre tante buone azioni.

Quando la mamma dice che il papà ha usato la Pas per toglierLE il figlio, ha ragione. Quando papà dice che la mamma ha usato la Pas per togliergli il figlio, invece, ha torto.

Quando la mamma dice che il papà usa la Pas per strappare via il figlio alla “sua vita” va in televisione. Quando il padre dice che la mamma ha fatto la stessa cosa, se parla troppo, ci sta che finisca pure in galera.

Se la mamma insiste per avere il figlio o la figlia vicini allora compie quel che è naturale fare. I figli, come cultura patriarcale impone, devono stare con la madre, d’altronde. No?

Se il padre insiste per ottenere più visite, più affido, momenti, per stare con un figlio o una figlia può ricevere, per tanto amore e tanta attenzione, nell’ordine: una denuncia per stalking, una denuncia per molestia, una denuncia per violenze, una denuncia per abusi. Se tenta di difendersi gli piovono addosso denunce per diffamazione, calunnia, con il pignoratore sempre sotto casa perché anche se è un molestatore, secondo le accuse della ex moglie, però si esige da lui che paghi ogni mese il mantenimento di quei figli che si dice abbia molestato o di quella ex moglie che si dice abbia maltrattato.

Se la madre esige che il figlio resti in casa con lei, non c’è problema. Se lo esige lui, per qualche giorno a settimana, allora emerge la conflittualità e lo Stato lo ricatta e dice “se insisti, mando tuo figlio in una casa famiglia” e lui molla e resta lì a pietire un momento in più concesso dalla ex che brandisce il figlio come strumento di controllo affettivo e di potere.

Ho cominciato a occuparmi di Pas anni fa. So quasi tutto quel che c’è da sapere. Lo ritengo uno strumento autoritario, pessimo, che accelera la valutazione su quel che nei tribunali e in psicologia viene comunque giudicata una forma di maltrattamento del minore. Il punto è che nel trattare queste vicenda non c’è equilibrio. Ci sono solo tifoserie e di risolvere i problemi che originano questo casino c’è poca voglia perché pochi hanno voglia di rimettere in discussione una cultura intera che stabilisce l’innocenza della madre e la colpevolezza del padre a priori. Anche se è innocente fino a prova contraria. Anche se ha superato accuse e controaccuse e dopo aver speso un capitale e una vita per difendersi risulta essere innocente.

E non importa che questi padri vadano in giro con le sentenze di assoluzione attaccate in fronte. Sempre criminali restano.

Provate a dirlo alle madri che difendono i propri “cuccioli” nelle cause di separazione. Cosa ne pensano? Cosa dicono? Che i padri che vogliono l’affido dei figli sono violenti, tutti pedofili, anche se sono stati assolti, e che chi parla in loro favore sarebbe complice di quegli atti osceni.

Esistono genitori abusanti ed esistono persone violente. Esistono uomini che maltrattano figli e mogli, ma non brandite i numeri dei delitti che vedono le donne come vittime per ribadire la santità donnesca e materna. Non usate i cadaveri delle donne uccise per ribadire una teoria e per rafforzare una cultura in cui di donne in malafede, donne imperfette, donne incazzate, donne vendicative, donne umane, non si può parlare mai. Non strumentalizzate la lotta contro la violenza sulle donne per ripristinare l’ordine “naturale” e “patriarcale” delle cose, dove la madre resta a fare la madre e il padre al più guarda a distanza e sgancia un assegno di mantenimento.

Io voglio un futuro in cui ogni violenza sia riconosciuta tale, in cui si smetta di dire che i padri o le loro nuove compagne siano a favore della violenza sulle donne o addirittura dei bambini perché è una bugia. Voglio un futuro in cui non vi sia un pregiudizio di genere così grosso da far temere ad un padre di avanzare qualunque richiesta, pena l’esclusione dagli affetti, dalla vita, da ogni cosa. Voglio un futuro in cui non si brandiscano sindromi o psichiatrie varie per dimostrare l’inaffidabilità materna o paterna. Voglio  un futuro in cui le donne, le madri, devono poter e voler dividere il proprio ruolo di cura con l’altro genitore e il padre deve poter vivere un rapporto affettivo intenso e vero con i propri figli senza che esista una ex moglie che in fondo in fondo se lui vuole stare con suo figlio lo considera un po’ frocio e con giudizio omofobico annesso, dunque, anche pedofilo. Voglio un futuro in cui i figli non devono essere usati in queste battaglie in cui uomini e donne si contendono lo scettro della genitorialità perché sono genitori per scelta e sono ottimi riferimenti entrambi. Voglio un futuro in cui la psichiatria e nessuno strumento autoritario sia mai ritenuto utile per risolvere problemi irrisolvibili. Voglio che i figli non siano di “Stato” e che le donne smettano di chiedere tutela e rivolgersi allo “Stato”, al padre padrone per eccellenza, per farsi aiutare ad essere schiave di una cultura catto/fascista che le elegge Madonne e Martiri e le santifica Madri.

Volete una notizia? Lo schema di reazione di padri che tentano di opporsi alla santità materna non buca, non funziona, non è forte tanto quanto, perché regnano sovrani i pregiudizi, perché aleggia su di noi l’eterno fantasma di una inquisizione medioevale che ci fa stare pronti ad imbracciare forconi ogni volta che si demonizza un uomo. Non funziona perché c’è tutto il “bene” che lotta contro il “male” e perché in fondo loro stessi sono intrisi della stessa cultura con la quale siamo cresciute noi.

Se parlaste con loro, singolarmente, vi rendereste conto che sono arrabbiati, che pensano di dover giustificare ogni azione, ché tanto non gli crede mai nessuno, ché sono cresciuti con chi gli diceva che la violenza è male, toccare un bambino è una cosa sporca, toccare una donna idem, e non sono santi, non sono neppure eroi. Sono solo umani.

Le violenze stanno dappertutto e dipende anche cosa si intende per violenza. E’ chiaro che abusare una donna o una bambina è una gravissima violenza. Ma inventare una accusa e tenere alla sbarra un uomo per rovinargli la vita e tenerlo lontano da sua figlia è violenza oppure no?

Perché in fondo, si sa, in un sistema forcaiolo, dove perfino le compagne femministe sedicenti garantiste tifano per la pena di morte ad un uomo sulla base di una semplice accusa, prima ancora che qualunque processo sia svolto o finisca, se finisci in galera qualcosa devi pur aver commesso, no?

Lì vedrei bene, care, una discussione tra di noi sugli stereotipi sessisti (che non esistono solo a senso unico, evidentemente), sul carcere, il garantismo, cosa pensiamo noi del fatto che i contesti pro/mamme arresterebbero un uomo solo sulla base della parola di una moglie/madre. Davvero, si, apriamo questa discussione: cosa ne pensate della presunzione di innocenza?

Vedrei bene anche una sana discussione sulla genitorialità in senso queer giusto in quei contesti che ribadiscono che del “padre” si possa fare a meno ma della “madre” mai. Perché delle due l’una. O facciamo a meno di nominare le genitorialità per specificità di genere, ma intendo proprio che facciamo a meno di nominarle tutte, o diversamente se ne rafforza una e si risantifica la madre – modello etero-normativo e biologicamente riduzionista per eccellenza – semplicemente ad esclusione di altre figure genitoriali. E questo non è bene. Sicuramente non lo è per quelle come me che vogliono ruoli di cura in condivisione piena, ma piena in tutto. Non è così anche per voi?

Ps: per inciso, queste mie posizioni mi costano ostracismo, diffamazioni, calunnie, e tutto il repertorio riservato a chi accende un dubbio su questa materia.  

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16 pensieri riguardo “Madri sante e padri criminali”

  1. Ho assistito non molto tempo fa ad un incontro sulla Pas organizzato da Usciamo dal Silenzio qui a Genova. E’ stato interessante perchè se è vero che la Pas non esiste, è anche vero che un problema c’è, perchè la gente di entrambi i sessi è tendenzialmente stronza e ragiona con logiche di prevaricazione e di potere e quindi io esercito il mio potere su di te con l’unica cosa che mi è rimasta, che ci è rimasta, e cioè i figli. E questi ultimi pagano. Lì ho trovato equilibrio, attenzione a non demonizzare e a dire che le situazioni singole sono proprio quello, singole, e dipendono dalle persone. Quell* che parlavano erano tutt* espressione della struttura autoritaria che regola e gestisce le separazioni: avvocat*, psicolog* ecc ecc, ma ragionavano invece che alzare barricate.
    Ora, se posso essere d’accordo che il metodo autoritario dei tribunali non sia un bel metodo, faccio fatica a vedere altre soluzioni pratiche perchè le persone SONO autoritarie e sono anche un po’ imperialiste. Donne e uomini, è la nostra natura più becera, e ce n’è un po’ in tutti. Il processo culturale che renda tutti liberi e permetta di eliminare i metodi autoritari è lungo, se anche potrà mai esistere, e quindi nel frattempo come facciamo? Nella pratica, ai tribunali e agli psichiatri cosa sostituiamo?
    Riguardo alla presunzione d’innocenza, concordo con te, ci sono alcune accuse per cui innocente o colpevole, solo pronunciarle ti condanna. E in parte è colpa dei giornalisti. Ho studiato giornalismo in Inghilterra e lì nessun giornalista potrebbe mai permettersi anche solo di suggerire dei particolari che potrebbero implicare che qualcuno sia colpevole prima della condanna, rischierebbero condanne esemplari, fino al carcere. Ora, vero che là ci sono le giurie popolari e quindi l’influenza mediatica potrebbe avere effetti molto più devastanti, ma quello che facciamo noi siamo sicuri non abbia effetti? I processi durano 20 anni, ma noi sappiamo già dal primo articolo se uno è innocente o colpevole, a seconda delle simpatie o del reato. E se poi il risultato del processo non è di nostro gradimento allora è la giustizia che non funziona.

    1. Le compagne di Usciamo dal Silenzio di Genova sono persone intelligenti e vogliono capire e affrontare il problema senza demonizzare nessuno. Ed è questa la strada. Bisogna farsi mille domande e cercare per bene le risposte, se ci interessa e se non ci interessa parlare per slogan. Perché si tratta di problemi che coinvolgono la gente e producono sangue e dolore e sconfitte e anni persi a combattere. Non si può essere così superficiali e così ciechi. Non si può archiviare il dolore, da qualunque parte arrivi.

      Lo strumento autoritario, ma la psichiatria in generale non dovrebbero avere spazio in ambiti giudiziari ma è la prassi. Le cause di separazione e affido sono strapiene di perizie, ctu, ctp, e sulla base della parola di uno psichiatra o di uno psicologo si decide della vita delle persone. Non so quando e come abbiamo deciso di delegare la nostra vita e decisioni così delicate alla psichiatria, ma senza demonizzare neppure quella, in uno Stato normale, con percorsi giuridici normali, l’autoritarismo in un tribunale non dovrebbe proprio mettere piede.

      1. Sì… ma il tribunale stesso è un luogo autoritario e tutte le sue regole sono autoritarie… Cioè, se capisco il discorso sulla base teorica, e lo adoro, faccio fatica ad immaginarlo su una base pratica in cui si possano trovare soluzioni non autoritarie quando tutto e tutt*, dai genitori, alle leggi, allo Stato sono autoritari.
        Se non vogliamo delegare alla psichiatria, che può anche essere giusto, come facciamo a capire quando un bambino dice che con il babbo non vuole starci se lo dice perchè il babbo è violento o se lo dice perchè la mamma ha proiettato il suo odio sul figlio? E viceversa ovviamente… Ascoltiamo vero, ma quello che sento io non è probabilmente quello che senti tu, o quello che sente il giudice. In questo senso non riesco a vedere vie d’uscita.

        1. concordo. stato, tribunali, istituzioni. è quel che ho sempre detto anch’io. le cose che mi dici tu sono le stesse che obietta qualunque psicolog@ (e non parlo di psichiatri) ma il punto è, secondo me, che bisognerebbe anche trovare un modo per giudicare le violenze che sia un minimo più certo del giudizio di uno specialista. non è comunque il mio campo e capisco che qualunque cosa dico può essere funzionale a meccanismi che fanno vittime, ora per delegittimare le testimonianze di bambini che subiscono abusi e ora per delegittimare le testimonianze di padri che dicono di essere stati accusati falsamente. in entrambi i casi sono vite rovinate e persone delle quali bisognerebbe occuparsi in modo laico e senza pregiudizi e tesi prefabbricate e stereotipate. ci vuole buon senso e non tifoserie e schieramenti a priori. questo è il punto.

          1. Sì certo, senza dubbio il buon senso dovrebbe essere il faro… E di fondo siamo d’accordo.
            Il mio dubbio è solo un dubbio pratico. Non è nemmeno il mio campo specifico, quindi era solo un ragionamento sulla difficoltà di proporre logiche e sviluppi differenti.
            La mia paura è che in questo campo qualunque metodo sia fallace, a meno che pensiamo che la scienza sia neutrale (e io non lo credo). E quindi ora ci affidiamo alla speranza che gli/le psicolog* che fanno le perizie siano onest* e abbiano buon senso, e sono d’accordo che decisamente non basta. Ma se anche trovassimo un metodo più certo, siamo sicur* che non sarebbe comunque tendenzioso? O passibile di interpretazione?

            1. infatti no. di fondo bisognerebbe ragionare sulla legittimità e la discrezionalità di tutti i “regolatori sociali” o gli strumenti di controllo sociale. dopodiché ci sono le emergenze, c’è un sistema che abbiamo ereditato e che è complicatissimo cambiare e se ti muovi hai da muoverti in quel sistema tentando di innovarlo dall’interno. Ma come dicevo qui https://abbattoimuri.wordpress.com/2013/03/21/il-potere-si-conserva/ il potere si conserva e agire all’interno degli stessi schemi significa per forza di cose riprodurli e rafforzarli.

              Comunque sia, anche se so che c’è un qui e ora che richiede attenzione e io non ho però le competenze per potermene occupare, al momento mi interessa di più rimuovere pregiudizi e stereotipi sessisti che sono comunque origine culturale di mille problemi. Alle soluzioni giuridiche o quant’altro ovviamente andranno a ripensare le persone che si muovono in quei contesti.

              A me interessa stabilire che tutti quanti siamo portatori e portatrici sane di linguaggi e stereotipi sessisti (https://abbattoimuri.wordpress.com/2012/12/02/la-lenta-costruzione-dello-stereotipo/) terribilmente (etero)normativi, che condizionano la vita altrui, influenzano le leggi e perfino l’andamento economico di un paese, e voglio si capisca in modo evidente che di qualunque cosa si può dire tutto e il suo contrario. quando avremo capito questo e saremo consapevoli di quello che facciamo saremo anche, forse, più responsabili e smetteremo di produrci in commenti in cui tutti sembrano essere criminologi (https://abbattoimuri.wordpress.com/2012/12/22/web-2-0-antiviolenza-e-galere-virtuali-siamo-tutt-criminolog/), in cui si passa dall’attivismo antisessista alla ronda antisessista, in cui dalla difesa delle persone che subiscono violenze si passa ad essere istigatrici di linciaggi e squadrismi organizzati contro persone di ogni tipo. Faccio cultura, comunicazione, e la cultura e la comunicazione sono brutalmente compromesse da atteggiamenti che riproducono autoritarismi che inficiano anche la mia esistenza di donna, persona, femminista. Ecco.

              1. Certo, e su questo sai che mi inquino e sono perfettamente d’accordo con te 🙂
                E nemmeno io ho le competenze, era solo una provocazione nel senso che se togliamo stereotipi, limiti, gabbie, autoritarismi vari dal linguaggio e dalla comunicazione, sarebbe bello trovare il modo di trasferire l’agire praticamente nel reale :))

                1. eh. roba che ci vuole un millennio per cambiare una cultura e trasferire l’agire. 😀
                  però siamo femministe, eh, possiamo fare tutto. ci si prova. magari ci si riesce, prima o poi. senza deliri di onnipotenza e perfettamente coscienti dei propri limiti.

  2. Benvenuta nel clan dei diffamati, calunniati, derisi e minacciati e tutto quello che subiamo noi per aver preso posizioni contrarie a quelle delle Sante Donne…….. e per inciso anche io sono una Santa Donna 🙂

    1. Cara, io sto dove sta la mia onestà intellettuale. Non un metro più in là. Tanto lo sai che se vi devo dire peste io vi dico peste e la cosa buffa è che, fuor da ogni pregiudizio, sono libera di farlo. Diversamente se dico peste in termini politici ad altri contesti, quelli che dovrebbero essere i miei, diventa scontro personale e mi becco le infamie. Vabbè. Sono differenze, eh, che hanno messo in discussione anche i miei stessi pregiudizi.
      E sono una Santa Donna Madre, assolutamente mai Martire, anch’io. 🙂

  3. A me pare che in ogni suo articolo in cui condanna atteggiamenti malati di madri “protettive” e reclamanti diritti naturali ,che nonostante l’evoluzione sociale e giuridica, persisteranno finche il mondo avra vita, lei assume lo stesso atteggiamento, scrive non per difesa ma per rabbia, critica le schiere di mamme e lei pero si e messo a capo di schiere di papa, che ad un tratto solo perche perdono il controllo vogliono fare e sostituire le mamme, fare ed essere donne, ma da quale pulpito arriva la predica?! Forse da qualcuno che omette qualcosa?? Le donne sono mamme e i papa non sempre sono uomini! Ad ognuno i suoi diritti ma basta vittimismo maschile di uomini che piangono dopo aver perso ma che durante, o quando ci sono sbagliano consapevolmente , incuranti del dopo! L’affidamento condiviso non garantisce ne continuita ne stabilita, pertanto neppure un adeguato sviluppo emotivo, quello tanto menzionato! Ma di che parlate?! Per alcuni, troppi si tratta solo di colmare il proprio egoismo e di “sentire” di avere controllo.

  4. Madri iper protettive, difensive, patologiche, a capo di schiere…bla,bla,bla…. A me pare che lei parli mosso dallo stesso risentimento che contensta alle madri di cui troppo a lungo scrive, ovviamente certo generalizza fin troppo e questo ci dice gia abbastanza su di lei, le donne sono madri ma i papa non sempre sono uomini! Fin dall ‘inizio dei tempi e fino alla loro fine ci sara’ l’incontestabile diritto e legame naturale della madre…semplicemente perche i bimbi nascono e crescono nel loro ventre in una simbiosi armonica trascendentale che agli uomini non e concesso conprendere. Mi chiedo da quale pulpito viene la predica? Omette qualcosa? Nonostante l’evoluzione sociale alcune cose resteranno sempre le stesse, menomale! Uomini che risentono dell affermazione della donna e vogliono paragonarsi , sostituirsi a loro, uomini che non lottono per i figli ma per il controllo perso nella loro famiglia, vita, con se stessi…uomini che si fingono vittime fino a sentirsi tali davvero, solo per avere qualcosa a cui aggrapparsi, violenti aggressivi, dipendenti…ma di che parla?! Parla di schiere di mamme e lei si e messo a capo di schiere di papa, col risentimento, il pregiudizio e tutto cio che contesta, il discorso e lungo ed io non combatto guerre d’intelligenza contro un popolo disarmato…ma ci rifletta….fa le stesse cose che critica!

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