Malafemmina

Gli amorevoli genitori del villaggio vacanze

Una delle bambine che mandano da me al mattino, figlia di una coppia di ospiti del villaggio vacanze, è una piccolina timida, che sorride e fa si con la testa giusto quando è necessario.

Provo a tenermela vicina per incoraggiarla e renderla più sicura. Lei si attacca a me e non vuole andarsene neppure quando vengono a prenderla a fine turno.

La rivedo vicina alla madre che è una che parla a voce alta per far vedere quanto è brava con la bambina e poi perde la pazienza e la manda dal padre quando fa i capricci. Il padre non la vede nemmeno, probabilmente ha promesso alla moglie che supplirà ai mancati doveri di padre mai assolti durante il resto dell’anno. In realtà ‘sti padri part time che non lasciano alle madri neanche il tempo di una nuotata in piscina si vede lontano un miglio che fingono di non saperci fare per chiamare la madre “guarda che fa tuo figlio… non smette di piangere… vuole te”. Il padre della bambina le ordina di sedersi là vicino e poi le dice di stare in silenzio perché lui deve leggere le cronache sportive.

Qualche giorno fa ho visto che le dava uno schiaffo perché lei non voleva venire via dalla piscina. La bimba piangeva e la madre si è avvicinata, ancheggiando, con il pareo in tinta al costume, e ha detto alla figlia che poi avrebbero fatto i conti “a casa”. Intendeva dire al bungalow o dovunque fosse stato possibile a loro trattarla male senza dover rendere conto agli sguardi della gente.

Vedo scene del genere mille volte al giorno, tanti bambini strattonati, che vengono redarguiti con violenza da genitori che non risolvono le tensioni e i doveri mal redistribuiti tra di loro e che impongono ai figli di fare silenzio, perché la loro principale preoccupazione è che gli altri non sappiano, che non sentano, e se gli altri si rendono conto di quello che succede, i genitori maneschi si premurano a chiedere scusa per aver causato disturbo, gentilissimi, da persone civili, impongono ai bimbi di chiedere scusa se hanno pianto, urlato, se si sono lamentati, perché capita a volte che gli altri adulti, quelli delle zone vicine, osservino con rimprovero, non perché giudichino male che i bambini vengano trattati di merda, ma solo perché hanno pagato una vacanza e vogliono silenzio.

Per i genitori diventa quasi un dovere sociale quello di fare tacere i bambini e così sicuramente anche voi in giro per le spiagge sentirete tanti padri o tante madri a dire “stai zitto/a” mentre i figli tentano di fare sapere al mondo che esistono e che hanno dei problemi.

Ho molta comprensione per la gente che vedo qui. La maggior parte di loro è reduce da un anno di fatica e merita sicuramente una vacanza, ma i bambini non sono qualcosa di cui queste persone possono disfarsi, ed è già segno di civiltà scegliere un luogo di vacanza in cui qualcuno bada ai tuoi figli.

Ma proprio perché ci sono io e i miei colleghi che intratteniamo questi bambini, per varie ore al giorno, io direi che certe reazioni spazientite non dovrebbero essere giustificate.

Perché uomini e donne fanno figli se poi non sono capaci di tollerarne la presenza? Perché non li danno in adozione, non abortiscono o non prevengono le gravidanze. Perché in Italia ancora bisogna vedere scene di paternità e maternità irresponsabili quando dovrebbero esserci tutti gli strumenti culturali per decidere quando e come avere un figlio?

Io non voglio figli, non mi è capitato di pormi il problema e se anche mi fosse capitato avrei detto di no. Ho recuperato contraccettivi, pillola del giorno dopo, tutto ciò che poteva essermi utile a prevenire una gravidanza indesiderata. Ma se decidessi di avere un figlio vorrei stare con quel bambino tutto il tempo o se non tutto comunque la maggior parte della mia giornata, soprattutto se sto in vacanza. E se la mia vorrebbe essere una vacanza dalla famiglia – che si può scegliere di non avere – allora perché portarsela dietro?

Fate vacanze separate. Un po’ resta in casa il padre con i bambini e un po’ la madre e così la vacanza è totale, completa, ristoratrice, priva di distrazioni e doveri. Perché sono certa che essere genitori sia una cosa faticosa, ma essere figli credo lo sia altrettanto.

Poi, sarà che non sopporto i genitori maldestri e questo padre e questa madre che strattonano quella bambina minuta, con il faccino piccolo e gli occhi grandi grandi, mi fanno venire voglia di mollargli un calcio da qualche parte.

Dovessero metterle di nuovo le mani addosso cosa dovrei fare? Cosa posso fare?

NB: Malafemmina, diario di una precaria qualunque, è un personaggio di pura invenzione e un progetto di comunicazione politica. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale. 

22 pensieri riguardo “Gli amorevoli genitori del villaggio vacanze”

  1. Già, perché si fanno i figli? Con quello che costano! Bella domanda. Io ho resistito fino a 39 anni. Poi non ce l’ho più fatta. Guardavo tutti i pargoli nelle carrozzine e desideravo portarmeli a casa. Come donna devo dire che è un istinto, come quello sessuale, e anche più forte. Un istinto animalesco che ti porta a riprodurti, che ti fa desiderare di tenere in braccio una tenera creaturina. Il fatto è che la tenera creaturina non è una bambola, ma un essere umano dotato di sua propria personalità e volontà e può essere dannatamente rompiballe.
    Alle volte ho l’impressione che alcuni genitori accettino i figli solo finché sono dei bebè, quando crescono non sono più interessanti. A volte ho l’impressione che il figlio sia un bene di consumo. Ho la casa, la macchina, il marito (pure lui oggetto di consumo?), ho un figlio come le mie amiche. Sono normale, realizzata, completa e sono una mamma, come la Vergine Maria. E i padri? Cosa provano gli uomini nei confronti dei figli? Senz’altro amore, nei casi migliori. Ma alle volte ho l’impressione che anche loro cedano a pressioni di tipo sociale.
    Ora mio figlio ha vent’anni, vive con me e mi dà qualche grattacapo, oltre a svuotare la dispensa. Ma è stato meraviglioso vederlo crescere, vedere formarsi la sua personalità.
    Però sappiate che non basta dire a un bimbo; “Ti voglio bene”. lui vuole essere abbracciato, baciato e coccolato. Non basta dire “Non correre in mezzo alla strada!” alle volte è meglio uno schiaffo che un bambino morto. Ma gli schiaffi non servono, I bimbi crescono, raggiungono il metro e ottanta e allora che fai?

    1. È palese che troppi genitori siano tali per rassegnazione alle convenzioni sociali e in ciò mostrano un grado di responsabilità sociale non troppo distante da certi criminali: che cosa significherebbe, altrimenti, creare un individuo per renderlo infelice?

      Precisazione: se si giunge a dare uno schiaffo a un figlio per un pericolo reale che egli sta correndo, si è già completamente fuori strada: significa che il bimbo non riconosce l’autorevolezza del genitore e quindi non è certamente il piccolo, quello da correggere. Peraltro, correre in strada, se non è proprio in mezzo a una strada, non mi pare un pericolo reale, bensì un’attività sacrosanta di un bambino normale.

      1. Forse a te non è successo, ma a me sì. Il mio bimbo, all’età di due anni, mi è sfuggito (sì lo so è colpa mia) e ha attraversato la strada. Un secondo dopo è passata un’automobile. Il pericolo era reale. L’ho sculacciato sul pannolone, non gli ho fatto certo male, ma da allora non l’ha più fatto. Quello che intendevo dire è che alle volte la predica o il rimprovero non bastano. I bimbi non sempre stanno ad ascoltare. Serve quindi una modalità comunicativa emotivamente più efficace, che non è certo lo schiaffo, per lo meno lo è raramente. Un rimproveoro con un tono irato si rende alle volte necessario. Un ordine dato seccamente, pure. Hai figli?

        1. L’obiettivo che una madre raggiunge con la violenza fisica è divenire una figura autoritaria (non autorevole) agli occhi del figlio, una dispensatrice di dolore fisico q.s. (quando serve). Un bimbo di due anni non deve mai sfuggire al controllo della madre in strada; se ciò avviene, la madre deve recuperarlo e basta: un bimbo di due anni non può capire che in strada c’è un pericolo per sé. Lo capirà quando diventerà più razionale; il fatto che un bambino piccolo comunichi per emozioni non significa che dobbiamo usare emozioni intensamente negative (come la violenza fisica o verbale) per proprio non fargli fare quella brutta cosa lì… Basterà semmai premiarlo emotivamente (facendosi vedere manifestamente felice) quando camminerà bene per strada. Il tono non dev’essere mai irato: deve essere fermo ma amorevole, e l’espressione severa e dispiaciuta.

  2. Rispondo parzialmente ai due commentatori precedenti, in parte una puntualizzazione (da una figlia): io i miei genitori, per le sculacciate quando servivano, li ho ringraziati. E conosco parecchi ragazzi della mia età che con un paio di sberle ben assestate avrebbero la testa molto meno piena di sciocchezze. (mi spiego meglio… una cosa che secondo me non è tollerabile in una società, in quanto tale, è la mancanza di rispetto per le altre persone. Quando, negli scorsi anni, vedevo ragazzi/e mancare totalmente di rispetto agli altri in modo immotivato, specialmente nei confronti di figure che rappresentano l’autorità come gli insegnanti, mi saliva letteralmente il sangue alla testa. Soprattutto perchè questi individui erano poi gli stessi a dire “Cioèèèèèèè mi devono rispettare gli altri, capito? Perchè cioè io rispetto solo chi mi rispetta”… Mannaggia quanto mi prudevano le mani in quei momenti. )

    1. Mi tocca ripetermi: la violenza genera violenza. Ne è riprova il fatto che, lo dici tu stessa, ti prudono le mani in taluni momenti. Le sculacciate dei tuoi genitori hanno fatto di te una persona aggressiva e potenzialmente violenta: visto? Gran bel risultato!

      Una buona educazione presuppone la coerenza, il rispetto, l’equilibrio, il dialogo e l’amore. La violenza fisica “fa a pugni” con tutt’e cinque questi “pilastri educativi” ed è precisamente l’unico “metodo” educativo che va contemporaneamente contro tutt’e cinque. Quindi non solo è sbagliato, bensì è il più sbagliato.

      La violenza è inutile e mai necessaria: seguendo un buon progetto educativo si possono ottenere risultati straordinari declinando opportunamente i cinque principi che ho elencato nel paragrafo precedente. Certo che costa fatica, eh? Vuoi mettere i tre secondi che bastano per scaricare una randellata di botte su un piccolo innocente indifeso e terrorizzato?

      1. Dipende, io vedo un Sacco di bambini meritevoli di un paio di schiaffi, anche se tra loro e I genitori non so chi li merita di piu…infatti quelli a cui I genitori han detto “si” tutta la vita senza un rimprovero o una sberla son quasi sempre degli scalmanati difficili da gestire. POI quando Hanno 14 anni e torna alle 2 di notte I genitori son li che si lamentano cn amici e parenti “ehhhh mio figlio torna alle 2…” Chissa’ perche’….

        1. Non sono i bambini “meritevoli di schiaffi”, bensì i loro genitori (infatti tu accenni a questa possibilità). Il fatto di non usare la violenza coi bambini non significa “dire sì”. Si può e si deve “dire no” senza indugiare nell’errore di usare maniere forti. Le maniere devono piuttosto essere determinate, coerenti e stabili: solo così il genitore apparirà credibile agli occhi del bambino; chi usa la violenza è debole. Se la usi con un bambino, sei più debole del bambino. Insomma sei un essere inutile.

          A 14 anni hai il redde rationem dell’educazione di tuo figlio: se avrai saputo occupartene in modo equilibrato e costituirai un forte riferimento positivo ai suoi occhi, non perderai questo valore e ti rispetterà; chiaramente se ti sarai dimostrato un genitore debole, ai primi confronti con la realtà esterna perderai in modo impietoso e non avrai più alcuna autorevolezza su di lui. A quel punto puoi solo sperare che il ragazzo non incontri pessimi riferimenti…

          1. il problema e’ che chi sceglie di non dare nemmeno una sberla al bambino si limita a rimproverarlo senza neanche un po’ di polso, dire “non farlo piu'” e’ inutile visto che i bambini se vogliono sanno essere dei gran manipolatori…

            1. Se non ha polso e gli dà una sberla, è ancora meno credibile e otterrà risultati ancor peggiori. La violenza genera frustrazione, odio e violenza.

              Funzionano il dialogo aperto, il premio e, quando serve, la punizione asettica, orientata e motivata.

              Se i bambini sono manipolatori è perché i loro genitori sono manipolatori: inutile fargliene una colpa.

              1. purtroppo la maggior parte dei genitori che vedo non fanno ne una cosa ne’ l’altra…pero’ sono gli stessi che se ad esempio il bambino urla e corre in un negozio e la commessa si azzarda anche solo a rimproverarlo le saltano al collo “come si permette di rimproverare mio figlio??!” e se questa replica che non e’ giusto quello che sta facendo ti guardano come a dire “ma e’ un bambino! come puoi non apprezzare la sua angelica vocina?? sei un mostro!”

  3. @Parveth I miei genitori erano di quelli che credevano nelle punizioni corporali. Io ero una bambina molto, molto tranquilla, e raramente le ho prese. Ma lo rifiuto come sistema educativo o di gestione della vita in famiglia, per i motivi detti da VaeVictis e anche perchè si tratta sempre di reazioni dettate da rabbia più o meno controllata, e insomma, per quanto mia madre fosse una nanetta e i miei fratelli dei cinghiali che neanche sentivano le botte, e per quanto fossero abbastanza stronzi, perchê dei figli dovrebbero diventare lo sfogatoio delle incazzature dei loro genitori?
    I figli da quel che vedo sono una rottura di palle non indifferente (non ne ho), non mi sento di fare quei discorsi da culo al caldo tipo “beh, però lo sapevi a cosa andavi incontro, divdntando genitore”, e tuttavia provo molto disagio a pensare ai miei genitori che picchiano.
    Ultimo appunto, per dovere di cronaca: i miei fratelli, che ne hanno prese tante, sono a favore delle punizioni corporali.

    1. Ovviamente non intendevo dire che bisognerebbe ritornare alla cinghia, dico solo che tra la mia generazione (sono del 1989) in cui comunque c’erano più bambini scalmanati di altri ma che in caso di maleducazione di qualsiasi tipo si prendevano una sberla e quelle attuali dove non scatta per la maggior parte neanche un minimo rimprovero la differenza si nota eccome.

      1. Certo e la differenza non sta nella sberla, ma nel voler intervenire o meno per correggere ed educare.
        Condivido ogni parola di @VaeVictis. Mia figlia ha 15 anni e mezzo, è cresciuta senza sberle, ma, pur con tutti i nostri difetti ed errori, è stata educata con fermezza. La più grande soddisfazione è sapere che (soprattutto a scuola che penso sia l’ambiente più ostico) è educata, è inserita nel gruppo di amiche e amici e sa portare avanti le sue proprie ragioni, idee, volontà con fermezza, rispetto, educazione e forza incrollabile. E come lei parecchi figlie e figli di amici e conoscenti.

        1. Certo non e’ che io e I miei compagni ne prendevamo ogni minuto, con certi bambini non funziona il “Smettila per favore” detto in Tono supplichevole (come ho visto fare spesso) col risultato che bambini Di 6-7 anni ridevano in faccia ai genitori: se Sei capace Di usare la fermezza come te con Tua figlia meglio cosi ma piuttosto che umiliarsi a 40 anni davanti a dei bambini e magari in mezzo a estranei e’ meglio uno scapaccione

          1. Certo, meglio uno scapaccione; solo che devi fare attenzione perché se uno come me vede la scena, di scapaccioni ne prendi due. E belli forti. Gente come te non dovrebbe aver figli.

            1. Infatti non ne voglio Ma non e’ che siccome li fanno gli altri Allora pure io devo sorbirmi le loro “angeliche” urla, voglio dire, a casa tua fai quello che vuoi ma siamo tanti a questo mondo quindi fai in modo che tuo figlio si comporti in modo da non disturbare gli altri. Perche’ per quello che vedo io I bambini che “le sberle no perche’ senno’ imparano la violenza, bisogna lasciarli fare senza neanche rimproverarli, in fondo sono bambini che vuoi che sia” 99 su 100 poi sono quelli che a 13-14 anni il figlio esce tutte le sere e poi senti I Suoi genitori lamentarsene con gli amici “non riesco a tenerlo in casa” beh, gli avessi detto qualche no prima forse sarebbe stato meglio e comunque esistono le chiavi

              1. beh credo che ‘…”smettila per favore” detto in tono supplichevole…’ non possa funzionare con nessun bambino. L’autorevolezza si conquista con coerenza, esempio, costanza e pazienza. Chi pensa che i figli possano crescere senza regole e poi cerca improvvisamente di imporgliele è un perfetto idiota ed otterrà i risultati così ben descritti da parveth

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