Proseguendo il ragionamento. Chiacchiero con Martina dei meccanismi di conservazione del potere. Mi viene in mente che il potere non ti caga finché non sei temibile. La tua voce non conta niente, possono ignorarti e sbeffeggiarti in qualunque modo. Non è un caso se la satira diventa strumento popolare, perché solo attraverso le satire il popolano medio può prendere per il culo i potenti. Negli ultimi anni in Italia è diventato impossibile anche fare questo, ma è un altro capitolo di un’altra storia. Resta la follia, la parentesi di “libera” espressione che viene patologizzata, quando in nessun altro modo puoi dire ciò che pensi.
Quando comunque non possono più ignorarti e la tua voce si sente in ogni dove, allora da fenomeno di folklore vieni promosso immediatamente a nemico pubblico numero uno. Fateci caso: i meccanismi attraverso i quali il potere marginalizza il dissenso o qualunque cosa che lo rimetta in discussione sono sempre gli stessi. Innanzitutto la banalizzazione, la derisione, la sottovalutazione, poi c’è la demonizzazione, senza vie di mezzo. Prima sei niente e poi diventi il mostro.
Anzi no. Il potere è furbo e allora prima di demonizzarti passa per la via del tentativo di fagocitamento. Poi ti massacrano. Se non sei mia non sarai di nessun altro, non è soltanto un difetto relazionale. E’ un difetto politico costantemente praticato, per quel che ne so, da partiti politici, e io conosco meglio quelli di centro sinistra, e “stai con me o contro di me” è la maniera più frequente di rimuovere il conflitto. Tutto resta così com’è. Nulla cambia se non ti lasci contaminare. Così le idee diventano ideologie rigide, autoritarismi, opzioni di fedeltà, o dentro o fuori, dogmi, prigioni. E parlo anche di un certo modo di orientarsi con i femminismi.
Uno dei motivi per cui se io voglio ottenere dei cambiamenti sono obbligat@ a farmi il mio partito (semplifico il ragionamento), è che quando tento di inserire in un discorso collettivo argomenti che mettono in discussione quello che c’è già, quel che solitamente si fa è opporsi, escludere, espellere, mandare al rogo, assimilare per non cambiare. Assimilare per normalizzare.
Se le forze politiche esistenti non fossero così inutilmente trincerate a proteggersi, compatte, in nome di guerre fredde o calde e molteplici nemici esterni, se si facessero attraversare da interventi differenti, se rimettessero in discussione gli schemi rigidi entro i quali quel che fanno non è più politica ma puro esercizio del potere per creare eserciti, ciascuno il proprio, per poi andare a far la guerra altrove contro il mondo. Se davvero l’aula parlamentare fosse un’agorà in cui si pratica condivisione di saperi ed esperienza e in cui si ragiona dei reciproci punti di vista senza che la discussione sia inficiata da una costante, interminabile, campagna elettorale, che usa qualunque mezzo per tenerti lì a pensare che, oddio, quelli lì sono nemici e non persone con le quali comunque io devo parlare, perché di persone è fatto il mondo e se voglio cambiarlo, e cambiarlo per davvero, non posso averne paura.
Se ciascuno smettesse di pensare che per cambiare le cose bisogna ottenere il “potere”, e da lì a pensare di dover annettere il mondo intero per vedervi realizzato un piano di rinnovo il passo è breve. Perché è così che hanno cominciato i più grandi dittatori. Proprio così.
I metodi di azione e contrapposizione politica attuale sembrano fatti apposta per generare queste distorsioni. Perché sono piani di acquisizione di potere prima ancora che di rappresentanza e resistenza per salvaguardare la democrazia.
E quando ciascuno ottiene il proprio micro o macro potere, commisurato alle responsabilità che ne derivano, alla fine è per davvero come tutti gli altri. E questo non è qualunquismo, sorry, è solo analisi dei sistemi di confronto e governo politico tout court.
L’altra cosa che mi viene in mente è che il potere per preservarsi e conservare usa la gente. Lo fa da sempre. E torno alla mercificazione delle idee e dell’indignazione popolare. La gente è stupida, ignorante, rincoglionita da ore e ore di televisione e videogiochi, non legge, non pensa, non ha senso critico. La maggior parte della gente va dove le dicono di andare. Inutile essere ottimisti su questo.
La gente immagina di avere potere mentre su facebook avvia campagne per segnalare una immagine e una pagina. Cioè, rendiamoci conto del livello di mediocrità e pochezza con il quale abbiamo a che fare. La gente è quella che partecipa soavemente a campagne di demonizzazione e senza tentare di capire ragiona con i paraocchi e costruisce pareti su pareti entro le quali immagina di ottenere protezione.
Prima ancora di questo, però, c’è da pensare a quali sono i luoghi da cui partono gli ordini. Chi aizza le folle, chi realizza le culture che le portano a legittimare linciaggi e demonizzazioni. Chi fa campagne del terrore. Per cosa stiamo combattendo quando combattiamo e cosa stiamo conservando? Perché la prima cosa da fare quando qualunque cosa avviene è chiedersi chi muove quelle folle e perché. Ma farlo in modo sensato senza diventare funzionali ad altri poteri. Perché se non disinneschi prendendone chiaramente le distanze, ogni opzione di controllo sulla tua vita, sempre che sia possibile per noi tutti sganciarsi ed essere davvero liberi, qualunque cosa farai originerà, alla fine, conservazione del potere. Dove l’unica libertà che ci rimane è, forse, il pensiero, quello che in tanti vogliono deviare, imprigionare, mediare. Dove l’unica libertà che ci resta è l’istinto, il rapporto con il nostro corpo, la sessualità come elemento di espressione in cui abbiamo rimesso in discussione, noi per prime, la misura dei poteri per generare una sintesi di piacere reciproco in cui il dominio non consensuale non è assolutamente tollerato.
Ma a prescindere da questo: Davvero nessun@ di voi si è chiest@ cosa conserviamo, a quali istanze conservatrici partecipiamo, quando le nostre spinte al cambiamento vengono assimilate, saccheggiate, svuotate di contenuto e normalizzate fintanto che non vengono addirittura riutilizzate per legittimare il potere?
Davvero non vi siete chiesti/e come mai i più grossi quotidiani nazionali, i media, quarto potere, eco di regime, megafono di interessi di parte, sembrano corrispondervi o scrivono di voi quando ne scrivono? Davvero non vi siete chiesti se, come e quando vi strumentalizzano per aizzarvi contro una persona o un gruppo, una etnia, una cultura in particolare? Davvero non avete analizzato i motivi per cui scrivono male di voi se non siete funzionali al potere e ne scrivono bene se invece li legittimate? Davvero credete alla favola di media che ad un certo punto si svegliano e diventano elemento di contrasto del potere?
E so che non è poi neppure così semplice da capire, perché, per esempio, il mondo del giornalismo è complesso, fatto anche quello da persone, ma è rigido, corporativo, vendicativo se tocchi la categoria, se la rimetti in discussione.
Insomma il punto è che per produrre istanze nuove servono nuovi meccanismi di partecipazione anche alla vita pubblica. Inutile chiedere un 50/50 per partecipare alla merda che ti porterà a diventare altra merda. Questa può essere la sintesi. Lo è in generale. Non ci può essere legge elettorale che compensi queste dinamiche di gruppo, di collettività, di comunità. Non ci possono essere regole innovative che si inseriscono all’interno degli attuali schemi di rappresentanza e di partecipazione alla vita pubblica.
Non so quali altre soluzioni, ma, d’altro canto sono anarchica. E per me la soluzione è il caos o la rivoluzione o comunque un dis-ordine delle cose che consenta anche a me che non conto niente di poter dire quello che penso. Senza dis-ordine le voci critiche vengono tutte irrimediabilmente irregimentate. Al più patologizzate e comunque escluse. Ovunque. Anche nei movimenti. Anche nei gruppi femministi… e questo è triste.
Ps: non so perché ma mentre scrivevo mi veniva in mente questo giochino di MolleIndustria. Di noi intrappolati negli schemi, di relazione, di genere, di vita, lavoro, discussione politica…