MenoePausa

Narrando il godimento autonomo

Telefono erotico. Un uomo chiede come si fa sesso senza un pene. Stramazzo per la banalità della domanda e poi mi industrio per una risposta che lo entusiasmi almeno un poco.

Sostanzialmente la domanda era “voi come lo fate? cosa vi toccate? cosa vi baciate?”, ovvero, secondo il troglodita, il punto era che proprio non si spiegava come possa accadere che si gode senza un pene, il suo, tanto per intenderci, ché deve sopravvalutarne molto la funzione al punto che con esso ha sostituito finanche le funzioni cerebrali.

Non voglio mostrarmi astiosa. Vorrei solo definire l’amore tra due donne mercificando la fantasia erotica tanto quanto basta e lasciando intendere che si tratta di qualcosa di più intimo, autonomo, di quel che intende lui.

Il sesso con una donna, se piace, quando l’intimità è così intensa che tutto diventa naturale. Provo a mettere assieme un tot di nozioni apprese.

Rispondo alle domande. Come lo facciamo? Generalmente con il corpo, ché col pensiero ancora non ci siamo riuscite. Il giorno in cui le donne riusciranno a fare sesso col pensiero, e spero non arrivi mai, comunque credo che ci sarà un congruo calo delle nascite. Per quanto il contatto tra i pensieri o le intelligenze sia una fondamentale base erotica per un buon rapporto. E questo dettaglio immagino non sia noto al tizio di cui sopra.

Cosa ci tocchiamo? La craniata che t’arriva sul naso, ecco cosa ci tocchiamo. Parti che spesso certi uomini neppure conoscono perché noi sappiamo cosa ci piace e facciamo una gran fatica a dire ad alcuni uomini che di là di tutto esistiamo pure noi. Che non siamo un buco, che la nostra sessualità ha esigenze precise, che i nostri corpi parlano, sentono e vivono di sensazioni nostre, che non sono quelle che loro ci attribuiscono, ma sono notizie tutte da ascoltare, per chi ne ha voglia. Ci tocchiamo la pelle, i contorni, gli incavi, la vita, i sensi e per farlo non ci serve niente più di quello che servirebbe ad una qualunque coppia che non basa ogni relazione sulla misura di un pene.

Cosa ci baciamo? Vediamo: la bocca? Tanto per cominciare. A me piace baciare le dita o un punto preciso della nuca e mi risulta che anche le donne abbiano dita e nuca. Poi mi piace essere baciata e dunque ribacio allo stesso modo e poi il sesso è fatto di empatia e se c’è una cosa nella quale le donne che conosco sono iperallenate è l’ascolto.

Con la mia amica immaginaria non c’è alcun problema a capire dove fermarci, dove girare l’angolo, dove smettere, e dove sfiorarci e dove piacerci, perché i corpi parlano e chi non sa ascoltarli è solo perché è troppo concentrato sulla sua performance o sulla sua erezione.

Un rapporto senza ansia da prestazione, senza doverosi incoraggiamenti all’ergersi, senza frustrazioni di un dopo vissuto male. Può essere, chissà, forse, a volte, senza esagerare e sublimare, puro ossigeno. Tanta aria fresca. Tanta meraviglia. Com’è il sesso quando riesce bene, ché non sempre riesce in generale, e non è per fare un confronto tra quale sesso e di che genere sia meglio e quale no. Facciamo che tra le relazioni sessuate di cui immagino questa che sto raccontando é bella. Deve esserlo per forza, senza disprezzare il resto, perché sennò ho ben poco da raccontarti.

Però non faccio l’ode al rapporto lesbico perché ci saranno anche lì incontri non riusciti, incompatibilità fisiche e chimiche che non si attraggono. Un’empatia smussata e sperimentata come quella tra due intimità sperimentate certo può facilitare. E due amanti sono amici molto intimi che parlano col corpo e si abbandonano senza rigidità ad una maggiore conoscenza.

All’ultima domanda non rispondo, ché mi pare già superfluo aver risposto alle altre.

Come godono le donne senza un pene?  Che assillo che gli è preso a codesto cliente. Gli pongo solo un dubbio: ma sei sicuro che le donne godano tutte poi così tanto quando il pene c’è?

Le donne godono. E per fortuna. Con o senza pene.

Nella speranza che il prossimo cliente non mi chieda altri dettagli perché potrei risponder male.

NB: Antonella, Meno&Pausa, è un personaggio di pura invenzione. Spin Off di Malafemmina, precaria un po’ più giovane. L’about di Antonella dice che si tratta di una donna precaria post quarantenne e in pre-menopausa. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.

2 pensieri su “Narrando il godimento autonomo”

  1. Sono un uomo e volevo complimentarmi per il pezzo. Senza voler apparire arrogante dico che quando si arriva a “cambiare percezione” nei riguardi della sessualità ci si apre di fronte un “mondo nuovo”. Io ho avuto due storie molto importanti, la prima durata 4 anni e la seconda durata 3. Bene, la sessualità che ho vissuto nei due rapporti è stata totalmente differente. Nella prima relazione (nella quale ero molto più giovane) nonostante amassi la mia partner vivevo la sessualità in maniera quasi egoistica, certamente superficiale, molto machista. L’amore si misurava attraverso la prestazione che era però legata al mio orgoglio (?) maschile. Se ripenso alla sessualità di quegli anni la ricordo come un esperienza fortemente limitata e poco profonda (nonostante io sul momento credevo fosse l’esatto contrario). Ciò che è cambiato invece è la mia consapevolezza, la mia percezione, il mio “sentire”. Non so cosa esattamente mi abbia portato a cambiare, certamente alcune esperienze di vita che si sono poi riflesse nel modo di intere il rapporto di genere e il rapporto d’Amore, tali esperienze mi hanno “regalato” una sensibilità diversa che si è espressa in pieno nella seconda importante relazione nella quale grazie a una persona profondamente sensibile sono riuscito a creare un rapporto fondato anche e soprattutto sulla reciprocità e dunque sull’ascolto reciproco, un ascolto non necessariamente razionale o legato al verbale, ma anche un ascolto forse quasi più spirituale.
    Un rapporto basato sulla reciprocità e sull’annullamento di ruoli predeterminati annulla tutte le paure o le possibili ansie da prestazione. Un rapporto basato sulla reciprocità sfocia in rispetto che sfocia in fiducia, elementi grazie ai quali si abbattono in modo inconsapevole tabù,stereotipi, paure. In questo modo il sesso può diventare gioco,piacere,fantasia,scoperta. Diventa un qualcosa di certamente meno razionale ma non per questo “meno profondo”, in quanto allo stesso tempo è meno “istintivo”. E’ come se si passasse dal pensare—-> fare; all’ ascoltare —-> ascoltare —-> ascoltare —–> fare.
    L’ascolto e l’empatia sono due elementi insostituibili ormai, io non mi accontenterò mai più di una relazione sessuale nella quale non ci siano alla base l’ascolto e l’empatia.
    Ciò che ricordo del rapporto vissuto sotto un ottica machista era che mi concentravo molto su me stesso e su un risultato che definirei virtuale. Era un rapporto basato sulla mia percezione e sul mio “fare”.
    Invece la bellezza di un rapporto basato sulla percezione dell’altro, sulle sue sensazioni, sulla bellezza della sperimentazione e della reciproca conoscenza “senza risultati” da dover raggiungere è quanto di più bello e sano possa esistere.
    L’unico ostacolo è dato dal fatto che a mio parere per vivere un qualcosa di così intenso è necessario conoscere l’altra persona e non solo, deve crearsi una sorta di chimica che o c’è oppure non c’è. Io so di essere stato estremamente fortunato nell’aver trovato in passato una persona così speciale,profonda,altruista,sensibile, la quale mi ha permesso di esprimermi in modo spontaneo e del tutto inaspettato; secondo un ottica del tutto differente e per me nuova, un ottica certamente più ricca e gratificante che è ormai diventata del tutto mia.

  2. Ottimo modo di trasformare una domanda stupida e superficiale in una riflessione profonda e interessante. Bell’immagine dell’amore, del sesso e della donna. Brava!

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