Affido condiviso, Antiautoritarismo, Comunicazione, Genitori separati, Recensioni

Gli equilibristi: a proposito di genitori separati e integralismi virtuali

Quando in rete viene fuori la questione dei genitori separati succede il finimondo. Perché la rete non è un terreno neutro e allora trovi le istanze di persone che sono lì a viversi le separazioni con tutti i conflitti e i dolori che ne conseguono. Quanto possono essere lucide le considerazioni e le esternazioni da parte di chi è coinvolt@ in prima persona, donne e uomini, in queste situazioni, potete capirlo bene. Da una parte e dall’altra manca talvolta uno sguardo alla complessità, ché vedi la quintessenza della mostruosità vista in forma d’uomo o di donna a seconda di chi parla. Lui talvolta dice che lei è una strega e lei dice che lui è una merda. E politicamente parlando ti si chiede di entrare a prender parte di questi conflitti, adoperando una visione parzialissima, dove ciascun@ tende a sollecitare empatia, ovviamente, nella propria direzione e se non sembra tu sia empatic@ abbastanza ti si ricorda che sei femmina anche tu, se è lei che parla o che hai un fratello, padre, amico, che potrebbe avere gli stessi guai, se è lui il tuo interlocutore.

In rete, così come altrove, vedi gruppi di persone che si massacrano o si difendono, a seconda delle situazioni, e nel corso del tempo ho raccolto parole arrabbiate, rancorose, da parte di donne molto ferite e parole altrettanto arrabbiate, rancorose, di uomini molto feriti. Ho parlato delle une e degli altri, usando a volte le loro parole, provando a esprimere la rabbia, fotografando quel punto di vista, e mi è capitata una cosa buffa: Quando scrivevo (o scriverò) di donne maltrattate o madri abbandonate erano tutte a fare il tifo, bene, brava, bis, perché sembravo schierata dalla parte “giusta” per eccellenza. I padri nel frattempo denunciavano la mia totale insensibilità nei loro confronti o ricordavano che uno sguardo stereotipato e demonizzante non è esattamente una cosa buona. E avevano ragione. Li vedevo molto meno, per quanto nella mia vita di padri e uomini posso parlare avendo attribuito loro uno spazio fondamentale. Quando ho cominciato a scrivere di uomini maltrattati e padri allontanati dagli affetti alcune donne mi hanno chiamata “traditrice” e la cosa buffa è che questi uomini in realtà non hanno mai preteso una adesione totale e totalizzante così come preteso dalle donne/madri, perché le donne/madri immaginano che il mio sentire debba essere identico al loro perché biologicamente affini, chissà come mai, mentre gli uomini/padri, a parte pensare che ogni gesto minimo di attenzione sembra essere manna dal cielo, dato che normalmente sono massacrati di insulti, indifferenza e fraintendimenti, e vi assicuro che è così, non chiedono a me una totale adesione ma mi lasciano libera di farmi una mia opinione. Mia. Opinione.

Le opinioni sono un lusso a fronte del fatto che ho appreso di vere urgenze, cose serie e non temi per trastullarsi intellettualmente. Cose serie, così come quelle delle quali venivo a conoscenza parlando di madri e figli. Abusi, accuse, dipendenza economica, la povertà, i figli che non si sa come amarli e come mettersi d’accordo. Cose serie, appunto, anche per i padri, ché ammiro quando riescono a restare calmi e con pazienza a spiegare a una come me che tenta di capire di che dolore è fatto il loro dolore mentre avrebbero altre questioni delle quali occuparsi. Perché il punto è che il mondo diviso in buone e cattivi, o viceversa, non funziona e che per risolvere certi conflitti quei problemi bisogna guardarli con obiettività, senza fanatismi, senza trascurare alcun dettaglio, analizzando il sangue, goccia per goccia, che le persone ti regalano per farti capire di che ferite rischiano di perire.

E il sangue è sangue e se ti rifiuti di guardarlo da vicino perché a te è successa una cosa e immagini che tutti gli uomini o tutte le donne siano uguali allora è bene che con onestà smetti di dare una visione universale dei problemi perché in realtà dovresti scrivere da qualche parte “la penso così perché a me è successo questo“. Dal personale al politico, appunto. Solo che quando il personale diventa politico, ed è un passaggio che manca nei confronti/scontri attuali, bisogna ci sia una mediazione, perché quel “politico” che viene proposto a partire da una visione soggettiva dei problemi deve essere disponibile a confrontarsi con altre soggettività al fine di giungere a proposte e soluzioni che comprendano tutti.

E invece cosa vedo al momento? Di donne che tirano la coperta dalla propria parte, senza sentire ragioni su mille affermazioni idiote e mille possibili “soluzioni” che in realtà non risolvono alcunché, e di uomini che fanno altrettanto. Dopodiché, lo devo dire perché mi consta per davvero, che ho trovato più uomini a tentare di acchiappare un lembo di tessuto e già perché lo rivendicano in modo autodeterminato succede il finimondo. Previsioni apocalittiche, e se lui ottiene questo poi cade il cielo, il sole, la luna e l’asse terrestre si sposta per traverso.

Conosco i rischi, so tutto della questione, ma so anche molto di più di quello che sanno quelle che si fermano alla demonizzazione dell’Uomo/Padre e che si rifiutano di ascoltare e ragionare. Persone accecate dal rancore, e del rancore femminile non si parla mai, purtroppo, e per il solo fatto che sia io a parlarne, divento una che tradisce il branco. Persone che neppure vivono certe questioni e ne parlano perché le fanno diventare ideologie. Se non guardi le due facce della medaglia davvero non ti rendi conto, non capisci, che quello in atto è uno scontro che non può essere compreso e gestito per tifoserie, squadrismi e branchi. Bisogna trovare formule di buon senso, bisogna trovare un po’ d’umanità, bisogna smettere di considerare le questioni per pregiudizi e bisogna essere intellettualmente oneste, ché è una cosa che manca, purtroppo, troppo spesso, perché all’onestà intellettuale si preferiscono le ragioni di opportunità politica che ti censurano verità scomode.

Di persone separate ne conosco tante, infine, e conosco madri che si fanno un culo enorme, padri assenti, madri incoscienti che mollano i figli ai nonni e fanno le adolescenti a 40 anni, padri presentissimi che vengono ricacciati indietro manco fossero virus da curare con la pennicellina. Conosco madri disoccupate, padri disoccupati, donne in difficoltà e uomini in difficoltà, madri stronzissime e padri altrettanto stronzi. Il mondo è vario e in quella varietà le cose non stanno sempre come ti piace mostrarle e se qualcun@ tenta di mostrare aspetti che sembrano superflui e inopportuni viene considerat@ quasi alla stessa stregua di un criminale.

Tesore, care, incluso quelle che mi chiamano “traditrice” per le mie nuove consapevolezze, arrivo dritta da una vita tribolata e complessa e non è a me che dovete raccontare cosa sia un abuso, una separazione vissuta e la maternità gestita a fare le capriole per tirare su sostentamento senza dover dipendere da nessuno. Ma il mondo non inizia e finisce dove inizia e finisce il mio o il vostro ombelico. E per fortuna, oserei dire, ché sai che noia a stare costantemente tutto attorno al nostro deretano. Le ferite possono renderti cieca nei confronti delle altre ferite o possono aiutarti a percepirle nettamente, senza mediazioni, perché se hai sofferto, maledizione, e hai acquisito consapevolezza sul fatto che il mondo non è diviso in mostri e sante o in santi e mostri, se non sei ancora lì, egoista, a trastullarti in vittimismi parzialissimi che ti servono a poco se vuoi rialzare la testa per andare avanti, allora quell’altro sangue che ti scorre davanti puoi vederlo ancora più distintamente, puoi sentirlo, quasi ti scorresse dentro le vene a tentare di comunicare con il tuo.

Vabbè. E’ complesso, e non sto qui a darvi lezioni di empatia, perché con gli integralismi, di ogni tipo, ho imparato sulla mia pelle che non ci si può parlare. Ti crocifiggono, ti mandano al rogo, ti demonizzano pur di non vedere contraddetto il dogma. Non sto neppure qui a dirvi che io ho ragione e voi torto. Ognun@ può pensarla come vuole. Ognun@ si viva liberamente la sua fase, ché tanto si cresce tutte e le consapevolezze affiorano, prima o poi, ciascuna in qualunque direzione. Non sono io che limito i ragionamenti altrui. Non sono io che chiamo “criminali” quelli e quelle che non la pensano come me. Non io. No.

Basterà questa introduzione (uffa!) per “giustificare” il fatto che da femminista ho trovato questo film, Gli Equilibristi, davvero intenso e vero, diversamente da altre cose abbastanza pacchiane che avevo visto trattare lo stesso tema? Basterà a farvi digerire queste mie considerazioni senza che le liquidiate come segno dello squilibrio di una femminista che improvvisamente, giacché invece che occuparsi solo di uteri decide di occuparsi anche d’altro, per alcune addirittura sarebbe diventata una “maschilista”? Chissenefrega. Mi sono sempre occupata di ogni genere di persona e se mi interrogo sulle relazioni tra i sessi non posso fare l’infante che si occupa solo del proprio ego e rifiutarmi di vedere l’altro.

Il film parla di persone, una coppia, lui che la tradisce, lei che non riesce a superarla, nessuno dei due ha “colpe”, soffrono entrambi, lui se ne va e trova una stanza in affitto, provvede economicamente ai figli con uno stipendio fisso, finché non ce la fa più, vergognandosi con i figli perché non vuole dirlo, finisce per dormire in macchina, mangia alla mensa della Caritas, infine tenta il suicidio e viene salvato in extremis mentre la ex moglie e la figlia si rendono conto per la prima volta della condizione in cui vive quest’uomo solo, disperato, senza forze. Non ci sono particolari complicazioni e divieti, non c’è un uomo maltrattante, non c’è una donna che rifiuta di fare vedere i figli, non c’è una gara a chi fa peggio. C’è l’ex moglie che si aspetta che lui faccia quel che deve fare, lui che si trova anche un secondo lavoro che però non gli dura tanto, la famiglia che resta nella casa di cui anche lui deve pagare il mutuo, i figli che via via diventano un punto lontano perché non c’è più tempo per restare insieme, i soldi che mancano e l’impossibilità di gestire una relazione con i figli ai quali non puoi dare quello che chiedono, la Caritas, il mondo dei senzatetto dove scopri che nelle città metropolitane esistono uomini separati che non sapevano più dove andare, la casa dei Papà che può fare poco perché non ha alloggi a sufficienza e perché quel che può fare è dare un contributo di pochi euro al mese solo se sei disoccupato.

E se un uomo può deprimersi e andare a fondo senza riuscire a riemergere con facilità al punto da toccare il limite del suicidio in questa condizione quasi “normale”, con una separazione consensuale e un accordo civile tra gli ex coniugi, figuratevi come può essere la sorte di persone coinvolte in separazioni giudiziali che si massacrano di accuse, denunce, dispetti e azioni discutibili.

Quel che emerge ed è essenziale analizzare, a parte che l’aspetto umano che è considerato in queste fasi anche socialmente come marginale, ché tanto se la psiche degli individui va in malora chi se ne frega, salvo poi sorprendersi che la gente si suicida, e poi c’è l’aspetto economico, il welfare, le regole di uno Stato che confermano anche durante le separazioni la divisione di ruoli, lei alla cura e lui al mantenimento, senza che si riesca a ricavare una autonomia nei ruoli genitoriali e nelle faccende economiche, di modo che ciascuno dei due possa vivere vita, affetti e prospettive senza dover dipendere dall’altro. Da chiedersi perché lo Stato deleghi il “pagamento” del lavoro di cura svolto dalla moglie/madre al marito/padre. Oggi lui svolge quei ruoli allo stesso modo o se non lo fa bisognerebbe garantirgli la possibilità di essere genitore e casalingo tanto quanto, se potesse fruire di un congedo parentale a stipendio intero, se potesse scegliere diversamente. Invece non può farlo e lei con figli a carico, si sa, perde lavoro e prospettive, spesso, o le passa la voglia perché non è semplice, o ritiene che a tutto quanto debba pensare lui.

Da ricordare che lui potrebbe con l’affido condiviso gestire i figli per tre giorni a settimana, camparli con il mantenimento diretto, ma non può perché i soldi del mantenimento deve passarli a lei e poi deve spendere di nuovo per i figli quando li ha con se’. E tutto ciò avviene, nella migliore delle ipotesi, se lui può permettersi una nuova casa, se ha un posto in cui può ospitare i figli, e se non sta in un monolocale o in uno sgabuzzino che non gli permettono di esistere e figuriamoci se può lì anche viversi quella relazione.

Una chicca: sapete che il prezzo del mantenimento viene stabilito sulla base del tenore di vita precedente alla separazione? Ma vi pare che una coppia trasformata e interrotta possa permettersi più il vecchio tenore di vita? Vi pare che lui possa garantire la continuità con quel tenore di vita se dovrà restare fuori casa, mangiare e un minimo vestirsi? Lo dicono alcuni padri che tra mantenimento e spese varie a volte ce la fanno solo perché convivono con nuove compagne, le quali, tra l’altro, diventano inevitabilmente terze parti coinvolte in procedimenti legali, con l’ex moglie che chiede anche le loro buste paga per dimostrare che l’ex marito, giacché è sostenuto dalla nuova compagna, potrebbe pagare anche di più. Dopodiché sono le stesse ex mogli che dicono che le nuove compagne sarebbero quelle che rubano i soldi destinati ai figli degli uomini con cui hanno scelto di convivere. Teste sotto la sabbia, bende sugli occhi, persone in difficoltà, evidentemente tutte, che decidono di vedere solo quel che vogliono vedere per trarne il massimo del massimo, tirando la corda a più non posso, in estenuanti gare a prendere dove non c’è più nulla da prendere, mentre gli affetti diventa impossibile gestirli e la civiltà o l’umanità se ne va in malora.

So perfettamente che a fronte di situazioni come queste esistono quelle altre in cui lui si rifiuta di pagare, non gliene frega nulla dei figli o gli interessa fintanto che sono solo il mezzo per continuare a rompere le scatole alla ex moglie. So di padri che non dichiarano quello che guadagnano, per non assumersi la responsabilità di conti che gli spettano, ma so anche di uomini/padri che in questo tempo infame di crisi atroce non ce la fanno proprio più e se anche lavorano in nero per campare guadagnano il giusto e tentano semplicemente di non farsi derubare di respiri, vita, possibilità di costruzione di futuro.

Vi giuro che è molto poco furbo confinare questo complessissimo tema alla parentesi fanatica del “i padri separati sono una lobby” (lobby de che, se a malapena riescono a essere una rete che produce una comunicazione unanime, efficace e autorevolmente rappresentativa) o di “i padri separati sono misogini e criminali” (che è una bella favola generalizzante che potete raccontarvi per evitare di andare a fondo alla questione). I padri separati sono persone, con qualità e difetti come tutti, e io odio che tra compagni, per esempio, ci sia chi vive situazioni problematiche con la propria ex e non può dirlo perché altrimenti ha paura di fottersi anche la propria rete sociale fatta di femministe, compagni sensibili a certe questioni di genere, ché di lui penserebbero “è il solito che odia le donne“.

La verità non sta mai da una parte sola, come per tutte le cose, e sono le visioni stereotipate, superficiali, approssimative e integraliste che producono conflitti sociali e di genere insanabili oltreché diventare alibi che non consentono reali risoluzioni dei problemi. Incluso il tema della violenza che ci/vi sta tanto a cuore.

Comunque sia, semmai vi interessasse approfondire, potete scrivermi (abbattoimuri[at]grrlz.net), raccontarmi, o leggere quello che via via scrivo su questo blog.

Ah, per inciso, questo blog nasce anche perché non era facile/possibile scrivere laicamente anche di questi temi in contesti plurali senza ferire la sensibilità di chi su queste questioni ha maturato una idea differente. Non era facile/possibile far coesistere diversità d’opinione soprattutto perché aree integraliste contro/padri hanno reso la vita impossibile e hanno massacrato la rete sociale di chiunque fosse nel mio raggio d’azione. Mobbizzata io e mobbizzati/e loro. Parlo di gente che ancora oggi va in giro per facebook a diffamarmi, in privato e in pubblico, per isolare me e chiunque mi frequenti. E insomma: una volta la consideravo gente ferita. Oggi la considero semplicemente gente di merda. Punto. Accapo.

Ps: capite quanto è allucinante il fatto che io debba giustificare equidistanza e non allineamento con certe posizioni di parte ché nel mio contesto – femminista – trattare di questo tema in modo laico è diventato motivo di esclusione sociale e politica? Sono anormale io che tento di approfondire e vado a ragionare in modo rispettoso e civile con chi mi può spiegare meglio di che si parla o è un minimo intriso di fanatismo quel pezzo di contesto sedicente femminista che non consente di ragionare di questi temi se non scandendo slogan diffamanti e superficiali? Sono anormale io che parlo con chi rappresenta altri temi di cui so poco e mi interessa approfondire, a partire dal fatto, fondamentale, che c’è rispetto per le reciproche, anche differenti posizioni, o sono completamente fuori di senno le persone che ergono muri (che io abbatto) di separazione tra figure semplicistiche, banali, stereoripate, sante e demoni, vittime e mostri? Anyway, come sopra. Chissenefrega. Io faccio quel che mi va di fare, tanto più che lo faccio gratis. 🙂

Per approfondire:

L’economia mensile di un papà separato

Gli incontri protetti

e sto per finire una ricerca/intervista sulla utilità o sul metodo di impiego della mediazione familiare nei casi di separazione conflittuale.

A presto.

 

Se vuoi, c’è anche:

Leggi anche:

Come risolvere la povertà delle madri

Comunicazione e popolarità (sul web) – ché parlare di madri aderendo a logiche patriarcali procura tanti consensi, pare.

Ikea, le coppie separate e la beffa di una rappresentazione lontana dalla realtà

8 pensieri su “Gli equilibristi: a proposito di genitori separati e integralismi virtuali”

  1. Conosco due coppie separate, che per comodità chiamerò coppia 1 e coppia 2:
    nella coppia 1 lui, bistrattato costantemente dalla moglie, sottoposto a scenate e urla anche in luoghi pubblici, finalmente decide di lasciarla. Hanno un figlio, appena adolescente, cresciuto dalla madre con la smania del meglio, del “non essere meno degli altri”. Lui è un operaio: non può passar loro tanti soldi, e per sua fortuna ha anche una nuova compagna che lo aiuta ad arrivare a fine mese. Lei, pur di non cercare lavoro, si sta facendo mantenere in tutto e per tutto dagli anziani genitori, che si ritrovano a dover accudire una figlia dalla mentalità adolescenziale e un nipote, cui la madre non bada, a cui non è permesso andare dal padre perchè etichettato come “quello stronzo che vi ha lasciati da soli”.
    Nella coppia 2 lei si è ritrovata con una spalla rovinata dall’ex marito, che alza le mani anche sui figli, perchè ancora i processi a suo carico non sono finiti (e del resto, finchè gli appelli vengono rimandati di mesi…), quindi lei è costretta a permettere loro di vederlo.
    Condivido appieno le tue riflessioni, e spero che anche quell* che ti continuano a mettere alla gogna si rendano conto che qualunque estremismo è sempre controproducente.

  2. L’unica cosa sensata da farsi, a mio avviso, è cercare di spegnere l’incendio con atteggiamenti concilianti, comprensivi e rispettosi di ogni posizione e urgenza, purchè reale e onesta (sacrosanta l’utilità sociale di questo blog, gli auguro e mi auguro che abbia una lunga vita, a dispetto dei vari mobbing). Confidando che questo atteggiamento favorisca l’emergere dell’azione delle persone di buona volontà.
    Vorrei tanto potermi sentire concreto nel dare il mio contributo alla lotta contro gli abusi e le violenze contro le donne, ma non posso fare a meno di constatare che quasi sempre chi si mostra più attivo in queste battaglie, chi denuncia questi abusi anche ai massimi livelli (ad esempio alla Camera dei deputati nel discorso d’insediamento), sembra aver completamente rimosso che esiste anche un pesante rovescio della medaglia. Non posso fare a meno di vedere che presso i principali canali mediatici, anche ad opera dei più autorevoli opinionisti, i dati statistici vengono spesso taroccati, si diffondono con disinvoltura gran falsità che fanno affidamento su una (presunta) complicità sociale diffusa nel voler contrastare piaghe reali con slogans demagogici. Non posso fare a meno di guardare con grande sospetto il fatto che i promotori di queste sante battaglie in nome dell’inquanto qualcosa, sono troppo spesso persone che ricoprono ruoli (avvocati in primis, poi psicologi forensi, operatori dei servizi sociali, dei centri cosiddetti “antiviolenza”, politici di certe parti, giornalisti di certe parti) che hanno tutto l’interesse a mantenere alta la conflittualità, l’ingiustizia e la disperazione, sulle quali possono facilmente lucrare.
    Una regola spicciola di buon senso è che chi davvero vuole affrontare una lotta di civiltà per migliorare la società, la prima cosa che deve fare è una bella pulizia in casa propria. Prendere nettamente le distanze da chi è chiaramente bugiardo e fazioso. Invece, da noi vige la regola di accettare volentieri le cattive compagnie se perseguono i tuoi stessi interessi di bottega. E combattere le ragioni della controparte come se fossero sbagliate per il semplice fatto di esistere.

    Uno dei tanti pregi di questo articolo sta nell’avere colto il disagio di chi, come me, proviene da una cultura “di sinistra” e, dopo essersi visto il mondo crollare addosso in seguito alla propria separazione a all’umiliazione perversa che ha dovuto subire il proprio ruolo di padre, deve constatare nel propio ambiente culturale di provenienza una totale sordità di fronte a violazioni palesi dei più elementari concetti di giustizia e di tutela dei più deboli, quando intaccano questioni di conflittualità di genere di segno opposto rispetto alla main stream.
    Un altro, reciproco, disagio, nasce dal fatto che le poche voci che dimostrano una qualche forma di sensibilità e di attenzione verso certi abusi spesso subiti dal genere maschile, vengano da formazioni politicamente di segno opposto. Perchè? Perchè devo riscontrare che gli unici che sembrano accorgersi di certe grosse mostruosità sono soltanto persone con le quali, per il resto, non ho nulla da spartire? Cos’ha di così inconciliabile con la cultura di sinistra il rispetto della persona di sesso maschile?
    Questa miopia non è che il riflesso di tante altre miopie distribuite in tanti settori diversi. Le bellissime parole (a senso unico) di Serra, Gramellini, Littizzetto e tanti altri spesso aiutano poco a cogliere le emergenze che non sono previste nei manuali “di partito”. Sono esercitazioni verbali narcisistiche che piacciono tanto. Ma spesso i veri problemi, quelli sentiti e laceranti, stanno altrove.
    Per tornare alla questione maschile, nella sinistra, l’unico che aveva dato segno di qualche attenzione (seppure limitata e discutibile) verso la questione della bigenitorialità (oltre che di tante altre cose concrete), è stato Renzi. Poi le primarie PD sono andate come sono andate. E, prevedibilissimamente, anche le elezioni politiche sono andate come sono andate.

  3. l’ideale sarebbe che entrambi i genitori avessero un ruolo importante ma non soffocante nella vita dei figli. Purtroppo non sempre può essere così..e i motivi possono essere tanti. ecco appunto. Possono esserci padri separati più o meno stronzi e madri altrettanto, genitori assenti, tutti i casi che hai indicato, e poi padri bravi e splendidi e madri altrettanto. La situazione certo è spesso complessa, si soffre da ambo le parti (per non parlare dei casi in cui ci sono abusi veri) eccetera..però va detto che la legge dice che il mantenimento oppure in altri casi gli alimenti all’ex spettano al coniuge economicamente più ricco,non al marito.se poi nella maggior parte dei casi è lui.non è colpa della legge. E i soldi per i figli bisogna darli in ogni caso.
    I figli rimangono a carico di tutti e due anche da separati..poi è chiaro che se uno dei due perde il lavoro non può dare più niente finchè non ne trova un altro

  4. Guarda sono un divorziato e padre disoccupato da 8 anni, vedo che c’è una donna che dice il giusto io vorrei raccontarti la mia storia ma è molto lunga la vivo dal 1999 sai sono un pò pigro nel scrivere spero di raccontartela in un altro momento sono molto giù di morale e più passa il tempo e peggio è, i servizi sociali se ne fregano di me.
    Mia figlia pretende il mantenimento ma io da oltre un anno non posso più darglielo vorrei qualche aiuto da qualcuno ma non ho i soldi per un legale.
    Dimenticavo complimenti per il tuo Blog continua cosi
    Cordiali saluti se vuoi poi ci sentiamo in seguito
    Michele M.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.