MenoePausa

Compagni, conviventi, poggia-sfighe

– Ho bisogno di parlarti, dice uno che conosco.

– Si certo. Sono qui. Racconta.

– Ho fatto una cazzata, mi sono innamorato. E lei è un’insicura, un po’ bastarda. Mi tratta come una pezza da piedi. Io non so fare questo e non so fare quello. Intanto io faccio tutto e lei non sa neppure svegliarsi la mattina.

– Che ha avuto quella donna? Che le prende? – chiedo.

– E’ infuriata con il mondo. Io non so. Non mi parla. Mi insulta per lo più. L’ho voluta, me la tengo, la sveglio per darle un buon ritmo, l’aiuto a essere puntuale sul lavoro, torna incazzata e poi faccio la spesa. Organizzo la cena e se mi permetto di dirle che vorrebbe passare qualche amico s’infuria e mi minaccia. Quella è anche casa sua, le scoccia condividere lo spazio, non vuole vedere nessuno, e sta male, ma così male che finisco per stare male anch’io.

– Ma proprio non sai che le è successo? – richiedo. E spero che dopo lo sfogo sugli effetti che subisce riesca a prendere distanza e a capirne le ragioni.

– L’altro giorno ha rotto tutto, era infuriata, ha spaccato qualche piatto e s’è messa a sbraitare contro il mondo. Le va male con la vita, la famiglia, il lavoro troppo precario…

– Ma ti ama? Tu la ami? Perché state insieme? – ritento.

– Non la voglio lasciare in quelle condizioni. Vorrei riconquistasse un po’ di serenità ma io non sono più felice. Non ne posso più. E’ da un anno che va avanti già così e non so come aiutarla.

– Ti parla? Tu l’ascolti?

– No. Non mi dice niente. Mi prendo solo rimproveri e provocazioni. Potrebbe fare bene tutto e invece non conclude un cazzo. Non si sente realizzata né valorizzata, sta lì bloccata e vittima delle sue paure e poi se la rifà con me che provo a sopravvivere e ad andare avanti.

– Che gran pazienza. Dunque sai da che deriva.

– Certo che lo so. La sua famiglia. Le sue pene. I suoi traumi. I suoi dolori. Ma ho bisogno di sostegno anch’io e lei mi demolisce. Per lei io sono niente. Sono convinto che se stesse meglio mi manderebbe a fare in culo.

– Ne sei sicuro? Perché credi che lei stia con te?

– Mi vuole bene, certo.

– E allora? Se ti vuole bene pensi che non provi gratitudine nei tuoi confronti?

– Non lo so. Mi tratta troppo male. Una volta stava a piangere e batteva i pugni forte in testa e io tentavo di fermarla perché si faceva del male. Aveva una forza incredibile. M’ha spinto lì sul muro e con lo sguardo accecato di dolore mi ha detto che era già finita. Finita, me l’ho dice sempre. Quando le chiedo se c’è qualcosa che non va per lei è finita. Allora non le chiedo niente per paura che lei pigli e vada via.

– Dunque non vuoi che vada. La vuoi vicino anche così. Cioè. Dici che se stesse meglio se ne andrebbe e dunque non pensi di essere all’altezza di una donna un poco più risolta? Perché ti fai trattare male? Perché non sei mai tu a dirle che è finita?

Si prende un po’ di tempo prima di rispondere e poi m’arriva l’ultimo messaggio:

– lei è una frustrata, un’insoddisfatta e io sono una brava persona. Abbiamo litigato un’altra volta. Lei mi ha detto “finita” e io con calma ho detto “okay”. Non l’ho pregata. Non ho detto niente. Ero davvero convinto che fosse meglio così. Quella notte, dopo tanto tempo, abbiamo fatto l’amore e io ho capito che lei ha paura di ammettere che non riuscirebbe a stare senza di me. Non c’è di peggio che una donna fragile che non vuole ammettere di essere tale.

Già. Non c’è nulla di peggio di una donna che è stata tradita nei suoi affetti e che non vuole più fidarsi e affidarsi.

Comunque, riflettevo, costui è assai migliore di me. Io una così l’avrei già lasciata. Io si. L’avrei lasciata. Perché se ha così tanto da ridire sul suo compagno significa che se l’è scelto come poggia-sfighe fintanto che le sfighe non s’aggiustano. Del tipo che se lei avesse una vita migliore lo mollerebbe. I poggia-sfighe (o le poggia-sfighe) si pigliano e si disprezzano fintanto che si sottovalutano. E se è così questa lei non teme di perdere il suo compagno in assoluto ma ha paura di perderlo adesso che la sua dimensione è intrisa di vittimismo e passività. Se è così, e spero di sbagliarmi, lei è talmente fragile da essere davvero una gran bastarda. E lui è troppo una brava persona per vederla per quello che è. Spalle forti e più autonomia, amico mio, ché non hai di che essere contento di essere dipendente da una situazione così. Proprio no.

NB: Antonella, Meno&Pausa, è un personaggio di pura invenzione. Spin Off di Malafemmina, precaria un po’ più giovane. L’about di Antonella dice che si tratta di una donna precaria post quarantenne e in pre-menopausa. Ha le caldane e cerca ventilatori, anche umani. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.

1 pensiero su “Compagni, conviventi, poggia-sfighe”

  1. Ahia ahia, me l’ho? 😛
    Mi dispiace rovinare così delle riflessioni serie riguardo casi che ritrovo anche tra persone che conosco, ma la natura da grammar-nazi prende il sopravvento 😛

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