Antiautoritarismo, Antisessismo, Comunicazione, Critica femminista

Giudice di nome e Donna di cognome (antiberlusconian tales)

gipdonna

Se qualcun@ mi spiega il senso di questo titolo del Corriere, mi fa un gran favore. Si parla del giudice che deciderà qualcosa in relazione al processo che riguarda, tra gli altri, anche Berlusconi. L’articolo che mi segnala Monica (grazie) non dice nulla che riguardi la giudice. La questione viene sintetizzata esclusivamente sul titolo.

Cosa si vorrebbe dire, dunque? Che una donna in quanto donna produrrà una sentenza parziale, non obiettiva e misurata sul suo essere donna? Che sarebbe una specie di vendicatrice/giustiziera che in nome delle donne prenderà decisioni dettate da un rancoroso istinto di rivalsa di un genere?

Quanto c’é di misogino in questo titolo? Perché diversamente si avvalora anche la tesi secondo cui un giudice uomo, che qui si intende come l’imparzialità fatta persona, sia parziale allo stesso identico modo perché il suo giudizio parte dai testicoli invece che dall’utero. E da lì poi la tesi secondo cui una donna a rappresentare le donne sarebbe meglio di un uomo. Sessismi su sessismi all’infinito.

Davvero la politica italiana e i metodi di opposizione e anche il giornalismo si sono oramai ridotti a questo?

Ma povere donne che per essere giudicate imparziali vengono sollecitate a essere “maschi” ché di maschilità sarebbe fatta la giustezza, l’obiettività, dimenticando l’universalizzazione dei punti di vista soggettivi, la naturalizzazione dei ruoli di genere e la teorizzazione (e ho finito con i termini che finiscono per “zione”) di dogmi tutti basati sull’uno, trino, molteplice, maschile inclusivo, in cui ogni altro genere, incluso la donna, sparisce o si adegua al ruolo marginale che viene ad esso destinato.

Ma poveri uomini che non possono mai mostrare umanità e imperfezioni, ché più che a riflettere di se’ sono chiamati a rappresentare l’universo/mondo, ché per ricentrarsi rispetto alla mascolinità che ciascun@ di essi rappresenta, devono scrollarsi di dosso l’impero e il reame e le presidenze e i generali e i dittatori e tutto il maschile universalmente rappresentativo che in realtà non era maschile ma solo l’insieme di mille teste di cazzo dotate di poteri e armi sufficienti per poter piegare le volontà di ciascuno.

Personalmente non mi occupo di processi e non tifo per le galere in generale ma se un motivo di ricusazione di quel giudice sarà il pregiudizio sul suo essere donna poi non lamentatevi se le donne andranno ad occupare quel tribunale, ché è pratica oramai sdoganata impunemente, anche se ancora mi chiedo quante manganellate avrebbe ricevuto qualunque altro corteo manifestante per la stessa azione, e io potrò solo dire che se non c’è una presa di parola da parte nostra, differente e garantista, fuori dalle logiche giustizialiste in cui l’esser donna viene nominato, di antiberlusconismi a sostegno d’altri partiti, se non siamo noi a parlare, quel che succederà è che in difesa di questa donna scenderanno in piazza uomini, donne, tutori, patriarchi, che ci useranno ancora perché vogliono in galera quell’uomo lì.

Non c’è nulla di peggio che usare le donne per rafforzare pratiche che personalmente non mi somigliano proprio per niente. Come succede sempre: senza la prevenzione non resta che la galera di ripristino della democrazia. Che palle essere usate in questa discussione, questa trappola machista e muscolare, che brandisce corpi di donna offesi contro misoginie e moralismi d’altro genere. Come se l’uno fosse meglio dell’altro. Come se.

Un pensiero riguardo “Giudice di nome e Donna di cognome (antiberlusconian tales)”

  1. il giornalismo italiano sta toccando livelli imbarazzanti, sia nei titoli che nei contenuti, si tratta di pura spazzatura. Leggete qui LA VERITA’:

    “Attualmente le donne presenti in magistratura sono 3788, per una percentuale superiore al 40% del totale, e ben presto costituiranno maggioranza, se continuerà il trend che vede le donne vincitrici di concorso in numero di gran lunga superiore a quello degli uomini. Come è evidente, tale fenomeno è reso possibile dal regime di assunzione per concorso pubblico, tale da escludere qualsiasi forma di discriminazione di genere; esso è inoltre alimentato dalla presenza sempre più marcata delle studentesse nelle facoltà di giurisprudenza. superiore a quello degli uomini.” (G. Luccioli – Centenario A.N.M. – 25 Giugno 2009)
    fonte http://www.donnemagistrato.it/home/Dettaglio/Documenti/intervento%20Luccioli.htm

    Ne segue che la probabilità di incontrare una magistrata sono circa del 50%, a differenza di altri settori professionali!!

    Allora: dato che ci sono parecchi disoccupati preparatissimi, perché i giornali non cominciano a reclutare gente in gamba? io ho impiegato DIECI (10) minuti per documentarmi sull’argomento. E NON SONO GIORNALISTA! (e sono stufo di questa gente)

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