Avrei voluto dirglielo. Che aveva i capelli morti.
Come puoi uscire di casa con i capelli morti? Perchè se non sono morti allora perché hanno il colore della terra avariata? E chi sarebbe il tuo parrucchiere? Ma chi lo sa.
Si presenta questa tizia in negozio e cerca una collezione di bigodini, così lei me la chiama, e invece è una specie di armamentario che serve a rifarsi la pettinatura. Una trousse da capello, con l’arricciatutto che te lo puoi spalmare anche sui peli all’inguine, così per divertirti, se non hai un cazzo da fare e se ti piace presentarla poi scottata ché puoi dire che sei stata a Rio d’inverno. Cose così, insomma.
Mi mostra l’impugnatura dell’attrezzo, lei a me, e dice che me lo vedrebbe bene ad arrostirmi il cuoio capelluto. Le dico che se si avvicina la frantumo e che giammai quella cosa si poserà sulla mia peluria. Ce l’ho già riccia e non mi serve un rinforzante che mi ustioni.
Ma poi, mi chiedo, se quello che ottieni è quel colore da bulbo morto, non sarà perché l’arricciatura bruciacchiata t’ha stufato? O almeno ha stufato il tuo capello. Si sta ribellando, credo. E’ tutto elettrizzato e lo credo bene. Sei bella tu a farti l’elettroshock ogni mattina.
Io? No, grazie. La pena di morte per i miei capelli non la eseguo, semmai qualcuno abbia emesso una sentenza. Che dico? Ti pare intelligente dare i tuoi peli in pasto al boia per farli friggere sulla sedia elettrica? Che t’hanno fatto poi di male?
Lei invece la pensa diversamente. Contempla il boccolo e dice che i bigodini vecchio stile non le venivano così bene e mi sembra la versione anno 2012 della donna anni ’50, con il capello raccolto a fare la casalinga disperata.
Acquista il tutto per la modica cifra di 179 euro, una sciocchezza per chi non bada a spese. Io con quei soldi avrei pagato almeno tre bollette. Un paio di mesi con il riscaldamento a bomba. Un mese di spesa con gli extra.
Ma c’aveva anche l’accessorio con la ceramica, gli ioni, e non so che altro, si giustifica lei. Ché se non gli riconosce qualità extragalattiche non potrebbe assumere la posa della tossica da shopping compulsivo.
“E poi ha anche la borsina per tutte le mie cose per i capelli…”
E certo, cosa vuoi di più dalla vita? Te la sognavi di notte, la borsina.
Qualcuno mi ricordi perché devo essere gentile con ‘ste clienti perché al momento giuro che mi sfugge…
NB: Antonella, Meno&Pausa, è un personaggio di pura invenzione. Spin Off di Malafemmina, precaria un po’ più giovane. L’about di Antonella dice che si tratta di una donna precaria post quarantenne e in pre-menopausa. Ha le caldane e cerca ventilatori, anche umani. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.
Ecco, questa cosa del perdere ore a torturarsi i capelli per poi avere tutte la stessa pettinatura non l’ho mai capita neanche io. Capisco meglio la gioia per la borsina.