MenoePausa

Ho abortito e sto benissimo

Pensavo. A me, a mia figlia, all’aborto che ho scelto di fare.

Ho preso e sono andata al consultorio, anni fa. Mi hanno chiesto perchè. Sono troppo precaria, ho detto, e comunque non voglio un altro figlio, non sono in grado neppure di mantenere quella che ho già.

Mi hanno chiesto come fosse successo. Il contraccettivo ha fallato nell’incrocio con un antibiotico. Così è successo.

Mi hanno messa in lista d’attesa, perché “sa com’è, c’è solo un ospedale che pratica l’interruzione di gravidanza e quindi ci vuole tempo”.

Tempo. L’ho trascorso a vomitare, mi sono sentita quasi morire. Con un partner impreparato all’evento che era d’accordo su tutto ma che esigeva attenzione mentre vomitavo. Cose che capitano quando certi uomini non sono cresciuti a sufficienza.

Poi è arrivato il giorno. Stavamo tutte dentro una saletta e c’era un viscido come anestesista. Mi molestava mentre mi rendeva inoffensiva. Poi l’intervento e al risveglio l’utero che urlava lo spavento. Ha continuato a urlare per un mese, come se un martello pneumatico si divertisse a scavarmi la carne.

Tutto ciò perché le donne devono soffrire e certi medici non vogliono usare metodi meno dolorosi.

Ne avrei fatto volentieri a meno, credetemi, ma mi sono ritrovata a chiedermi se quella che guardavo allo specchio fosse una vita. E parlo di me.

Sono una vita, io? Sono persona? Ho il diritto di scegliere oppure no?

Certo che ce l’ho. Ho il diritto di essere quello che voglio e nessun uomo può scegliere al posto mio, sulla mia pelle, sul mio corpo. Ho il diritto di scegliere, di provare dolore o piacere, di custodire ferite e cicatrici.

Non ho avuto crisi psicologiche prima o dopo. Ero adulta. Il terrorismo psicologico di chi voleva farmi sentire in colpa non funzionava allora e non attacca adesso.

Non avevo dubbi. Non ho dubbi. Mi chiedo perché tutta questa gente che vuole speculare sulle mie scelte non se li faccia da se’ i figli. O non ospiti quelli altrui. Ne arrivano a camionate dai paesi più poveri. Prendeteveli, accoglieteli e fatela finita.

Sì. Che cosa ne potete sapere voi delle fatiche di una donna. Della mia vita. Ma basta. Ma fatela finita.

Ne ho fatta una di figlia ed è precaria come me, anzi, pure peggio. Senza un futuro né speranze. E non mi parlate di carità cristiana ed assistenzialismo, vi prego, perché potrei materializzarmi nelle vostre stanze e sputare forte.

Io voglio un lavoro dignitoso che mi permetta di vivere una esistenza dignitosa. Lo voglio per me. Lo voglio per mia figlia. Non voglio l’elemosina e non voglio dipendere da chi mi dà un pacco di pasta scaduta e poi mi mette a bilancio delle sue opere di bene. Bene un cazzo. E’ male, invece.

Fatemi lavorare e poi datemi assistenza medica e soprattutto smettetela di opporvi all’educazione sessuale nelle scuole e all’uso dei contraccettivi, ché in Italia siamo ancora al livello in cui si fanno le prove di verginità per controllare le figlie. Se vietate preservativi, pillole, contraccettivi d’emergenza, che vi lamentate a fare poi se le donne sono obbligate ad abortire?

Meno&Pausa – Avere la patata e non sentirla – racconta fatti reali di una donna che usa questo pseudonimo per raccontarsi.

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3 pensieri su “Ho abortito e sto benissimo”

  1. “E non mi parlate di carità cristiana ed assistenzialismo, vi prego, perché potrei materializzarmi nelle vostre stanze e sputare forte.”
    ❤ grazie

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