MenoePausa

Lui mi voleva vergine

Telefono erotico. Lui mi voleva vergine.

Ma si, ho più di quarant’anni e faccio che sto vergine anche se ho pure partorito. Lo sai tu come ti si è partorito? E chiedilo alla mamma, cocco mio. Ce l’hai la mamma, si? O s’è sparata un colpo in testa per non sentire le tue banalità?

Vediamo… come mi ti faccio verginella on the phone?

Ho la cuffia tutta incellofanata, per ascoltarti devo usarla come fosse la vagina di una adolescente quando pensa che mettersi dentro un tampone interno vuol dire fare un patto col diavolo.

Senti la mia voce? Ti arriva ovattata come se io fossi dentro l’incubatrice. Si si, quella speciale dove mettono tutte le telefoniste vergini prima che qualcuno ci tronchi l’udito con una telefonata bella decisa.

Sei il primo, certo, il primo utente che mi chiama. Se ti piace sentirtelo dire ti dirò che è così. Avanti dai, instradami in questo percorso scosceso. Dimmi cosa devo fare. Mano di qua, bocca di là, gambe? Dove le metto le gambe?

Voce in toni umani o da oltretomba? Vuoi che dica cose timide tipo “no, non mi dire così che mi fai arrossire… ma si, certo, io sono timidissima… vai avanti tu, virile guerriero della telefonia, e io ti seguo…”?

Lui dice che è uno bravo, ce l’ha nel sangue. Non è mica la prima volta. Ne ha fatte tante, lui, di telefonate porche e può farmi pregustare la meta del piacere perchè poi io gli possa dire che infine mi ha anche aperto un mondo.

Ed è così che mi appropinquo a stendere il lenzuolo insanguinato della mia verginità perduta, sicché lui prende appunti e dice “bene, adesso ti sarà più semplice… vedi che non era poi così spiacevole?”.

E io rispondo: “oh bello mio, se c’hai l’indole da tester dei servizi telefonici e pensi che il tuo inprinting possa esserci utile, grazie tante… ma sappi, e sappilo davvero, che lo stai facendo a spese tue!”.

Così mi piego dalle risate a sentire le storie delle mie colleghe che mi raccontano di come è necessario a volte fare finta che tu sei lì in esclusiva, che quello che avranno certi utenti non l’avrà nessuno mai, che la tua voce in prestito, vibrante ed emozionata, non corrisponde ad uno stupro vario ed eventuale ma ad un sospirone sentito mentre c’è quel gigante d’uomo, orgogliosamente maschio, che mette la mia mano timida sulla patta dei suoi pantaloni.

Poesia a parte, avete mai sentito di una amica che ha detto all’amante di chat che era la sua prima volta? Perchè, mi chiedo, dobbiamo ottemperare al bisogno insicuro di chi non vuol competere con le grandezze, telefoniche, altrui, dicendo una serie di sciocchezze infinite? Perché abbiamo ancora bisogno di apparire “brave ragazze”, “donne serie” mentre ci lasciamo giudicare da chi ci interroga su quanti uomini hai avuto e poi resta in silenzio dopo che dici che saranno un centinaio?

E che ne so quante telefonate, ma tornando alla vita reale, ché queste cose te le chiedono anche ai primi incontri, che ne so io di quanti sono quelli con cui ho fatto sesso? Non è mica come la galera che metto l’asticina sulla mia parete per contare quanti me ne mancano. Non partecipo al guinnes dei primati e insomma no, non sei il primo, e non sarai neppure l’ultimo, e non hai primati di sorta.

T’ho forse chiesto mai, io, se sono stata l’unica, la prima, la seconda, la terzultima? Ché faccio a gara con l’umanità per infiocchettarmi in pole position sul tuo membro? Dammelo e basta e io ti do la mia. Il quando, il dove e il dopo cosa, non importa. E si, lasciami dire una frase fatta, di quelle che se me la dici poi ti sputo, ma seriamente “tu pensi troppo”.

Vergine io? Di pensieri nuovi, purtroppo si. Dimmene uno e ti dirò che è la prima volta che sento cose originali e intelligenti. I miei neuroni ti saranno grati e il mio corpo pure.

E se non basta, non osare mai parlare di me come fossi una carrozzeria usata o quelle cose idiote che dici di solito coi tuoi amici per vantarti della tua conquista prepedofila.

Vuoi la sicurezza dell’unicità? Vai a scavare gallerie per le montagne. Poi, però, non lamentarti se ti arriva sulla testa qualche masso.

NB: Antonella, Meno&Pausa, è un personaggio di pura invenzione. Spin Off di Malafemmina, precaria un po’ più giovane. L’about di Antonella dice che si tratta di una donna precaria post quarantenne e in pre-menopausa. Ha le caldane e cerca ventilatori, anche umani. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.

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