MenoePausa

Domani è (veramente) un altro giorno?

Si si, lo so. Arriva il giorno nuovo e per me sarà sempre la vecchia merda.

Non volevo mica vincere la lotteria, ma almeno darmi qualche opportunità e darne a mia figlia. C’è da scrivere qualcosa per quelle che la sanno lunga tanto quanto me in fatto di precarietà.

Il giorno che viene tu ti sveglierai all’alba per andare a fare un colloquio con prove tecniche di demenza per dimostrare che sei più idiota della media perché se non sei idiota non ti pigliano. Poi farai due conti e vedrai di capire se ti conviene comprare carboidrati a forma di spaghetto e un tozzo di pane che sarà la tua cena con un filo d’olio. Vedrai l’amica che sta nella cacca quanto te e riderete di questa miserabile sorte che v’è toccata e in più c’è lei che ti dirà che ha il problema che ha avuto un bel rapporto a rischio e allora ha perso la serata precedente in giro per ospedali a cercare una pillola del giorno dopo dato che i custodi della vita, finchè non c’è, perchè quando c’è se ne strafottono, l’hanno boicottata tutto il tempo.

Il giorno che viene è esattamente come sarà la settimana dopo, il mese successivo, l’anno a venire, e io farò la stessa ricerca di un lavoro a tempo e festeggerò il mio compleanno mentre qualcuno mi chiamerà al telefono per chiedermi un massaggio inguinale.

Avrò la certezza che far rizzare cazzi virtualmente non è una cosa “temporanea” ma è una delle rare prospettive che io ho alla mia età.

Sarà il giorno in cui vedrò mille speranze morire e imparerò a ridere ancora un po’ di me, perché se non rido non mi resta niente.

Il giorno nuovo avrò stima di me, perchè io ne ho sempre, e mi guarderò allo specchio sapendo che la mia vita è una vita vera, ché quello che posso dire a me stessa non è rubato da un copione qualsiasi, ché io non sono un sottoprodotto di una pubblicità o di una fiction televisiva in cui tutti sono romanticamente belli e perfetti e non hanno un solo problema da risolvere.

Vedrò il mio viso da telefonista erotica e farò le prove tecniche d’orgasmo per meglio soddisfare la mia utenza. Vedrò le mie colleghe cambiare abito, capelli, rossetto, smalto, borsa, scarpe. Ma loro rimarranno sempre uguali perché per quanto tu possa travestirti quella precarietà non la nascondi.

Avrò mille amori o forse nessuno e avrò reazioni composte e sfoghi d’ira. Sarò imperfetta e fragile e non mi pentirò di essere umana, perché la perfezione non è di questo mondo e sicuramente non è roba mia. Sono precaria e sporca, arrivo dritta al punto.

Sarò stronza e mi volterò dall’altra parte quando vedrò qualcuno che mi chiederà l’elemosina, e sarò dispettosa con chi mi starà antipatico e avrò sentimenti egoisti perché pensare a me è una cosa che mi piace. Non sono una missionaria e non ho mai aspirato al paradiso. Sono precaria e non una madonna con l’aureola.

Sarò spettinata, con la mia bocca rossa, la mia lingua rossa, la mia testa rossa, i miei pensieri rossi, e il mio sangue rosso che è quello che mi fa femmina e fottuta, dalla nascita, perché non mi ha lasciato altra possibilità che essere quella che sono. Sarò ancora alla ricerca di ventagli perché sulla mia carne tutto scotta. Sarò disposta a consumare e farmi consumare. Sarò antipatica e un po’ cinica e poi sarò sempre diretta, ché su quello puoi contare.

Tipo, se hai l’esigenza di manifestare dubbi sulla tua femminilità e cerchi consigli per la depilazione ti manderò ‘affanculo invece che dall’estetista. O puoi contare su di me ché ti strappo i peli uno ad uno, con le mani e con i denti. Perché ti voglio sveglia, vigile sulle tue questioni, perché ti voglio disposta a farti scannare per le cose in cui credi perché la vita è uno scannatoio e noi siamo carne da macello che si ribella da mattina a sera.

Il giorno che viene sarà un cazzo di giorno nuovo che mi prenderà ancora tempo e mi ruberà bisogni. Non vorrei arrivasse e vorrei fermare tutto a questo punto, per darmi fiato e poi ricominciare e invece mi tocca continuare senza neppure qualche possibilità di riserva.

E’ il giorno nuovo, sorella, che ti credi. Non è festa. E’ solo un’altra fregatura e quindi abbiamo poco per cui festeggiare.

C’è solo da stare vigili per impedire che un’amica si suicidi perché è disoccupata o che l’amico vada in depressione ché non vuole più saperne di mettere il naso fuori dalla porta. C’è da sostenere l’umanità che conosciamo perché è tempo d’emergenza e così si muore, per indifferenza e solitudine e falsi entusiasmi per fantasie cretine.

Il giorno nuovo non potremo spogliarci delle divise da combattimento perchè la lotta non finisce e noi siamo in battaglia. Per esistere e respirare. Per riuscire a dormire e mangiare.

Facciamo almeno a turno. Per stare di vedetta. Comincio io. Poi però datemi il cambio.

NB: Antonella, Meno&Pausa, è un personaggio di pura invenzione. Spin Off di Malafemmina, precaria un po’ più giovane. L’about di Antonella dice che si tratta di una donna precaria post quarantenne e in pre-menopausa. Ha le caldane e cerca ventilatori, anche umani. Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.

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