Antiautoritarismo, Comunicazione, Pensieri Liberi

Disidentificazione: la politica non è il “partito” e “l’onestà” non è un obiettivo politico!

Vorrebbero farci credere che l’unica maniera di fare politica sia quella. Mi ha quasi commosso Bersani, ieri sera, a Presa Diretta, mentre si emozionava dicendo che per la democrazia “c’è morta tanta gente” e che vuole vedere se Grillo è disponibile a discutere una nuova forma di aggregazione politica. Non verticale, dice lui, perché dietro il segretario ci sono in tanti, e lui è espressione della volontà di tutti e non è arrivato lì per autoinvestitura. Non domina né decide, infatti quel che fa risponde a “logiche di partito”, si chiamano così apposta, e non per questo l’unica alternativa, mai orizzontale, deve essere quella proposta da Berlusconi dove lui decide, lui è il capo, lui è tutto, lui è il popolo e il popolo è lui.

Perché parlo di Berlusconi e non di Grillo? Perché le forme più democratiche di interazione territoriale per il Partito delle Libertà erano i “Circoli della Libertà” della Brambilla. Perché il corpo base del Movimento Cinque Stelle, che lo vogliate o no, è fatto di quell’altra storia che i partiti hanno soffocato, espulso, boicottato. Forme di militanza e attivismo territorialmente riconosciuto, con gente che è andata a fare presìdi, ha raccolto firme, ha fatto politica a partire da comitati in cui tu arrivi, così mi dicono, e vedi quel che c’è da fare e ti metti a lavorare. Caratteristica per entrarci dentro non è quella di averci un bel culo o di avere una attitudine a recepire bene gli ordini del capo. E’ quella di farti turni nei consigli comunali per rompere le palle al sindaco buffone , di fare riunioni su riunioni e poi banchini e chiacchiere con tanta gente per parlare di salute, ambiente, servizi pubblici, beni comuni e precarietà. La precarietà. Avete idea di cosa sia? La gente di partito non lo sa, non lo sa più, perché il partito è un lavoro per certuni, dal fare il segretario di un circolo qualunque fino agli incarichi più alti, le stesse candidature sono il risultato di un lavoro fedele all’interno del partito, fedele al segretario dove nei grossi partiti esistono più fazioni e si contendono seggi e posizioni perché ognuno non vale uno, ognuno non vale semplicemente un cazzo e anzi vale solo quanto il partito decide che deve valere.

Ci sono i congressi, quelli in cui si decidono le posizioni collettive, e poi c’è il gioco della rappresentanza interna, gli scazzi e le sediate, la chiamano dialettica, ma io l’ho vista per quello che è. Camionate di tesserati, possibilmente tutti parenti o conoscenti, che devono sostenere quello o il tal altro segretario e delegato perché deve passare quella posizione e non un’altra. Ci sono mille modi nei partiti per aggirare la democrazia e la partecipazione e quel che si dice sia tanto orizzontale invece resta assolutamente verticale.

Non so se quello che propone Grillo, che è diventato il mostro del momento, può essere plausibile. Quello che so è che negli anni ho fatto militanza e politica, perché è politica pure quella, dentro i movimenti, e soprattutto in quelli che partivano dalla rete, il mondo virtuale, veniva fuori una maggiore spinta alla partecipazione dal basso, perché la rete ti consente trasparenza e la possibilità di partecipare a tutti i processi decisionali, come diversamente non si potrebbe fare in nessun posto. Come non era assolutamente possibile fare all’epoca del fascismo e lì c’è una enorme, ma proprio enorme, diversità.

Ma volendo essere critici e volendo guardare oltre per smarcarsi da questo binarismo pro/contro il partito e tentando di superare anche altre forme per tentare di fare ancora meglio, io ho sperimentato il metodo del consenso, in opposizione al metodo a maggioranza, e a volte fallisce in parte pure quello perché nei gruppi destrutturati può succedere che vi siano reti identitarie rigidissime e forti che prevaricano e che praticano ostruzionismo fino a causare il totale immobilismo di qualunque iniziativa politica. Allora l’alternativa, aperta e bella, è quella che ritrovi quando i mezzi tecnici ti consentono di somigliare un pochino di più, anche se non del tutto, al modello di partecipazione e scambio che vuoi realizzare.

Se prendi le iniziative femministe, per esempio, una cosa brutta è il fatto che per partecipare devi spendere e pagare, non esiste gratuità nella politica, più spesso, e la chiamata alle manifestazioni veniva sempre dall’alto, da un comitato centrale, che decideva tutto quanto e tu dovevi solo partire e andare. E quella decisione che viene dall’alto, e parlo di femministe che troppo hanno a che fare con logiche di partito, inficiano alla fine anche le lotte territoriali perché seguono la “linea” e se il partito a livello nazionale dice che si fa l’alleanza con Fini allora fanno Snoq e invocano Unità fottendosene di tenere fuori i fascismi, di quel che è destra e quel che è sinistra e via col vento, e se fanno Snoq tu devi fare Snoq fino all’ultimo buco di paese di dieci abitanti e solo in poche curano la comunicazione per tutte mentre le altre fanno solo numero.

Solitamente loro se la cavano dicendo che si agisce nell’interesse superiore di qualcuno o di qualcosa. La lotta contro la violenza sulle donne o cose del genere, e così si massacra la partecipazione e la democrazia fingendo che questa cosa vada benissimo a tutti.

Per fare il Feminist Blog Camp noi abbiamo aperto una mailing list, abbiamo aperto un wiki, che è uno strumento di scrittura collettiva, e due anni fa piazzammo lì proposte e nella lista veniva fuori parola dopo parola quel che ci rappresentava tutte. Il programma della iniziativa comprendeva diversi femminismi e nessuno è stato escluso. Bastava tu proponessi qualcosa da fare e mi sono massacrata la vista e i neuroni per incastrare tutto in una griglia che contenesse ogni narrazione delle pratiche militanti esistenti. Non si cercava di soffocare l’eterogeneità nello sforzo di trovare una sola mediata posizione, perché siamo tante e diverse, pur restando dentro principi precisi, ed è così perfino dentro lo stesso collettivo di FaS, cosa che fa irrimediabilmente indispettire molti/e.

Perciò esistono altri femminismi che ci dettano un copione e stabiliscono che noi dobbiamo essere in un solo modo e se vogliamo partecipare alle loro inziative non possiamo farlo con le nostre specificità, in un percorso di riconoscimento reciproco, ma bisogna soccombere sotto l’ala prevaricatrice di queste tizie procacciatrici di voti, perlopiù, per il Pd, di Snoq.

Potrei raccontarvi come hanno tentato di condizionare, servendosene, la vita di altri movimenti e parlo di altri partiti ancora più di sinistra, e insisto nel fatto che la forma partito non è necessariamente la migliore forma di partecipazione possibile.

Un insieme di reti di soggetti, in contatto tramite forum partecipati, soggetti i quali fanno lotte territorialmente e che insieme stabiliscono delle priorità, senza che l’uno condizioni o inficii la vita e le scelte dell’altro, a me sembra una forma più che rispettabile del far politica. Se poi parliamo di espulsioni trovatemi un partito che non le abbia fatte o un movimento che nella pratica non abbia operato ostracismo per isolare qualcheduno e togliergli voce in capitolo su qualunque cosa. Sapete quante volte hanno provato a farlo con me? Sapete quante volte hanno provato a mandarmi in esilio perché stavo sulle scatole a qualcun@ o perché non ero rappresentativa delle istanze di un branco che agiva da squadrista per salvaguardare micropoteri della minchia o della vulva?

Non è una cosa bella, fa cagare, ma succede anche che per sopravvivere e far sopravvivere un progetto devi bannare qualcun@ che rompe il cazzo o le ovaie, prima o poi, perché esistono soggetti distruttivi, che fanno solo polemica, che non hanno alcuna intenzione di ragionare e che vogliono soltanto sfasciare e triturarti le ovaie “dall’interno” e capirete bene che soprattutto se stai facendo quel che stai facendo gratis, perché ti piace tentare di cambiare le cose, avere a che fare con persone che non sanno agire il conflitto se non insultandoti o tentando di sabotare il progetto, che non è neppure solo tuo ma di tutti/e quanti/e, non è una cosa semplice.

Quando è successo che nelle esperienze che io ho avuto qualcun@, per macroscopico personalismo, ha deciso che un determinato progetto dovesse morire, togliendo un punto di riferimento di azione e interazione a centinaia di persone, ha massacrato la vita a chiunque seguendo il principio di muoio io e tutti i filistei, perché non puoi esprimerti senza immaginare, tu, che le cose debbano andare per forza come imponi o, nel caso in cui batti in ritirata perché non sei riuscit@ ad affermare la tua posizione su tutte le altre, non te ne puoi andare e basta e andare a fare la tua esperienza altrove. No. Devi fare finta che esista una modalità democratica che ti consente di insultarmi e di seminare malumore e distruttività mentre tutti/e gli e le altre/i tentano di portare avanti faticosamente sogni e progetti, idee e iniziative.

Parentesi: non sto parlando di conflitti agiti politicamente per differenze di opinioni reali su questioni sostanziali. Che ci si banni a vicenda in quei casi è anche normale perché le differenze se spinte fino all’integralismo religioso non possono coesistere. Io almeno ho molto difficoltà ad averci a che fare e faccio grande autocritica su questo. Ma parlo di dinamiche più spesso personalistiche che non sto qui ad approfondire.

Ci sono le volte in cui perciò per me è assolutamente vitale “bannare” qualcun@, per la tua stessa serenità e sopravvivenza, specie se insiste nella demonizzazione, diffamazione, calunnia, persecuzione, che solitamente è la chiave per una presa di distanza che ti rimette sul mercato e ti rende appetibile per altri soggetti. Ci sono volte in cui è un esercizio autoritario, molto autoritario, perché c’è uno che governa e tutti gli altri sono nessuno. E questo lo capisci quando tutti quanti stanno lì a testa bassa timorosi di essere espulsi pure loro ma ne avrebbero da dire e da ridire.

Ovviamente non sto parlando di questioni personali ma politiche, ché se personalmente (il personal/politico ‘sti cazzi in questo caso, scusate, eh, per la mia sopravvivenza 😀) mi rompi le ovaie te ne vai ‘affanculo, perché io non ho obbligo di cura nei confronti di nessun@. Avere relazioni “personali” non è un obbligo e dunque se ti escludo dalla mia esistenza perché non mi va di sorbirmi i tuoi insulti, quelli che chiami critiche, e le tue paranoie, ho il sacrosanto diritto di farlo.

Ma un movimento è una cosa tanto complessa e discutere di democraticità è un terno al lotto perché ci sono tante ipocrisie e cose non dette ma praticate che impediscono comunque e per davvero di avere una relazione orizzontale.

Finisco: ho già scritto che ci sono movimenti, e la Sicilia ne ha già esperienza, totalmente trasversali di fronte ad una emergenza. Emergenze sentite, di quelle che non puoi prescindere da una lotta in comune perché per alcune persone è una priorità.

Da noi si parlava di mafia, che, perdonatemi, è una cosa un pochino diversa dall’invocare l’unità tra forze di destra e di sinistra, in nome di altre lotte militanti, e dunque si passava perfino sopra la differenza di classe. La mafia sparava e ammazzava tutti, belli e brutti, ché non era una cosa che se ti facevi i cazzi tuoi potevi sopravvivere. Ma no, perché tiravano bombe e poi sparavano per strada colpendo gente ignara e tutto quello che facevano terrorizzava e tuttora serve a controllare la vita di tante persone e ad impoverirle, derubarle di futuro, speranze e prospettive.

Non è affatto vero che in Sicilia non esista un voto di opinione. Esiste e va’ a chi sa dare più speranza. Ché sia buono o no tutto questo l’ho già detto e se la delega può essere una cosa buona per alcuni non lo è sicuramente per me e tante altre persone, però a Palermo ci si infiamma per un buon sindaco e un buon candidato e la gente passa oltre l’età e i titoli purché tu sia una persona perbene, che porti avanti il valore dell’onestà. E arrivo al punto.

L’onestà non è un obiettivo politico ma è solo una precondizione che è determinante per ripristinare regole democratiche, per quelle persone a cui piacciono tanto, e per consentire un confronto che non sia impari. Che la mia opinione valga tanto quella tua e tua e tua e adesso invece non vale niente perché il valore dato all’opinione di ciascun@ deriva da quanti soldi hai, da quanto sai rubare, da quanto sei ammanicato con contesti di merda. Non è soltanto corruzione ma è proprio un sistema di valori totalmente infame che agisce contro ragazzi e ragazze eletti/e in questo nuovo parlamento sottolineando le ingenuità e le prove di presunta ignoranza, dopodiché, sopravvivendo a tanto accanimento, ‘sta enorme rete di precari e di movimentisti di quartiere, territorio, paese, città, provincia, regione, ti svela che sono quelle stesse persone sfuggite ai sindacati dove i precari non sono rappresentati mai, sono i licenziati che hanno organizzato e autogestito la propria lotta, sono quelli che non vogliono morire di cancro ché contro ogni interesse di distruttori, speculatori e criminali, si sono messi a studiare e fare opposizione per salvaguardare i luoghi in cui vivono. C’è tutto questo ma l’onestà è appunto una precondizione, stabilita la quale, poi, bisogna misurarsi sulle differenze, che sicuramente ci sono e che ti porteranno a ritagliarti altre reti di affinità a seconda dei progetti che tu vuoi portare avanti.

Per dire: io che so davvero tanto sulla comunicazione voglio capire come si può comunicare un messaggio che non dia la sensazione di legittimare posizioni di totale inciviltà, perché, per esempio, un immigrato tu puoi accompagnarlo “onestamente” fuori dal recinto dell’Europa ma non per questo tutto ciò è giusto. Onestamente si può lavorare per discriminare  soggetti di ogni tipo che non hanno diritti e cittadinanza tra noi, perché per essere onesti, teoricamente, basta essere legalitari e io ho imparato, proprio perché ho visto e anche vissuto i movimenti antimafia siciliani, che la legalità è una cosa relativa: è legale tutto ciò che il legislatore vuole che lo sia. Basta che fai una legge che legalizza anche la disonestà e diventa immediatamente prova di onestà.

Ci sono Stati in cui onestamente si fanno cose oscene e anche qui da noi se ne fanno tantissime. La Thyssenkrup ha onestamente portato alla morte di operai i cui familiari sono ancora lì a chiedere giustizia, per esempio. Perciò, proprio perché conosco il valore della buona comunicazione, direi che bisogna dire che onestà non coincide sempre con “legalità” perché se io vedo un militare che picchia qualcuno perché la sua divisa dice che “onestamente” lo può fare e mi becco una denuncia per oltraggio a pubblico ufficiale perché lo chiamo “stronzo” o perché tento di difendere quell’altr@, bisogna che mi si spieghi se è più onesto il militare che avrà sicuramente la fedina penale immacolata o sono più onesta io che a quel punto l’avrò ingrigita? Se arriva il militare che va a sfrattare una famiglia che è condannata a stare sotto i ponti, se c’è qualcun@ che si oppone è il militare poi lo arresta è più onesto il militare o chi vi si oppone?

Si potrà fare una distinzione tra reati e reati in questa Italia resistente e dei movimenti di cui il M5S si fa al momento interprete? I compagni e le compagne che v’hanno dato il voto possono rivendicarsi le denunce prese per le lotte che ora voi portate avanti oppure no? Perché è questione di riconoscimento reciproco. A loro io devo qualcosa, e lo diceva Sandrone Dazieri qualche giorno fa e su quel punto io sono molto d’accordo, e gliela dovete pure voi. Perché non sono Il Partito, non sono gerarchia, non sono niente di tutto ciò che si vuole spazzare via (e fatelo, rendete ingovernabile ‘sto stronzissimo mondo!). Sono loro, siete voi, siamo noi. E questa cosa bisogna chiarirla, temo, perché altrimenti tanti gruppi resteranno lì incazzati a cercare ulteriori prove sulla collusione di Grillo e Casaleggio con il capo dei Venusiani e dei Porziani e troveranno collegamenti e pretesti per incriminarvi su ogni angolo dell’universo.

Il falso in bilancio con la resistenza in piazza che c’azzecca? Onestamente parlando.

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