Antisessismo, Comunicazione, Critica femminista

Del “maschio” distruttore e della donna-decrescita

Sembrerebbe scritto dalla Vandana Shiva de noiantri, come direbbe la mia amica Serbilla, non fosse che a firmare questo articolo sono stati due uomini. Leggetelo, vi prego, con particolare attenzione alle parole in neretto. Facciamo un gioco: trova lo stereotipo!

superiore sensibilità e delicatezza delle caratteristiche femminili. 

società basata sulla competizione generata da smanie di stampo tipicamente maschile.

“maschilità di mercato”: essere virili significa essere forti, avere successo, essere capaci, affidabili, dominanti.

– quelli di cui sopra vengono altresì definiti come “quegli avidi bottegai che hanno preso il sopravvento” stabilendo che gli aristocratici abbiano stile e gusti femminei e dunque intuisco che la maschilità per costoro sia caratteristica da plebaglia di quart’ordine.

– maschilità come potere di uomini su altri uomini e su donne che baserebbero le loro relazioni sulla competizione omosociale.

– maschilità che non si identifica con il possesso della terra o con la virtù artigiana e dunque andrebbe difesa dal modello normativo di maschilità aggressiva, competitiva, ansiosa che si realizzerebbe nella competizione di mercato.

– Aggressività, competitività, ansia, caratteristiche della società della crescita economica, di profitti, potere, status. Tutto ciò per chi scrive l’articolo sarebbe uguale a maschilità. Dunque uomo=male.

– la decrescita è donna=bene, perché invece che essere ansiosamente competitiva metterebbe un freno a “queste dimostrazioni di insicurezza tipiche delle nostre società “machiste” dominate da bulli di ogni risma“.

– la decrescita (che è sempre donna), se felice (c’è pure quella infelice?) propone lentezza, rispetto, collaborazione, durata. L’articolo dice proprio così. Dunque le donne sarebbero lente, rispettose, collaboranti, durature. La donna, dice ancora l’articolo, non avrebbe bisogno di dimostrare niente a nessuno, non avrebbe bisogno di “ostentare la propria femminilità“. E qui lo scritto si fa criptico: che diamine vuol dire? E’ grave se una donna la femminilità la ostenta? Ce la deve avere in versione criptata ma la deve mostrare solo a pochi? Tipo che se esce e va al lavoro mette un burqa e in casa sta con lingerie ultrasexy? Poi chiarisce, un pochino: “A meno che, sempre assoggettandosi ai voleri dei “maschi di mercato”, non sia disposta a diventare un modello della bellezza preconfezionata decisa a tavolino dal marketing e dalla pubblicità, se non addirittura un oggetto.” Okay. Dunque abbiamo stabilito che tutte le donne che vanno in giro e al lavoro con una minigonna e un tacco 12 sono oggetti e modelli indotti. Il modello non indotto sarebbe tipo suora o cosa? E ancora leggo di moralismi difficili da interpretare che coniugano l’offesa (sei un oggetto e non un soggetto autodeterminato) alla vittimizzazione (sei vittima del maschio di mercato).

– “La decrescita è quanto di più femminile si possa immaginare, un antidoto alle tensioni competitive, alle eterne frustrazioni di un ideale di superman impossibile da raggiungere, alle ansie da prestazione (in qualunque campo le si vogliano intendere o temere), ancora una volta tipiche dell’uomo occidentale moderno.” Ovvero si assegna alle donne la funzione di psicofarmaco sociale ed economico. Lavoro di cura, tanto per cambiare. Agli uomini si stampa in fronte il bollino del povero stronzo ossessionato dalla propria erezione.

– “Cosa c’è di più bello dell’essere accolti, abbracciati con calore, rassicurati, invece che vivere la propria intera esistenza come una gara di corsa veloce? Cosa c’è di più sensato dello smettere di sfruttare risorse in rapido esaurimento, magari solo per finire la propria esistenza dimostrando a tutti che si sono accumulati “più giocattoli” di quanto abbiano potuto o saputo fare i bambinoni attorno a noi?” e dunque donna-decrescita dovrebbe accogliere, abbracciare con calore, rassicurare, ché è ovvio che ella non sfrutta risorse e di mestiere fa la madre (beddamatri!) di tutto il pianeta. Per fare la donna-decrescita non devi averci una laurea in economia o in cose che studiano il modo di non massacrare l’ambiente. Basterebbe dunque averci un utero ché noi ‘ste cosucce ce le abbiamo innate. Pensate che da piccola, mentre crescevo, io già decrescevo. Giuro!

– Insiste: la donna-decrescita dovrebbe “tenere a freno l’aggressività del maschio dominante” che è arrivato addirittura “a volere sfidare e dominare la natura. Anzi, Madre Natura.” Cioè ‘sta santa femmina per questa gente è un po’ madonna e un poco mistress con la frusta. Immagine suggestiva ma senz’altro non veritiera almeno per quel che mi riguarda. Non mi permetterei mai di “tenere a freno” alcunché a meno che non si tratti di un bambino che pensa di lanciarsi dal secondo piano.

Un uomo istintivo e privo di capacità razionale e una donna che reprime, autoritaria in quanto che si pensa superiore, e dunque tutto può e tutto deve esserle delegato perché lui ha massacrato e lei aggiusterà. Non si confida nell’autocontrollo, la crescita individuale, proprio no. L’umano è immiserito e senza la donna-decrescita potrebbe serenamente suicidarsi, questo è il senso.

Vorrei dire, vi posso togliere un po’ di certezze? Dalle mie parti capita anche che a curare al dettaglio la raccolta differenziata dei rifiuti sia un uomo. A tenere il conto della spesa da fare e a organizzare il risparmio può essere un uomo. A mettere da parte fondi per spese di necessità sarà ancora un uomo. A evitare di competere e primeggiare su qualunque cosa è sempre un uomo. A non interpretare attitudini machiste è lui, insomma, un uomo. Vi posso dire che dalle mie parti ad essere competitive, poco attente alla spesa e intente a primeggiare possono essere donne anche un po’ presuntuose e supponenti ritenendosi magnifiche in tutto, peccato abbiano pochissima umiltà.

Nei luoghi di lavoro ho incontrato donne straordinarie e vipere malefiche che mi hanno massacrato le ovaie e se non fosse stato per la collaborazione con colleghi o datori di lavoro intelligenti certe volte avrei dovuto soccombere a tanta cattiveria, acidità, aggressività diretta e indiretta. Avete una vaga idea di quanto possa essere cattiva una collega che si mette in testa di darti addosso, ossessivamente, anche in modo morboso, perché per un motivo X ce l’ha con te? Avete una vaga idea di quanto possa mobbizzarti, boicottarti e limitarti una presenza di quel tipo? Competitive? Sono delle mirabolanti stronze, certe volte, e lo dico avendo ben presente che per prima cosa non è la competitività di per se’ il Male perché trovo che se una persona si misura in modo corretto per raggiungere un obiettivo va sempre bene. Lo dico anche senza pregiudizio alcuno rispetto al fatto che considero queste donne responsabili per se stesse e mai vittime di modelli maschili. Sono stronze, vittimiste perdipiù, perché sono tali e non perché hanno introiettato modelli maschili.

Non è il “maschile” il male ma eventualmente le modalità attraverso le quali ci si misura nel mondo del lavoro. La precarietà è il Male. Tutto in mano a pochi e tutti gli altri a farsi la guerra, questo è il Male e molte altre cose lo sono, ma attribuire meraviglia ad un solo genere, massacrandone un altro che diventa di per se’ escluso da ogni possibilità di risanamento del pianeta terra, è di un sessismo senza eguali.

Del mondo io mi occupo assieme a qualunque genere di persona, ché sarebbe ora di distinguere per classi le persone, straricche e povere, invece che per generi, perché di queste teorie dell’affidare tutto il bene e la salvezza della terra a chi possiede un utero davvero ne ho abbastanza. Io questa responsabilità non la voglio. Io ho bisogno di aiuto e lui, chiunque sia, ha bisogno della mia collaborazione. Non ho alcuna intenzione di fare da madre alla patria, alla terra, a nessun@ tranne che a mi@ figli@. Considero gli uomini come persone adulte sulle quali poter contare. Non tutti lo sono, individui adulti sui quali puoi contare, ma neppure le donne sono tutte affidabilissime ed eccezionali nella autorganizzazione e nella salvaguardia della propria e della altrui esistenza.

Trovo tra l’altro ci sia molta imprecisione in certe teorie che per affermare il pieno diritto all’emancipazione delle donne (ed è giusto, accidenti se lo è!) non sanno fare altro che polarizzare lo scontro con il nemico per eccellenza anche se quel presunto nemico poi è stato obbligato ad andare a fare guerre per procacciare ricchezze per conto di gente di merda. Non uomini, non donne, non un genere in particolare, ma persone che si sono servite di altre persone imponendo il culto del macho virile che per essere tale doveva ammazzare, rubare, colonizzare e via così.

Quando il mio amico veniva obbligato a fare il militare e veniva umiliato per la sua balbuzie era forse partecipe di quel disastro, asservito a quel modello maschile o era anch’egli vittima di una cultura del cavolo che dai tempi dei tempi tendeva all’accumulo e si serviva di umani per difendere tirannie e sfruttatori? Erano uomini? Erano patriarchi? Sono stati loro a dominare e stabilire regole per tutti? Oggi è ancora così? Direi di no.

Direi che io  e il mio amico oggi lottiamo contro quella stessa cultura che ha massacrato entrambi e di separarci nelle lotte e nel risanamento del pianeta non abbiamo voglia. Ho bisogno di lui per farcela e lui ha bisogno di me. Insieme. Perciò certe teorie stereotipate, per cui il “maschio” sia quello che sporca, rutta, scorreggia mentre io donna ho da passare la cera e ho da raccogliere briciole per la salvaguardia del pianeta, sono totalmente fuori tempo e reiterare la convinzione che sia l’uomo il male invece che le regole di mercato, i ricchi e le ricche in quanto tali, è funzionale al capitalismo e ci distrae dal considerare che il vero nemico non è “l’uomo” ma colui o colei che a prescindere dal genere di appartenenza domina l’economia di tutto il mondo.

Vorrei comunque capire: se una trans è dedita al risparmio, si occupa di raccolta differenziata, pulisce e tiene in ordine il suo pezzo di terra, è da accreditarsi al fatto che assume positività nell’essere diventata donna o cosa?

4 pensieri riguardo “Del “maschio” distruttore e della donna-decrescita”

  1. ho detto ciò che avevo da dire in calce all’articolo linkato, posso solo ribadire che uomini e donne sono pari intellettualmente e moralmente nel bene come nel male

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.