Antisessismo, Comunicazione, Critica femminista

Lui, lei e l’uomo/bambino cacciatore

uomocacciatore

Pubblicità del Salame Cacciatore [Video]. La mamma affetta il salame, il papà ne prende un pezzetto, il bambino ne ruba due fette, la bimba gli si avvicina, lo seduce e lui non può fare a meno che offrigliene una, la fetta, di salame. Voce in sottofondo che dice “L’uomo è cacciatore”, come dire che non c’è altra possibilità che quella.

L’uomo, riferito ad un bambino, condannato a interpretare uno stereotipo machista che potrebbe andare bene a suo nonno. I ruoli femminili che sono inevitabilmente quello della mamma/moglie o della richiedente fetta di salame ché altrimenti, senza la concessione, non si nutrirebbe mai. Doppi sensi involontari. La malizia sta negli occhi di chi guarda. Si.

Nessun giudizio lapidario. Non indignatevi. Pensate a capire quali sono le risposte controculturali per costruire alternative. Nessuna richiesta di censura, badate, non è una pratica che condivido quella di andare a chiedere a enti e commissioni superiori di censurare alcunché in nome del rispetto della dignità delle donne. E qui oltretutto non c’entra né la dignità e neppure le donne.

E’ uno spot tutto da decostruire che massacra tutti i generi incastrandoli in ruoli etero-normativi fin dalla nascita. Lui ha da fare il macho cacciatore e lei quella che conquista con qualche battito di ciglia le fette di salame. Diversamente il bimbo non può dire di no e mangiarsi il salume, e lo dico da vegetariana senza inoltrarmi nella faccenda della imposizione indotta e alimentare di quel tipo, e la bambina non può andare a procurarsi o guadagnarsi cibo senza dipendere da lui. Attivo e passiva, questi i ruoli. Lui porta nutrimento e lei seduttiva che se lo pappa.

Poi ditemi se i ruoli di genere non sono il risultato di una imposizione culturale. L’indottrinamento nasce anche da questo genere di spot.

11 pensieri su “Lui, lei e l’uomo/bambino cacciatore”

  1. Avevo notato anche io questa pubblicità. Un po’ mi sono indignata sinceramente… ma come scrivi tu non c’entrano le donne, è la rappresentazione di uno stereotipo trito e ritrito che dovrebbe farci sorridere… ma a me fa solo tristezza.

  2. Oggi viene commesso troppo spesso l’errore di pensare che la pubblicità è solo una pubblicità, ma in una società dove la scuola non educa più e la famiglia non ha tempo per farlo, molte idee si sviluppano guardando la tv. Non per niente, la prima definizione di marketing è che esso “E’ L’ARCHITETTO DELLA SOCIETA'”. La prima volta che l’ho letto mi sono venuti i brividi, e poi mi sono chiesta come sia possibile che vengano insegnate certe cose all’università, come se fosse normale che una pubblicità decida i bisogni, le priorità e il modo di pensare della società. Forse sono paranoica…

  3. Questa è la pubblicità, bellezza.
    Adagiarsi sugli stereotipi (l’uomo è cacciatore) e fare il possibile affinchè questi stereotipi affondino sempre più le proprie radici non è che la sua stessa ragione di esistere.
    Sarebbe bello se ce ne fosse molta meno, ma questo è il mondo nel quale ci troviamo.

  4. Non abbiamo la tv e quando leggo di queste descrizioni non posso che esserne felice. I miei figli sono cacciatore/trice seduttore/trice quando più li aggrada esserlo. E sanno come procurarsi il cibo! 😉

  5. trovo lo spot molto ironico, e sinceramente non vedo nessuna stereotipazione, sono solo due bambini di 5 anni che si scambiano una merenda, in questo caso è una fetta di salame ma potrebbe essere una merendina qualsiasi. resto allibito e scorcentato nel leggere i commenti che mi hanno preceduto anche perchè purtroppo al di là della sterilità di alcune affermazioni mi sembra che ci sia l’intento del tutto forzato di voler attribuire un significato allo spot che in realtà non ha.

  6. Ma come si fa ad essere così ciechi? Inquietante… (mi riferisco a chi scrive che è “solo” pubblicità e che “non ha un significato”…)

  7. In una societa’ dove vige la liberta’ di coscienza i ruoli di preda e cacciatore sono legittimi per quegli uomini e donne che li apprezzano e criticabili per chi non vuole giustamente sottostarvi: e’ l’uso dei bambini ed in particolare l’uso dei bambini che guarderanno la pubblicita’ che e’ da condannare, perche’ e’ un sotterfugio per saltare la coscienza critica dei consumatori adulti e consapevoli

  8. Non voglio difendere chi minimizza la pubblicità (che dovrebbe avere più senso critico riguardo alla nostra comunicazione) ma gli spot per attecchire in 30 secondi hanno bisogno di avere basi solide che sono gli stereotipi. Quindi non sono le pubblicità che creano stereotipi ma al massimo rafforzano quelli già esistenti.
    Detta questa ovvietà (che però non sembra arrivare a diversi commenti di sopra) possiamo parlare di quanto questo stereotipo (e tutti in generale) non possa corrispondere alla realtà.. e come il rafforzamento tramite spot, film e programmi televisivi non aiuti ad aprire la mente di molte persone (anche molte donne) che ancora si rispecchiano in questi ruoli da caverna.
    Che fare?

  9. Appartiene alla specie”culi e tette vendono sempre”!Se fosse solo pubblicità,non ne sono sicura…Esiste il fenomeno dei messaggi nascosti in video rock,pubblicità occulta nei film.La nostra mente registra tutto,a lungo andare diventa parte della nostra morale.

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